centochiodi
Incontro con Ermanno Olmi
a cura di Emanuele Rauco
Atmosfera
particolare quella che si respirava venerdì 23 marzo al Cinema
Quattro Fontane di Roma, dopo la proiezione di "centochiodi"
nuova e, a quanto pare, ultima fatica del grande maestro bergamasco
Ermanno Olmi. Attesissimo, visti gli argomenti messi in campo, il maestro
ha dato sfogo a tutta la sua passione e lucidità intellettuale
ed ha trasformato un incontro stampa come molti in una sorta di appassionante
seminario.
Nel
suo film, è la cultura o la religione ad essere messa in discussione?
A volte è più religione una cultura cui decidiamo di sottometterci.
Ci sono molte religioni materiali che credono di portare cultura e civiltà
nel mondo, ma queste dottrine non considerano mai la differenza tra
educazione e disciplina: la disciplina è il ferreo rispetto delle
regole, l'educazione è il ferreo rispetto per gli altri.
Il
film è durissimo con la Chiesa, specie nella figura del Monsignore:
come possiamo leggere, perciò, la figura di questa specie di
Cristo?
Ogni volta
che un dogma sovrasta l'uomo, questi necessita di una rivolta. Cristo
come uomo ribalta tutti i dogmi, per questo chiunque viva come Cristo,
è Cristo! Il miracolo dell'acqua e del vino dimostra che il vero
segreto di quel miracolo è la compagnia: è insieme agli
altri che l'acqua diventa vino.
Cos'è
la follia? L'unico viatico per la salvezza?
L'atto di follia, quello che serve per liberarsi dalle regole, dalla
schiavitù del profitto, è solamente la testimonianza di
un gesto sincero, come i ragazzi che vanno ad attaccare i propri lucchetti
al Ponte Milvio: è il gesto liberatorio di un amore che non vuole
vincoli imposti, nonostante negli ultimi giorni, questo gesto sia stato
ingiustamente banalizzato.
Il
professore dice, verso la fine, che sarà Dio a dover rendere
conto dei propri peccati all'umanità: condivide questa affermazione?
Il Dio di
cui parlo nel film è quello nel nome del quale si sono commessi
delitti e atrocità belliche, è la maschera dell'umanità,
come evidenzia la situazione mondiale al momento. Ognuno di noi sente
di aver bisogno di un aiuto superiore, che ci parla e ci interroga,
che - soprattutto - non ci comanda mai. Ogni volta che non siamo leali
con chi amiamo, la persona e quindi Dio, c'interrogano. E' la sincerità
la chiave di Dio, quella che fa interrogare noi stessi nei momenti estremi.
Nel
film si parla di nuovo povertà, di gente semplice e del Po...
Bisogna riscoprire l'essenziale, il calore dei momenti lieti e cordiali,
il ritorno ad una vita economicamente ed ecologicamente sostenibile.
Per correggere la malsanità delle nostre vite. Crescere nel mondo
rurale che racconto mi ha lasciato molto e mi ha aiutato a regolarmi
negli eccessi, ma non deve mai diventare una nuova religione, quanto
una scelta libera.
Per
quale motivo questo sarà il suo ultimo film di finzione, per
tornare d'ora in poi ai documentari?
Anche Tolstoj smise di scrivere romanzi, ed io voglio smettere di raccontare
storie di finzione, anche perché il cinema è questione
economica, tra l'altro. Ed in questo momento, per uscire dai meccanismi
di finanziamenti - che comunque non mi sono mai mancati - che ho voglia
di realtà, del sentimento della realtà, di strada e mondo.
I progetti sono uno su "Terra Madre", una comunità
agricola moderna, ed un altro sulla trasformazione del complesso Falk
di Sesto San Giovanni, vicino Milano. E poi ho il progetto di un film
sulla gioia...
Il
Leitmotiv del film ("Non ti scordar di me") è
quello della memoria, come i libri, pietra dello scandalo: e i film?
Non sempre i ricordi meritano di essere ricordati, così come
non tutti i libri meritano di essere letti. Quello contro cui il professore
si scaglia è l'arroganza dell'accademismo, dalla cui ribellione
sono nati i più grandi geni.
Il
film parla dell'eliminazione dell'autorità e della religione:
ma l'uomo, così, può salvarsi?
Le religioni portano il mondo verso il baratro, perché non sono
più (se lo sono mai state) modi per regolare il pensiero: ogni
rivoluzione, storicamente, è diventata una religione. Solo Cristo
è riuscito a sradicare questo modo di pensare, peccato che poi
ci abbia pensato il cattolicesimo a rovinare tutto.
Se
il tuo film venisse presentato a Cannes, sarebbe contento?
Io sono libero di fare i film come voglio e i produttori di promuoverli
come credono. Non amo i Festival, vista anche la mia età, ma
all'estero è meglio perché capendo poco si creano situazioni
buffe.
Per
concludere, la domanda che di solito si fa per prima: cosa l'ha spinta
a fare questo film?
Proprio perché era il mio congedo da un certo tipo di cinema,
volevo che fosse un congedo lieto, sereno, sebbene serio, pieno della
voglia di un compagno di strada come Gesù.
Percorsi tematici
centochiodi
- di Ermanno Olmi; con Raz Degan.
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