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Luciana Morelli, 23 Luglio 2004: Claustrofobico |
Medusa,
27 Agosto 2004
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Two
Sisters
di Kim Jee-woon
La
prima impressione che si ha appena usciti dalla sala, anzi già
durante i titoli di coda, è quella di aver capito ben poco su
chi sia e se davvero ci sia un colpevole nella triste storia di "Two
Sisters". Tutto quello che avevamo assimilato fino a quel momento
ci fa sentire infatti come fossimo finiti in una trappola, vittime di
un malinconico gioco in cui il regista ha voluto trascinarci. Il tutto
si conclude, si fa per dire, con la cognizione del fatto che ogni singolo
dettaglio della storia sia necessariamente da rielaborare sotto altri
aspetti.
Dopo
un periodo di malattia Su-mi e Su-yeon tornano nella casa in cui vivevano
felicemente con i loro genitori prima della tragica morte della madre.
Dalla loro espressione, però, le due sorelline non sembrano affatto
contente di questo ritorno, come se per loro la casa racchiudesse qualcosa
di sinistro e vi aleggiasse intorno la presenza maligna di un tragico
passato non troppo lontano. Ad aspettarle c'è la loro matrigna,
la bellissima Eun-joo, che riserva loro un'inquietante accoglienza mentre
le ragazzine mostrano subito nei suoi confronti un'ostilità apparentemente
fuori dal normale. Da questo momento qualcosa cambia e di notte le ragazzine
iniziano ad avvertire strani rumori e disturbanti presenze nella loro
stanza. Ma mentre Su-mi - che tra le due è la più forte
- è convinta che il tutto sia uno spregevole stratagemma della
matrigna per mandarle via, il padre appare sempre più disperato
ed incapace di reagire alle lamentele delle figlie, sprofondando ogni
giorno di più nella sua depressione. Solo lui ha ben chiara la
verità, e soltanto alla fine della storia, quando non sembra
esserci altra soluzione, arriverà in suo aiuto la sola persona
in grado di riportare ogni cosa al suo posto. L'ultima persona che le
due ragazzine si aspetterebbero di veder entrare dalla porta costringerà
tutti ad accettare definitivamente la triste realtà...
"Two
Sisters" è un film che invita lo spettatore alla riflessione,
all'esercizio mentale di dimenticare quanto visto fino a quel momento
e riconsiderarlo interamente, scrollandosi di dosso tutti i punti fermi
che sembravano aver retto perfettamente l'impianto narrativo. Un film
che se da una parte trascina e intriga lo spettatore ignaro che cerca
in tutti i modi di trovare una spiegazione logica a quel che accade,
tuttavia stenta a coinvolgerlo nelle vicende personali dei protagonisti,
che rimangono avvolti a lungo nella loro pressoché indecifrabile
personalità (cosa che non è per forza un difetto), tormentati
da un oscuro passato che solo nelle sequenze finali riesce ad assumere
un'identità ben precisa e a chiarire perfettamente tutti i ruoli.
Le
immagini ci lasciano in balìa di sequenze e di una fotografia
di grande impatto emotivo, senza risparmiarci né i colpi di scena
che fanno sobbalzare dalla poltrona - tipici dei film dell'orrore -
né la drammaticità di situazioni di estremo malessere
psichico in cui sembrano piombare a turno i personaggi. Un film che
non ci aiuta in nessun modo ad uscire dal labirinto delle incongruenze
di cui è tempestato un racconto pieno di improvvisi salti nel
passato, né ad intuire in alcun modo quale sia davvero il presente
che i protagonisti stanno vivendo. La malattia o la semplice disperazione
distrugge e divora l'anima di ognuno, talvolta fino a frammentare la
realtà come fosse un puzzle che nessuno vuole o che nessuno è
in grado di ricomporre.
Per
tutti quelli che pensano che il cinema horror non abbia più speranza
e che non ci siano in circolazione registi in grado di incantare e terrorizzare
unicamente con la farina del proprio sacco, ecco che dalla Corea arriva
questo affascinante "Two Sisters", creazione registica dell'elegante
mano di Kim Ji-woon, la cui sceneggiatura è stata da lui stesso
adattata a partire dal famoso romanzo popolare coreano "Janghwa
& Hongryeon", che però non ha la ben che minima traccia
di tutta la suspense e di tutto l'orrore che questa pellicola
è stata in grado di regalarci. Un viaggio nei meandri della psicolabilità
e delle ansie di persone fragili, paure che si amplificano con la solitudine
e che spesso si trasformano in malvagità e fobie che hanno conseguenze
dilanianti anche sulla vita di chi sta loro intorno.
Soffocante
nella sua perfezione scenica, il film si avvale di inquadrature limpide
e asfissianti soggettive stile Kubrick da cui è difficile non
lasciarsi ammaliare e degli accesi colori tipici orientali che conferiscono
sempre una certa insofferenza alle scene girate in interno. Tra tutti
spicca un rosso intenso e corposo che si contrappone all'ostilità
nascosta delle zone d'ombra dei meandri della casa ed alla freddezza
delle luci verdi e bianche che - soprattutto nelle fasi iniziali e finali
- sembrano portare come un momento di distensione. Arredamento d'altri
tempi e carte da parati che assomigliano a pagine di una lettera d'amore
fanno da sfondo ad una storia semplicissima, che grazie alla sapiente
mano del regista diviene un piacevolissimo - e volutamente lento - percorso
ad ostacoli che conduce all'uscita.
Incredibilmente
dettagliato, il film scorre ingannevole e capriccioso, sfuggendo ad
una qualsiasi previsione. Gli elementi narrativi sostanziali sono ridotti
al minimo indispensabile, volutamente o meno non lo sapremo mai, in
modo da riuscire a dare risalto quasi unicamente ai personaggi, alle
loro frustrazioni e al modo di manifestarle nei confronti altrui. Uno
stile impeccabile dunque, difficile da imitare e talvolta da comprendere,
che farà di questa straordinaria pellicola orientale uno dei
prossimi bersagli della fabbrica del remake hollywoodiano. Il
paragone e la vicinanza di "Two Sisters" con famose pellicole
americane di grande successo ed effetto sarebbe, oltre che troppo facile,
un indizio che vi rovinerebbe sicuramente la visione... sarebbe proprio
un peccato.
Titolo:
Two Sisters (Janghwa, Hongriyeon)
Regia:
Kim Jee-woon
Sceneggiatura:
Kim Jee-woon
Fotografia:
Lee Mo-gae
Interpreti:
Im Soo-jung, Yeom Jeong-a, Moon Geun-yeong, Kim Kap-su,
Nazionalità:
Corea del Sud, 2003
Durata:
1h. 55'
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