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Alberto Cassani, 16 Ottobre 1998: Inconsistente |
Buena
Vista, 2 Ottobre 1998
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Sei
giorni Sette notti
di Ivan Reitman
"Se
esiste una legge del west è che i bastardi hanno dei fratelli,
che sembrano vivere a cavallo! Ma improvvisamente era là: il
mio adorato Jesse. Era il solo uomo di cui mi fidassi; per me il solo
uomo al mondo. Il mio cuore martellava mentre lo guardavo avvicinarsi.
Sentivo incontenibile il desiderio di sentire il suo caldo contatto.
Nell’istante in cui le sue labbra toccarono le mie io seppi che niente
ci avrebbe mai più separati. Io seppi, allora, che avremmo trascorso
il resto delle nostre vite insieme. Per sempre."
Kathleen Turner - “All’inseguimento della
pietra verde”, 1984.
La
maggior parte delle critiche negative ricevute da questo film da parte
della stampa statunitense riguardavano l’eccessiva differenza d’età
tra i due protagonisti, cosa che sembra molto di moda in quel di Hollywood.
A parte il fatto che gli stessi che hanno crocifisso “Sei giorni e sette
notti” per questo motivo hanno poi innalzato “Benvenuta in Paradiso”
sull’altare perché “era ora di affrontare un tema del genere”
(la storia d’amore tra un venticinquenne ed una quarantenne), è
un vero peccato che tutti si siano soffermati su questo particolare,
perché questo film si presta a ben altre critiche. Tutte negative.
Lo squallore della trama, la piattezza dei dialoghi, l’inefficacia dei
protagonisti...
Il
regista Ivan Reitman aveva dimostrato in passato di saperci fare con
la commedia brillante, alternando però belle cose (“Ghostbusters”,
“I gemelli” De Vito e Schwarzenegger, “Dave, presidente per un giorno”)
a film non del tutto riusciti (“Fermati, o mamma spara”, “Un poliziotto
alle elementari”). Qui ha semplicemente mancato il bersaglio, aiutato
anche da un pessimo direttore della fotografia, incapace di girare un
controluce in cui si veda qualcosa. Come ho detto, comunque, le critiche
che si possono fare a questo film sono molteplici. La trama di per sé
potrebbe anche essere sopportabile se fosse sviluppata in maniera decente
e sorretta da dialoghi plausibili, ma gli spunti da commedia pura non
sono mai divertenti (beh, forse un paio di volte) e le scene drammatiche
non riescono a colpire lo spettatore neanche di rimbalzo. Cavolo, tutto
il film non riesce a colpire lo spettatore neanche di striscio. O forse
lo colpisce, a padellate in testa...
Il
cast di gran richiamo stavolta non aiuta. Anzi, nuoce gravemente alla
salute. Non perché sia di gran richiamo, ma perché gli
attori sono semplicemente sbagliati. Harrison Ford poteva andare in
una commedia come “Sabrina” perché la parte gli si addiceva (andava
bene persino ad Humphrey Bogart...), ma già in “Una donna in
carriera” sembrava la persona sbagliata per quel ruolo. Qui è
assolutamente non credibile nella parte dello scarrozzato pilota senza
un soldo (guardate la scena dell’ubriaco e poi ditemi voi). Anne Heche,
la “rising star” dell’anno (poi non venitemi a dire che la sua relazione
con Ellen DeGeneres non è stata un colpo pubblicitario),
sembra fuori luogo all’inizio del film, quando il suo personaggio si
trova nel suo ambiente naturale, e sembra poco convinta quando si sposta
ad Haiti. David Schwimmer, uno dei “Friends”, non ha molto da fare,
ma quel poco pensa bene di farlo male. Complimenti a tutti e tre!
Tra
tutte queste critiche mi sono dimenticato di raccontare la trama: una
editrice di moda va in vacanza ad Haiti col suo fidanzato (durata del
soggiorno: sei giorni e sette notti) ma durante il primo giorno viene
richiamata dal suo boss su un’altra isola per una sessione fotografica
d’emergenza (con Vendela ed Evander Holyfield!). Lasciato il fidanzato
al palo, l’aereo su cui viaggia si ritrova nel mezzo di una tempesta
ed è costretto ad un atterraggio di fortuna. E va beh, fin qui
può anche andare, ma tutte le disavventure che lei ed il pilota
affrontano su quest’isola (mancanza di cibo e di acqua, incontro con
dei pirati...) sono orribili, nel senso di non divertenti. Spesso mi
è sembrato di trovarmi davanti ad una brutta copia di “All’inseguimento
della pietra verde”, per nulla divertente e senza Kathleen Turner da
giovane. Anzi, i dialoghi sembrano scritti proprio da Joan Wilder, la
cui prosa potete ammirare nella citazione iniziale. E per di più
Michael Douglas era una migliore parodia di Indiana Jones di quella
fatta qui dal vero Indiana Jones! Unica cosa positiva in tutto
il pacco: la musica di Randy Edelman, veramente valida.
La
mia vita è troppo semplice...
Titolo:
Sei giorni Sette notti (Six
Days Seven Nights)
Regia:
Ivan Reitman
Sceneggiatura:
Michael Browning
Fotografia:
Michael Chapman
Interpreti:
Harrison Ford, Anne Heche,
David Schwimmer, Temuera Morrison, Jacqueline Obradors, Allison Janney,
Douglas Weston, Cliff Curtis, Danny Trejo, Long Nguyen, Ben Bode, Derek
Basco, Amy Sedaris, Jake Feagai, John Koyama, Jen
Sung Outerbridge, Michael Chapman, Kalani Flores, Ping Wu, Greg Gorman,
Hoyt Richards, Odile Corso, Cynthia Langbridge
Nazionalità:
USA, 1998
Durata:
1h. 35'
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