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Gabriele
Marcello, 26 Ottobre 2008: Intoccabile |
Inedito
in Italia
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8
di Aa.Vv.
Non
capita mai di iniziare a parlare di un film partendo da una riflessione
d'attualità e, se vogliamo, di costume: lo stato di salute del
cinema italiano. Tra chi afferma che ci siano grandissimi e importanti
autori - attendiamo i nomi e soprattutto le vere critiche - e che ci
siano capolavori degni di parlare di 'rinascita', si rimane di sasso
quando ad una manifestazione come quella del Festival del Film di Roma
si assiste ad un'opera come "8". Non è l'argomento
o gli argomenti che puntellano l'operazione (furba e spacciata ma intoccabile),
né l'urgenza delle problematiche mondiali che rendono questo
patchwork di frammenti degno di nota e quindi di una visione.
In un universo nazional-popolare che tenta di trovare altre teste da
incoronare dopo Sorrentino e Garrone, ma senza alcun risultato tangibile
e raccogliendo gli sberleffi degli addetti ai lavori e le spallucce
del pubblico - che diserta le sale perché se un film è
brutto, è brutto a prescindere dall'effige della bandiera tricolore
- s'insinua l'ombra geniale di una grande cineasta per dimostrare come
il vero cinema si possa fare anche solo con un frammento di 10 minuti:
Jane Campion.
Il
film propone otto storie sulle emergenze mondiali: fame, istruzione,
emancipazione femminile, mortalità infantile, la salute materna,
l'AIDS, l'ambiente e lo sviluppo globale. Adberrahmane Sissako, Gael
Garcia Bernal, Mira Nair, Gus Van Sant, Jan Kounen, Gaspar Noé,
Jane Campion e Wim Wenders sono i registi d'eccezione riuniti per raccontare
rappresentare queste spinose tematiche. Al di là dell'aurea reverenziale
che la nobiltà dell'opera possiede e, quindi, l'impossibilità
di un attacco artistico che si abbatte sul critico desideroso di analizzare
e far emergere quello che non va in questi otto segmenti, non si può
non rimanere incantati di fronte al lavoro della sempre più geniale
Campion. Non bisogna essere dei laureati in cinematografia per capire
come i dieci minuti girati dalla regista australiana siano i più
potenti e importanti dei 105 dell'opera. Con l'occhio antropologico,
che ha contraddistinto la sua opera dai tempi di "Lezioni
di Piano" fino a "In the Cut", la Campion segue le
vicende di due bambine nell'aridità di una zona dell'Australia
non utilizzando lo stringato e a volte fastidioso percorso a tesi, ma
sforzandosi di rendere il messaggio non quadro bensì cornice
di un racconto molto più profondo e complesso, che da solo vale
tutta la visione di un film altrimenti utile per la divulgazione ma
non per l'emozione.
La
natura, l'infanzia turbata, il rapporto della femminilità con
l'altro da sé e il desiderio della conoscenza sono gli stilemi
tipici della regista che emergono in forma prepotente nel raccontare
il problema della siccità attraverso la delicata 'perdita dell'innocenza'
da parte di una bambina che si vede privata dei suoi 'tesori': due cavalli
abbattuti per denutrizione. L'aridità non è mostrata dalla
terra priva di acqua ma dall'atteggiamento poco risolutivo degli adulti
che non riescono ad aiutare i bambini ad approcciarsi alla realtà
della vita. Sola e munita delle sue lacrime, la giovane protagonista
si unisce a tutti gli altri ragazzini della zona in una sorta di rito
per generare la pioggia. Immagini che catturano e profonda delicatezza
di sguardo rendono il frammento un piccolo capolavoro dove svetta, bellissimo,
un omaggio a "Il settimo sigillo" di Ingmar Bergman (la salita
dei ragazzini sulla collina riprende la danza della morte del maestro
svedese).
Il
resto di "8" è un onesto lavoro di supporto, forse
stucchevole, ma pur sempre degno di nota. Se Mira Nair cattura le tensioni
di un tipico interno multietnico borghese di New York con una confezione
patinata e accattivante, Gaspar Noé tenta la carta sperimentale
con un claustrofobico impiego della macchina da presa su un malato di
AIDS e sulla sua voce fuori campo. Nulla di nuovo ma la secchezza e
la violenza del frammento rimangono impresse nella mente. Il resto è
puro de ja vu, con Wim Wenders impegnato in una patinata pubblicità
progresso (con inserti di Bono Vox) e un Gus Van Sant che vuole ripercorrere
lo stile del docufiction anni 70; passano così, senza infamia
e senza lode, anche Gael Garcia Bernal e company che si sforzano di
rendere piacevole quello che per propria natura non può esserlo.
Ma a salvare tutto rimane solo Jane Campion.
Titolo:
8
Regia:
Abderrahmane Sissako, Gael Garcia Bernal, Gaspar Noé, Mira Nair,
Jane Campion, Gus Van Sant, Jan Kounen, Wim Wenders
Sceneggiatura:
Abderrahmane Sissako, Gael Garcia Bernal, Rashida Mustafa, Suketu Mehta,
Jane Campion, Régine Abadia, Jan Kounen, Erin Dignam
Fotografia:
Dominique Gentil, Rain Kathy Li, Gaspar Noé, Declan Quinn, Craig
Frasier, David Ungaro, Franz Lustig
Interpreti:
Nigist Anteneh, Tefera Gizaw, Fekadu Kebede; Ingvar Eggert Sigurðsson,
Hringur Ingvarsson; Dieudonné Ilboudo; Konkona Sen Sharma, Ranvir
Shorey, Birsa Chatterjee; Alice Englert, Tintin Kelly, Isidore Tillers,
Harry Greenwood, Geneviève Lemon, Miranda Jakich, Justine Clarke,
Russell Dykstra; Loydi Hucsva Haynas, Olivia Aravelo Lomos, Denis Rafael
Barbaran, Auristela Brito Valles; Megan Gay, Gerhard Gutberlet, Robert
Seeliger, Thomas Spencer, Bhasker Patel, Erin Dignam, Ian Dickinson,
Toni Froschhammer, Pendo Duku, Tsehaie Abraham Kidan
Nazionalità:
Francia, 2008
Durata:
1h. 40'
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