Addio terrafermadi Otar Iosseliani
Raccontare la trama di questo film è una cosa piuttosto difficile: all'inizio sembra un apologo su quanto sia noiosa la vita, con un ricco che si finge povero ed un poveraccio che si fa passar per ricco. Invece Iosseliani decide di seguire solo le avventure del ricco (quello vero) e della sua famiglia tra sfighe, tradimenti e (tanti) bicchieri di vino. E forse è proprio questa la chiave, la morale del film: i fumi dell'alcool uniscono anche le persone più diverse, giovani e vecchi, belli e brutti, ricchi e poveri. Nel tipo di situazioni, ma soprattutto nel modo di raccontarle, Iosseliani mi ha ricordato molto François Truffaut, con la sua ironia e l'uso di sequenze non parlate. Forse questa somiglianza non è del tutto casuale, dato che Iosseliani è sì di origine sovietica (oggi si dice Georgiana), ma è di scuola francese e ha la poeticità tipica dei grandi registi transalpini.
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