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Alberto Cassani, 14 Settembre 1999: Piatto |
Columbia,
24 Settembre 1999
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Pazzi
in Alabama
di Antonio Banderas
C'è
stato un periodo, intorno al 1995, in cui tutti gli abitanti di Los
Angeles e dintorni consideravano Antonio Banderas il miglior attore
d'Europa. A parte il fatto che in Inghilterra ci sono centinaia di attori
migliori di lui, Banderas ha sempre messo in mostra una recitazione
fatta di smorfie e mossette, è stato quasi sempre sopra le righe.
Ora, per la preoccupazione del suo scopritore Pedro Almodovar, il buon
Banderas (un po' calato nella considerazione del pubblico e, soprattutto
dei produttori) ha deciso di darsi alla regia cinematografica, e per
andare sul sicuro ha scelto come protagonista sua moglie, Melanie Griffith.
La
storia è quella di una signora della campagna del sud della metà
degli anni '60 che, dopo aver ammazzato il marito ed avergli tagliato
la testa per essere sicura che sia davvero morto, decide di andare ad
Hollywood per diventare una star del cinema, portandosi dietro
la testa del marito alla ricerca di un punto abbastanza alto per buttarla.
"Crazy
in Alabama" è un film abbastanza moscio, con una storia troppo
stupida per fare veramente una buona impressione sul pubblico. Però
una delle cose più importanti per il successo commerciale di
un film è il finale: è importantissimo che il pubblico
esca soddisfatto dalla sala, e se il finale è piatto non ha importanza
quanto sia interessante il film, la maggior parte degli spettatori riterrà
moscio tutto il film. In questo caso il film è veramente piatto
per un'ora abbondante ma ha una mezz'ora finale da fuochi artificiali.
Il merito è di uno straordinario Rod Steiger, che se non ottenesse
almeno una nomination all'Oscar potrebbe gridare allo scandalo.
La sua recitazione rende imperdibile tutta la scena del processo, peccato
sia l'unica cosa decente di tutto il film.
La
regia dell'esordiente "attorone" spagnolo è normale, piena dei
classici errori degli esordienti (inquadrature troppo ricercate senza
nessuno motivo reale, ritmo incostante...), ma l'aver adattato il romanzo
di Mark Childress insieme con lo stesso autore per disegnare il film
addosso alla moglie, è servito semmai a rendere la pellicola
meno corale di quanto avrebbe potuto essere, perdendo tra l'altro l'occasione
di darci un ritratto del profondo sud statunitense come invece ha saputo
fare il delizioso "A Texas Funeral".
E' comunque ben difficile provare simpatia o interesse per la protagonista,
ma non tanto per ciò che ha fatto al marito, quanto per il comportamento
che tiene lungo tutto il film.
Al
Festival di Venezia 1999 ci si aspettava che "Pazzi in Alabama"
portasse a casa qualche premio importante, ma è comprensibile
che la giuria guidata da Emir Kusturica abbia deciso di non ignorarlo,
perché si tratta di un film molto hollywoodiano, e l'unica ragione
della sua presenza Festival è stata la ricerca di pubblicità
per una pellicola che rischia, in patria, di essere ignorata dal grande
pubblico per via del suo poco "appeal". C'è però da dire
che se un film è bello (e non è questo il caso) non serve
un Festival né un'eccessiva campagna pubblicitaria, perché
l'impressione del pubblico sarebbe sufficente a rendere il film un successo.
Titolo:
Pazzi in Alabama (Crazy in Alabama)
Regia:
Antonio Banderas
Sceneggiatura:
Mark Childress
Fotografia:
Julio Macat
Interpreti:
Melanie Griffith, David Morse, Lucas Black, Cathy Moriarty, Meat Loaf,
Rod Steiger, John Beasley, Elizabeth Perkins, Robert Wagner, Sandra
Seacat, Richard Schiff, Noah Emmerich, Paul Ben-Victor, Brad Beyer,
Fannie Flagg, Linda Hart, Paul Mazursky, Holmes Osborne, David Speck,
William Converse-Roberts, Philip Carter, Carl Le Blanc, Louis Miller
Nazionalità:
USA, 1999
Durata:
1h. 49'
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