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Tommaso
Tocci, 9 Novembre 2006: Opulento |
Medusa,
10 Novembre 2006
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L'amico
di famiglia
di Paolo Sorrentino
Zampettando
per una cittadina di provincia all'apparenza disabitata, percorrendo
le quadrature urbanistiche di epoca fascista come un Mr Scrooge molto
agitato, Geremia detto 'Cuoredoro' accumula. Accumula. Piccole cifre,
mai esagerare, come gli ha insegnato sua madre. Certo, quella vecchia
foto gli ricorda sempre che là, a Roma, nell'appartamento davanti
al Colosseo, suo padre tratta ben altro denaro. Ma suo padre se n'è
andato, e Geremia sa badare a se stesso. Nella piccola comunità
in cui vive si prende cura della gente, rende possibili i loro sogni,
le loro perversioni. È un usuraio, tanto improbabile quanto perseverante
nei suoi propositi.
Nei
rinnovati 100 minuti de "L'amico di famiglia", rimontato dopo
aver portato a Cannes una prima versione poi scorciata nel finale ma
non solo, Sorrentino dispensa conferme. Con i suoi tre lungometraggi
ha finora tenuto altissimo lo standard, in una mirabile integrità
di valori cinematografici. Anche questa volta è fondamentale
il setting (l'hotel-acquario asfissiante de "Le
conseguenze dell'amore" diventa lo spazio aperto oppressivo
e surreale delle piazze cittadine), l'ambiente peculiare che deve dire
molto del protagonista colto nell'attimo in cui la vita gli butta all'aria
tutto. Geremia è deforme, puzza, è spregevole e tirchio
fino al midollo, ma sembra veramente l'unico elemento dinamico in un
contesto immobile. Un tale concentrato di qualità negative da
far pensare ad un rito di evocazione collettiva capace di convogliare
in lui il soffio vitale di tutti gli abitanti di questa piccola città.
Nessun altro vive, eccetto che per rapportarsi a Geremia. Gino che vorrebbe
essere un cowboy, Rosalba che vorrebbe essere altrove, tutti
i clienti di Geremia che vorrebbero essere/fare/comprare/vivere qualcosa.
Ironia
vuole che invece il film si apra sulla celebrazione del dinamismo, un'epica
ouverture che attraverso l'esasperata ricerca formale definisce
le tematiche del film. Come spesso succede con Sorrentino, a prima vista
l'eccesso di barocchismi fa storcere il naso, ma ritornando a posteriori
sull'incipit si possono apprezzare i paradossi che letteralmente scolpiscono
nell'immagine (ralenti in composizioni geometriche, intersezioni
di linee e punti di fuga) le psicologie dei personaggi. Proprio la stretta
dipendenza del racconto dall'immagine è stata la boccata d'aria
che Sorrentino, insieme ad altri giovani degli anni 2000, ha portato
nel cinema italiano. È bello vederne quindi gli sviluppi, anche
quando rischia (rischia) di apparire non necessaria.
Sorrentino
grottesco, orrorifico, straniante ma divertente, come ci tiene a far
presente lui. Non sembra il caso infatti di addentrarsi nel ricamo sociologico,
nel piegare questo film alla logica seriosa della blanda denuncia. L'unica
cosa che dovrebbe far riflettere è l'enorme piacere filmico che
"L'amico di famiglia" riesce a procurare, anche quando si
addentra nel perturbante come faceva il più cupo "L'imbalsamatore"
di Garrone (un altro del gruppetto di cui dicevamo in precedenza, che
ci ha aperto gli occhi su un cinema che in quel momento era disperso).
Guardate i mille punti di vista che giocano con la composizione dell'inquadratura,
acchiappate con gli occhi la figura piccola di Geremia che in campo
lungo trotterella verso casa, o le frange di Bentivoglio che patetiche
si agitano nel ballo. C'è, a tutti gli effetti, la messa in scena
di uno "stile Sorrentino" che è nato già maturo
e che continua a deliziarci (speriamo non venga mai il momento in cui
si stancherà di se stesso).
Allontanatosi
dal mostruoso Toni Servillo, il regista partenopeo non ha comunque smesso
di costruire personaggi atipici su caratteristi di sicuro successo.
Il Geremia di Giacomo Rizzo è, in una parola, meraviglioso. Ma
ce lo aspettavamo. Non ci aspettavamo invece un Bentivoglio così,
che sembra nato cowboy con gli occhi tristi (una specie di Kit
Carson elegiaco e anacronistico), simulacro a cui il regista consacra
alcune delle più belle inquadrature del film.
Un film che
coniuga al meglio il ludico e il grottesco. Bravo Sorrentino, e speriamo
che duri.
Percorsi tematici
Le
conseguenze dell'amore
- di Paolo Sorrentino;
con Toni Servillo.
L'uomo in più - di Paolo Sorrentino;
con Toni Servillo, Andrea Renzi.
Titolo:
L'amico di famiglia
Regia:
Paolo Sorrentino
Sceneggiatura:
Paolo Sorrentino
Fotografia:
Luca Bigazzi
Interpreti:
Giacomo Rizzo, Laura Chiatti, Fabrizio Bentivoglio, Gigi Angelillo,
Clara Bindi, Barbara Valmorin, Marco Giallini, Alina Nedelea, Roberta
Fiorentini, Elias Schilton, Lorenzo Gioielli, Valentina Ladovini, Giorgio
Colangeli, Geremia Longobardo, Fabio Grossi, Barbara Scoppa, Lorenzo
Sorrentino, Luisa De Santis, Lucia Ragni
Nazionalità:
Italia, 2006
Durata:
1h. 50'
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