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Francesco Puglisi, 24 Gennaio 2004: Magistrale |
Medusa,
22 Gennaio 2004
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Il
Signore degli Anelli
Il
ritorno del re
di Peter Jackson
La
guerra dell'Anello è iniziata: Sauron l'oscuro signore vuole
porre fine all'Era degli uomini ancor prima che il temuto erede di Isildur,
Aragorn, possa divenire re, spodestare il sovrintendente di Gondor e
minacciare il dominio del male. A tal fine viene sguinzagliato un esercito
infinito di orchi in marcia alla volta della capitale degli uomini con
un solo obiettivo: distruggere tutto ciò che si opponga al loro
cammino. E mentre Gandalf riesce nel tentativo di riunire tutti gli
uomini della Terra di Mezzo per combattere contro il Male, l'amore di
Arwen per Aragorn convince Elrond a forgiare nuovamente Narsil, la spada
che tagliò via l'anello a Sauron, e unica arma in grado di dar
potestà al nuovo re. Tutto nella speranza di destare lo sguardo
dell'Oscuro Signore e permettere ai due piccoli hobbit, Frodo e Sam,
di insediarsi alle pendici del Monte Fato e distruggere l'Unico Anello,
senza sapere che Gollum, sopraffatto dal desiderio di rimpossessarsi
del tesoro, progetta la morte dei due coraggiosi mezz'uomini, rischiando
di far cadere la Terra di Mezzo in una seconda oscurità.
Si
conclude dopo sei anni di lavorazione quella che senza la minima ombra
di dubbio è la più spettacolare e magniloquente trilogia
della storia del cinema, l'unica veramente in grado di aver tracciato
una sottile linea di confine del genere fantastico/avventuroso, che
sancisce d'ora in poi una netta suddivisione di film pre e post "Signore
degli Anelli".
In grado di spodestare senza alcuna difficoltà l'ormai quasi
arenata mitologia di "Star Wars", e
con una capacità inventiva da fare impallidire il più
prolifico Spielberg, il regista Peter Jackson firma quello che è
probabilmente il suo capolavoro, dirigendo con una maestria acquisita
in quattro anni d'attività (quelli necessari a realizzare i precedenti
due capitoli), che sfocia qui in una delle più straordinarie
e perfette rappresentazioni di un mondo mitologico capace di stupire
sempre e comunque.
In
altre parole Jackson ha fatto la storia della regia dei film di genere
fantastico, creando sequenze che entrano di diritto nella memoria dello
spettatore, in un crescendo d'emozioni che non smorzano mai l'impatto
emotivo delle scene seguenti. Assolutamente straordinario l'arrivo di
Gandalf a Minas Tirith o l'accensione dei fuochi di segnalazione che
svettano sulle più alte cime delle montagne, oltre le nuvole,
perfetta metafora della fratellanza umana nel momento del bisogno; la
preparazione alla guerra dell'esercito di Sauron nella Torre Nera e,
naturalmente, la battaglia dei cavalieri di Rohan capeggiati da Re Theoden
che falciano, letteralmente, l'armata degli orchi. Ma la cosa che più
sorprende è che, nonostante le tre ore e venti di durata, si
senta a tratti la necessità da parte di alcune scene di un maggior
e più ampio respiro, perché a volte si ha la sensazione
che il film corra troppo e che alcuni tra i protagonisti compiano un
percorso evolutivo di cui viene mostrato allo spettatore solo lo stato
iniziale e quello finale, suscitando qualche dubbio. Per il resto Jackson
si districa magistralmente nei meandri di una storia che mescola alla
perfezione strepitose ed epiche battaglie con i più profondi
sentimenti umani d'amore, odio, fratellanza e solidarietà.
La
sceneggiatura, firmata dallo stesso regista con la moglie Fran Walsh
e con Philippa Boynes, tocca a tratti livelli d'altissimo cinema e con
richiami ad un'atmosfera teatrale degni delle migliori trasposizioni
scespiriane (il sacrificio di Faramir ad opera del padre che si cosparge
d'olio per essere bruciato vivo assieme al figlio è assolutamente
strepitoso!). Tuttavia i fedelissimi seguaci del libro di Tolkien avranno
di che lamentarsi, dato che moltissime sequenze mancano del tutto o
intraprendono una strada completamente diversa: se però ad esempio
non si sente la mancanza di un nuovo scontro tra Gandalf e Saruman,
cosa che nel libro invece c'è ma che nel film avrebbe distolto
troppo l'attenzione e spodestato la sovranità del vero protagonista
cattivo (Sauron), non si riesce proprio a comprendere perché
una storia di tale potenza e coinvolgimento emotivo possa sfociare in
una molteplicità quasi infinita di finali tanto da toccare, aimè,
il ridicolo involontario di alcune scene.
Infatti,
nonostante tutti i tagli, il regista sembra aver voluto tenere con tenacia
una parte finale di quasi venti minuti per mostrare i destini dei vari
componenti della compagnia, senza però riuscire a celare completamente
il vero scopo di alcune scene, del tutto autocelebrative, in cui i protagonisti
entrano in una stanza ad uno ad uno, come per ricevere un applauso finale
quando ancora ci sono quindici minuti buoni di film! A dimostrazione
di ciò, il fatto che manchi il finale con Saruman che vaga per
i boschi della Contea e quello tra Gimli e Legolas.
Qualche incongruenza di sceneggiatura, ma molte delle scelte fatte risultano
azzeccate: la cantata di Pipino mentre Faramir va verso una morte certa
(anche se lo sciagurato doppiaggio italiano ha completamente rovinato
la scena), o il bacio in fronte di Frodo a Sam come addio; e altre meno:
mostrare Argorn che canta alla sua incoronazione (bastava la sua voce
off).
Gli
interpreti sono tutti eccellenti: se Sean Astin ha avuto un'evoluzione
sorprendente (la sua interpretazione è migliorata a vista d'occhio
da film a film), convince meno proprio il protagonista Mortensen, penalizzato
forse dalla mancanza di alcune scene che affinino il suo personaggio.
Sorprendente invece l'interpretazione di John Noble nel ruolo di Denethor,
perfetto nella sua ascesa alla pazzia, e assolutamente grandioso (come
sempre) McKellen che meriterebbe l'Oscar solo per il primo piano del
suo viso straziato dal dolore e con gli occhi ricolmi di lacrime, mentre
immagina di aver perso Sam e Frodo. Tutti gli altri, a cominciare da
Wood, se la cavano egregiamente, anche se una menzione speciale va fatta
per Mirando Otto, col dubbio però che sia il suo personaggio
di eroina a destare risalto più che la sua interpretazione. Niente
di speciale invece ha da offrire Liv Tyler, un po' insipida nel ruolo
di Arwen e Serkis per la prima volta con la sua faccia, interpreta Smeagol
nel prologo iniziale.
Non
vivono di rendita gli effetti speciali, curati dalla Weta, assolutamente
sorprendenti che, pur mostrando un progresso (basta confrontare il primo
piano di Gollum ad inizio film, con quelli del secondo), non si discostano
dai toni dei precedenti due episodi: ma le miniature sono assolutamente
perfette, vedi Minas Tirith, e gli effetti sonori veramente strepitosi,
come quelli della colonna d'energia scaturita dalla Torre Nera.
Perfetta anche la fotografia di Andrei Lesnie, che se aveva destato
qualche sospetto nel secondo film, qui non
ci fa accorgere della distinzione tra miniature e realtà, e riesce
a riprendere i personaggi alla perfezione nel contesto in cui si trovano.
Meravigliosa come sempre la colonna sonora di Howard Shore, uno dei
pilastri portanti del film, più liricheggiante che mai e capace
di missare perfettamente tutti i temi d'accompagnamento principali dei
vari popoli e con un nuovo motivo, quello degli uomini, assolutamente
eroico e trionfale. Annie Lennox canta la canzone "Into the West"
sui titoli di coda.
Finisce
il viaggio, anche se il regista ha già annunciato di avere pronta
l'extended edition in DVD, con quaranta minuti di scene aggiuntive (in
Italia uscirà a Natale), ma con un po' di tristezza nel cuore
si pensa al fatto che non vedremo più al cinema i protagonisti
di quest'avvincente storia, a cui ci si era affezionati, e che difficilmente
rivivremo emozioni tali all'interno di una sala cinematografica.
Un solo, dovuto, grazie alla persona che ha reso possibile tutto questo:
John Ronald Reuel Tolkien.
Percorsi
tematici
Il
Signore degli Anelli: La compagnia dell'anello
- di Peter Jackson;
con Elijah Wood, Ian McKellen, Viggo Mortensen.
Il
Signore degli Anelli: Le due torri
- di Peter Jackson;
con Viggo Mortensen, Ian McKellen, Elijah Wood.
King
Kong
- di Peter Jackson; con Naomi Watts, Jack Black, Adrien Brody, Andy
Serkis.
Sospesi
nel Tempo -
di Peter Jackson; con Michael J. Fox, Jeffrey Combs.
Titolo:
Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re (Lord of the Rings: The
Return of the King)
Regia:
Peter Jackson
Sceneggiatura:
Fran Walsh, Philippa Boyens, Peter Jackson
Fotografia:
Andrew Lesnie
Interpreti:
Viggo Mortensen, Andy Serkis, Elijah Wood, Ian McKellen, Sean Astin,
Orlando Bloom, John Rhys-Davies, Billy Boyd, Dominic Monaghan, Miranda
Otto, Hugo Weaving, David Wenham, Liv Tyler, Bernard Hill, Karl Urban,
Cate Blanchett, Bruce Hopkins, John Noble, Paul Norell, Ian Holm
Nazionalità:
USA - Nuova Zelanda, 2003
Durata:
3h. 20'
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