Alberto Cassani, 17 Marzo 1998: Sorprendente
Medusa, 13 Marzo 1998

Figli di Annibale

di Davide Ferrario


Silvio Orlando e Diego AbatantuonoDomenico (Silvio Orlando) è un cassintegrato torinese (che come tutti i torinesi ha chiare origini meridionali) che decide di rapinare una banca di Como. Prende in ostaggio Tommaso (Diego Abatantuono) e cerca di scappare in Svizzera. L’ostaggio, però, prende al volo l’occasione di fuggire da una moglie che lo odia (ricambiata) e dagli affari che più neri non si può e convince Domenico a dirigersi verso il Sud, verso l’Egitto. Una volta arrivati in Puglia chiedono aiuto all’amante del “sequestrato” e verranno raggiunti dalla figlia di Tommaso, Rita (Valentina Cervi), che ha capito la tresca e ha deciso di fuggire con loro.

Silvio Orlando in una scenaÈ un piacere vedere Abatantuono tornare ai ruoli da sfigato che lo hanno reso famoso (per fortuna senza le esagerazioni di “Eccezziunale...”), dopo aver provocato delle coliche di prim’ordine agli spettatori dell’insopportabile “Il testimone dello sposo” di Pupi Avati (e non lamentiamoci se l’Academy non l’ha preso in considerazione per l’Oscar). E il suo personaggio non poteva essere che centrato, perché alla voce “Sceneggiatura”, nei titoli di testa, si legge proprio il nome Diego Abatantuono, insieme a quello del regista Davide Ferrario e a quello di un Sergio Rubini che aveva spesso dimostrato di essere meglio come scrittore che come regista (non come attore, invece: è di prim’ordine). È evidente, comunque, che Diego è nato per far ridere. Per quanto serie possano essere le riflessioni che i suoi film offrono, riuscirà sempre a dare il meglio di sé nei film brillanti.

Silvio Orlando e Diego AbatantuonoLa coppia con Silvio Orlando fa scintille, nonostante la cronica incapacità recitativa del napoletano. Si vede che si sono trovati bene ad improvvisare insulti a vicenda, alternandosi benissimo nei ruoli di spalla e capocomico. Nei suoi film precedenti Orlando aveva sempre interpretato personaggi seri (in “Sud” di Gabriele Salvatores, o nel sopravvalutato “La mia generazione”, di Wilma Labate) ma talmente sfigati da essere persino più sfigati di quelli di Diego. Ma qui il suo cassintegrato capellone è troppo divertente per darci tempo di pensare che le “zero ore” sono una vera calamità. Le sue manie, le sue allergie e le sue paure fanno da perfetto contraltare alle stravaganti idee del suo (volenteroso) ostaggio. Il modo in cui concepisce la rapina in banca, poi, è talmente squallido da rendercelo istantaneamente simpatico, e chissenefrega se va in giro con una giacca militare (ma era proprio necessario? Ad un certo punto anche Rita sfoggia un perfetto completo mimetico).

Flavio Insinna, Diego Abatantuono, Silvio Orlando e Valentina CerviValentina Cervi, dopo essersi messa in mostra in importanti produzioni straniere (più in “Artemisia” che in “Ritratto di Signora”) ha finalmente trovato un ruolo decente in casa nostra. Sembra dotata di gran talento (non quanto Stefania Rocca, comunque: la miglior giovane attrice d’Italia) ma mi pare un po’ spaesata in una commedia come questa. Probabilmente non era molto abituata alla recitazione “a soggetto” un po’ troppo in uso in Italia, ma riesce comunque a dar luce al suo personaggio, che francamente non mi sembra molto ben definito. Ma a 24 anni la nipote del grande Gino ha sicuramente tempo per affinare le sue doti e diventare veramente grande (interpretando personaggi migliori, spero).

Valentina Cervi e Diego AbatantuonoIl regista è Davide Ferrario, che tempo fa scrisse il libro giallo “Dissolvenza al nero” e che l’anno scorso diresse “Tutti giù per terra”. Confesso di non aver visto quel film: il libro di Giuseppe Culicchia da cui è tratto è uno dei miei preferiti di sempre e non avrei potuto sopravvivere vedendo Walter, torinese DOC se ce n’è uno (ma ce n’è uno?), trasformato in mezzo romano perché Valerio Mastandrea (“attore” scelto per interpretare il ruolo del protagonista) non era capace di nascondere il proprio accento. Di Ferrario apprezzo soprattutto la volontà di voler raccontare una storia, un gruppo di personaggi, senza secondi fini, senza obiettivi secondari. Qui dimostra un’ottima fantasia visiva oltre che buona capacità di scrittura, ma non mi trovo per niente d’accordo con il suo modo di narrare la storia, di utilizzare il linguaggio filmico. Ho sempre preferito i ritmi pacati, blandi; le soluzioni eleganti, discrete; e soprattutto non ho mai potuto sopportare il voler cercare lo “sporco” a tutti i costi, come se un’immagine “pulita” fosse una cosa di cui vergognarsi. In questo film, ad esempio, non riesco proprio ad apprezzare le sequenze in cui (tramite accelerazione elettronica dell’immagine) si cambia punto di vista a metà di un’inquadratura, o quando, per sottolineare il passare del tempo, ci viene propinata una sequenza che scorre a mille all’ora. Esistono le carrellate e le dissolvenze per questo, ma pare che a Ferrario non piacciano. Evidentemente, comunque, devo essere in minoranza, perché i montatori Claudio Cormio e Luca Gasparini erano stati premiati con il “Ciak d’oro ‘97” per l’uso della stessa tecnica in “Tutti giù per terra”.

Diego Abatantuono, Silvio Orlando e Valentina CerviLa musica, però, è assolutamente splendida, a cominciare dalla versione orchestrale del capolavoro dei Clash “Should I stay or should I go” che si sente durante i titoli di testa e che riecheggia poi per tutto il film. Una versione particolare (praticamente irriconoscibile, diciamolo) dell’inno degli Inti Illimani “El pueblo unido jamas serà vencido” rende perfetta la scena del bacio tra Tommaso e l’amante, mentre Domenico telefona agli amici. Non esito a dire che il commento musicale è il migliore che abbia mai sentito in un film italiano, e l’atmosfera che regna per tutta l’ora e mezza di proiezione finisce per rendere decisamente piacevole anche la canzone degli Almamegretta che da il titolo al film (migliore de “I resuscitati”, che era il titolo di lavorazione).

Il risultato complessivo è veramente divertente, con diverse battute brillanti ed una scena che sovrasta tutte le altre. Quando Tommaso e Domenico arrivano in Puglia vengono ospitati nel casolare della zia dell’amante di Tommaso: tutto quello che succede lì dentro è assolutamente memorabile. Tutto. A partire dalla zia sorda e dal letto in cui è morto suo marito, fino alle crisi di gelosia tra Tommaso e l’amante.

Il finale è un po’ squallido (un po’ tanto), ma l’inserimento di sequenze tagliate ed errori di recitazione durante i titoli di coda permette allo spettatore di uscire dalla sala col sorriso sulle labbra.


La locandinaTitolo: Figli di Annibale
Regia: Davide Ferrario
Sceneggiatura: Davide Ferrario, Diego Abatantuono
Fotografia: Giovanni Cavallini
Interpreti: Diego Abatantuono, Silvio Orlando, Valentina Cervi, Flavio Insinna, Ugo Conti, Elena Giove, Gianluca Gobbi, Enrico Salimbeni, Pietro Ghislandi, Caterina Sylos Labini
Nazionalità: Italia, 1998
Durata: 1h. 32'