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Luciana
Morelli, 18 Settembre 2006: Indimenticabile |
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Distribution, 27 Ottobre 2007
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Babel
di Alejandro González Iñárritu
Un
fucile regalato ad una famiglia di pastori marocchini è l'evento
che innesca una catena di equivoci e avvenimenti infausti nella 'Babele'
di Alejandro González Iñárritu, una sorta di ponte
ideale che invece di unire riesce a separare irrimediabilmente quattro
terre e quattro popoli: Stati Uniti, Messico, Giappone e Marocco.
Durante
il pascolo due fratelli, sempre in competizione, giocano a chi è
più bravo a sparare con il fucile. Per provare la gittata più
lunga, uno dei due spara in direzione di un bus turistico pieno di americani
e poi i due scappano. Il proiettile ferisce gravemente una donna (Cate
Blanchett) in viaggio con il marito (Brad Pitt) nel bel mezzo del deserto.
Dall'altra parte del mondo, negli Stati Uniti, due bambini si addormentano
in mancanza dei genitori ma accuditi da un'amorevole governante messicana
con regolare passaporto e, in Giappone, una ragazza sordomuta perde
una partita con la sua squadra di pallavolo per un 'out' sfuggito all'arbitro
e poi va ad ubriacarsi con le amiche in un locale...
La
Bibbia narra di Babele come di una torre altissima, costruita per arrivare
più velocemente possibile al Paradiso. Questo atto di umana superbia
non venne però ben accolto dall'Altissimo, al punto che per punire
l'umanità Egli creò delle barriere (le lingue) per impedire
ogni tipo di comunicazione e gettare sofferenza tra i popoli. E' da
qui che Alejandro González Iñárritu prende ispirazione
per il suo "Babel", il film che conclude la trilogia sulla
fragilità dell'animo umano iniziata nel 2000 con "Amores
Perros" e proseguita nel 2003 con il toccante "21
Grammi".
Protagonisti
della storia uomini e donne ottusi, che non hanno voglia né interesse
di comunicare con gli altri. Ma nonostante il titolo si riferisca precisamente
al simbolismo di cui sopra, il film usa questa difficoltà di
comunicazione tra i popoli come una scusa, quasi un pretesto per portarci
alla conclusione che - alla fine - la barriera più grande tra
gli uomini è la loro mancanza di attenzione, la poca voglia di
ascoltare e di capire gli altri. Anche quando questa risulti essere
l'unica cosa da fare. Ed ecco che con questo concetto sempre ben presente
si parla di immigrazione, di una polizia stolta e quasi ipnotizzata
dal suo potere sulle vite dei più deboli, delle difficoltà
di coppia quando non si riesce più a comprendere l'altro. E poi
di amore paterno e di solidarietà tra fratelli, di educazione
e soprattutto di una parola che il regista, per sua stessa ammissione,
vorrebbe cancellare dal vocabolario di tutte le lingue del mondo: tolleranza.
Che può essere quella verso gli immigrati o quella verso i possessori
di handicap.
Una
storia avvincente, piena di sentimento e di tensione, di sensazioni
capaci - in alcuni tratti - di farci sentire il cuore in gola, come
stretto dalla morsa di un pugno pieno di rabbia. Ovviamente anche qui,
come negli altri due film precedenti - il regista lascia il comando
assoluto della narrazione al montaggio - ad un incastro di storie che,
nella loro imprevedibilità, riescono a raccontare in ogni parte
del mondo le reazioni dell'animo umano di fronte alla solitudine, all'assenza,
e la voglia di farsi accettare per quello che si è. Un film corale,
pieno di colpi di scena e di viaggi avanti e indietro nel tempo, che
riesce nell'ardua impresa di non ingannare mai lo spettatore e di non
confonderlo minimamente sulla cronologia degli eventi.
Quel
che è certo è che questo di Iñárritu non
è prettamente un film sullo scontro di culture ma un film sugli
uomini, che in due ore e venti minuti usa quasi esclusivamente le immagini
per raccontare la sua, senza dubbio rischiosa, visione del mondo. Inutile
sarebbe soffermarci sulle interpretazioni delle star hollywoodiane,
pur riconoscendo la prestazione di grande livello di Brad Pitt, in quanto
sia lui che la Blanchett hanno in realtà dei ruoli chiave ma
che servono solo come perno su cui far ruotare altre storie, di gran
lunga più significative della loro.
Un
grande dramma sull'incomunicabilità, sul vuoto esistenziale del
nostro tempo. Un film che non potrà in alcun modo lasciarsi dimenticare.
Premiato con la Palma d'oro per la Migliore Regia a Cannes 2006.
Percorsi tematici
Incontro
con Alejandro González Iñárritu - a cura
di Luciana Morelli.
21
Grammi - Il peso dell'anima - di Alejandro Gonzáles Iñarritu;
con Sean Penn, Naomi Watts, Benicio del Toro.
Le tre sepolture - di Tommy Lee Jones; con
Tommy Lee Jones, Barry Pepper.
The Burning Plain - di Guillermo Arriaga;
con Charlize Theron, Kim Basinger.
Titolo:
Babel (Id.)
Regia:
Alejandro González Iñárritu
Sceneggiatura:
Guillermo Arriaga
Fotografia:
Rodrigo Prieto
Interpreti:
Brad Pitt, Cate Blanchett, Gael García Bernal, Kôji Yakusho,
Adriana Barraza, Rinko Kikuchi, Said Tarchani, Boubker Ait El Caid,
Elle Fanning, Nathan Gamble, Mohamed Akhzam, Peter Wright, Adbelkader
Bara, Mustafa Rachidi, Driss Roukhe, Clifton Collins Jr, Robert Esquivel,
Michael Peña, Yuko Murata, Satoshi Nikaido, Harriet Walter
Nazionalità:
USA, 2006
Durata:
2h. 22'
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