Introducing
Barbora Bobulova
di Alberto Cassani
È
di Fabiola Banzi il merito di aver scoperto Barbora Bobulova, e non
dev'essere stato semplice per una direttrice di casting italiana
riconoscere in quella giovane attrice teatrale slovacca il talento che
l'ha portata a vincere il David di Donatello come protagonista di "Cuore
Sacro". La Banzi ha scelto la bellezza solare e raffinata della
Bobulova per il film-Tv "Infiltrato", l'ha indicata a Marco
Bellocchio per il ruolo di Natalia nel "Principe
di Homburg" e l'ha suggerita all'esordiente Gabriele Muccino
per "Ecco fatto". Ed ha vinto la scommessa,
perché quella ragazza proveniente dalla valle del Turiec di strada
ne ha saputa fare molta.
Barbora
Bobulova ha cominciato a recitare quando aveva dodic'anni, nel 1986,
scelta abbastanza per caso per un ruolo in un film televisivo. Fortuna
volle che i genitori la spingessero a continuare a recitare, e due anni
dopo esordisce sul grande schermo come protagonista di "Vlakari"
(I pendolari) di Jurai Lihost, che viene tra l'altro presentato al Festival
di Giffoni. Finite le scuole, frequenta l'Accademia di Teatro e Danza
di Bratislava e nel corso di quei quattro anni recita in teatro testi
classici, da Shakespeare a Checov a Garcia Lorca. Poi, appunto, l'incontro
con la Banzi e con il cinema italiano.
Ma
la Bobulova è una ragazza che non vuole avere radici fisse, così
preferisce accettare una borsa di studio per la scuola di teatro "Circle
in the Square" di New York piuttosto che stabilirsi nel nostro
paese dopo aver girato il film di Bellocchio.
L'impatto con il mondo statunitense non è però dei più
felici e abbandona la scuola dopo neanche un semestre, rimanendo comunque
a New York fino al momento in cui "Il Principe
di Homburg" non viene presentato in concorso al Festival di
Cannes e lei lascia nella Grande Mela il grembiule del ristorante in
cui lavorava come cameriera per sbarcare sulla Croisette indossando
un abito che fu di Audrey Hepburn. Nella Terra dell'Abbondanza fa comunque
in tempo a girare "Poor Liza", una curiosa versione del romanzo
sentimentale di Nikolaj Karamzin "La povera Lisa" ad opera
del regista russo Slava Tsukerman, che nel 1982 aveva realizzato il
piccolo cult fantascientifico "Liquid Sky". In Italia
ci torna per far "partire la brocca" al gelosissimo Pasotti
di "Ecco fatto", ma il nostro cinema
non sembra avere che una manciata di ruoli per una ragazza con un accento
forte come il suo, così appare soprattutto in televisione - dove
gli attori sono doppiati con regolarità - ed un paio di volte
a teatro, fino a quando l'esordiente Paolo Franchi non vede in lei la
perfetta protagonista de "La spettatrice".
Da lì in poi, era la primavera del 2004, l'attrice slovacca non
s'è più voltata.
Grazie
anche alla notorietà acquisita con le fiction televisive,
la Bobulova si è potuta indirizzare verso un cinema che le fosse
congeniale, che le consentisse di affrontare personaggi che la mettessero
alla prova e le potessero lasciare qualcosa. È vero che alcuni
dei registi con cui ha lavorato hanno voluto sfruttare la sua bellezza
al di là delle necessità, e che non tutte le pellicole
in cui è apparsa si sono poi rivelate all'altezza delle previsioni,
ma "Il siero della vanità"
è probabilmente l'unico film che avrebbe davvero fatto meglio
a rifiutare. In genere, ha sempre preferito un cinema "piccolo",
che giri intorno ai personaggi più che alle situazioni, che dia
modo di suscitare emozioni in chi lo realizza come in chi lo guarda.
Un cinema certamente vicino alla sua cultura (non solo filmica) e una
scelta forse figlia della cattiva esperienza professionale vissuta negli
Stati Uniti.
Nonostante
i tanti elogi ricevuti, c'è chi ritiene che il suo talento attoriale
sia limitato. In realtà la Bobulova è una delle pochissime
attrici che abbiamo in Italia che non ha paura di rischiare, che affronta
con decisione e intelligenza ruoli impegnativi e film difficili. È
forse l'unica capace di (disposta a) trasformarsi fisicamente per adattarsi
al personaggio che interpreta, così da renderlo più vivo
e credibile. Non si fa problemi a spostarsi da un personaggio all'altro,
da un tipo di storia all'altro. Non è un caso che le piacerebbe
girare un tipo di commedia sofisticata che nessun autore italiano sembra
essere in grado di realizzare, con l'esclusione forse di Maurizio Nichetti.
Barbora Bobulova è probabilmente l'unica donna del nostro cinema
che vuole realmente fare l'attrice invece che la caratterista.
Teniamocela stretta.
Filmografia
al Giugno 2007
1986 - "Caccia al
padre" di Roman Polak
1988 - "Vlakari" di Jurai Lihost
1988 - "R.S.C." di M. Valent
1993 - "Nesmrtelna teta" di Zdenek Zelenka
1996 - "Eine Kleine Jazzmusik" di Zuzana Zemanova
1996 - "Infiltrato" di Claudio Sestrieri (TV)
1997 - "Il Principe di Homburg"
di Marco Bellocchio
1998 - "Poor Liza" di Slava Tsukerman
1998 - "Ecco fatto" di Gabriele
Muccino
1999 - "La regina degli scacchi"
di Claudia Florio
2000 - "San Paolo" di Roger Young (TV)
2000 - "Padre Pio - Tra Cielo e Terra" di Giulio
Base (TV)
2000 - "Mirka" di Rachid Benhadj
2001 - "Crociati" di Dominique Othenin-Girard (miniserie
TV)
2001 - "Nell'Amore e Guerra" di John Kent Harrison
(TV)
2002 - "Maria Josè, l'ultima regina" di Carlo
Lizzani (miniserie TV)
2002 - "La guerra è finita" di Ludovico Gasperini
(miniserie TV)
2003 - "La cittadella" di Fabrizio Costa (miniserie
TV)
2003 - "Fratelli di sangue"
("La Radio") di Davide Sordella
2004 - "Il siero della vanità"
di Alex Infascelli
2004 - "La spettatrice"
di Paolo Franchi
2004 - "Ovunque sei" di
Michele Placido
2005 - "Cuore Sacro" di Ferzan
Ozpetek
2005 - "Tartarughe sul dorso"
di Stefano Pasetto
2005 - "...Spendo soldi che non ho" di Daniela Ceselli
(cm)
2006 - "Anche libero va bene"
di Kim Rossi Stuart
2007 - "Manuale d'amore 2 (capitoli
seguenti)" di Giovanni Veronesi
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