Il grande freddodi Lawrence Kasdan Sette amici, vecchi compagni d'università, si ritrovano dopo anni dall'ultimo incontro per presenziare al funerale di uno del loro gruppo. Decidono di passare il week-end insieme per ricordare i "bei vecchi tempi" e capire che ne è stato della loro verve contestatrice, tra guerre e compromessi, tra matrimoni e suicidi. Seconda regia di Lawrence Kasdan, "Il grande freddo" è diventato un genere cinematografico a sé. Certo non mancavano esempi di intrecci simili, nel cinema del periodo, ma questo ne è l'esempio più fulgido, probabilmente il più riuscito. La
grande capacità del film è quella di presentare un gruppo
di personaggi sopravvissuti agli anni '60 che sta cercando di capire
cosa sia davvero successo nei primi trent'anni (e spiccioli) delle loro
vite, senza diventare pedante e rendendo personaggi e situazioni comprensibili
anche a chi gli anni '60 li ha visti solo al cinema. La sceneggiatura
di Kasdan e Barbara Benedek è brillante e ritmata, con tantissimi
dialoghi memorabili e alcune scene estremamente ben costruite. Mette
in scena dei personaggi vividi ancorché tipizzati, e soprattutto
molto diversi l'uno dagli altri - cosa meno scontata di quello che può
sembrare. Ha lanciato un'intera generazione di attori e tolto la polvere dai dischi della Motown. Nomination all'Oscar per il film, la sceneggiatura di Kasdan e Benedek e l'interpretazione in un ruolo di supporto di Glenn Close.
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