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Gabriele
Marcello, 24 Gennaio 2007: Inutile |
Warner,
26 Gennaio 2007
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Blood
Diamond
Diamanti di sangue
di Edward Zwick
Molto
spesso capita, nel momento in cui si deve giudicare un film, di dover
tener presente tutti quelli che sono i fattori che lo compongono, guardarli
ed analizzarli uno ad uno. L'unione di questi fattori determina spesso
la riuscita o il fallimento di una pellicola, ne piega e ne spiega allo
spettatore tutta la bellezza dell'insieme, lo costringe spesso a guardare
al di là di quello che si vede sullo schermo e a riflettere su
problemi che, pur lontani, sono vivi e palpitanti. Spesso, molto cinema
Hollywoodiano parte da questo assunto, utilizzando una nobile idea e
molti ottimi elementi, ma perde di vista il proprio obiettivo per seguire
le leggi del mercato e per assecondare l'aspettativa dello spettatore.
"Blood Diamond" fa parte di quest'insieme di film.
Danny
Archer è un ex mercenario della Rhodesia che contrabbanda diamanti
durante la guerra civile scoppiata in Sierra Leone sul finire degli
anni Novanta. Arrestato sul confine con la Liberia, finisce in carcere,
dove incontra Solomon Vandy, un pescatore separato dalla sua famiglia
dalla feroce irruzione dei ribelli del Fronte Rivoluzionario nel suo
villaggio. Indicato pubblicamente per avere nascosto un diamante di
grande caratura, Solomon accende l'interesse di Archer. In cambio della
libertà e della promessa di ritrovare la sua famiglia, finita
in un campo profughi dove si sono raccolte oltre un milione di persone,
Solomon decide di condurre Archer al diamante. Con l'aiuto di Maddy
Bowen, una giornalista idealista e appassionata, i due uomini intraprendono
un viaggio alla ricerca di un bene più prezioso.
L'idea
di fondo è buona e, se vogliamo, interessante e originale, dal
momento che al cinema i diamanti erano visti solo come i "migliori
amici delle donne", peccato che un film molto simile e meglio riuscito
era stato fatto un anno prima: "The Constant
Gardner". Se in quel film, tratto da un robusto lavoro di Grishman,
i buoni combattono contro lo strapotere e lo sfruttamento delle case
farmaceutiche nei paesi sottosviluppati, stavolta accade il contrario,
dal momento che sono i presunti "marci" ad essere i protagonisti.
Ma Hollywood è impietosa nel suo essere veritiera e spendacciona,
quanto nel creare inverosimiglianze clamorose, come la folgorazione
"sulla via di Damasco" da parte di Archer, che diviene una
canaglia che aiuta i più deboli. Questa è davvero una
incongruenza grossa e può far esplodere, vicino o lontano, un
polverone di battute ironiche e sferzanti. Molto spesso le love story
servono per dare pepe alla storia o per coinvolgere di più lo
spettatore, ma valgono solo se ampiamente giustificate e comprovate.
Qui il caso vuole che una storiella tanto appassionata quanto falsa
sia affibbiata alla buona di turno, giornalista tutta d'un pezzo, che
perde la testa, senza dirlo, per il laido ma bel protagonista.
Succede
spesso che i buoni sono buoni ed eroi fino alla fine, ma talmente buoni
che sembrano usciti da una "Silly Simphony" di Walt Disney.
Qui il co-protagonista è un campione di tutto ciò. Cosa
manca allora per fare il buco alla ciambella, visto che gli stereotipi
da guazzabuglio post-intellettuale ci sono tutti? Forse, una sceneggiatura
meno tronfia e soprattutto meno infagottata di argomenti, che rimangono
tutti lì, appesi al vuoto, senza una reale e sofferta analisi.
Ma questo ipertrofismo deve essere reso ancora di più e quindi
bisogna andare a scuola da Mel Gibson e imparare come si filma la violenza,
sia che colpisca dei Maya sia che colpisca
Gesù, e la gratuità dell'atto
fa capolino in ogni scena, in ogni morto ammazzato.
Cosa
rimane allora da dover considerare? Forse che da un po' di anni a questa
parte, "Traffic" insegna, si vuole
prendere un tema di impegno sociale e stravolgerlo fino a renderlo pura
commercializzazione, ed Edward Zwick ci riesce bene, come ai tempi de
"L'Ultimo Samurai", dove era alle
prese con un Tom Cruise smanioso di dimostrare la sua bravura. Qui c'è
Leonardo DiCaprio, nominato all'Oscar per il suo ruolo di cattivo e
bastardo, ma che fosse bravo non ce ne dovevamo accorgere (peccato che
il doppiaggio cancelli il suo lavoro sull'accento), lo sapevamo dai
tempi di "Romeo + Giulietta", e a
fargli compagnia una sempre più brava Jennifer Connelly. Poi
ci sono una bella fotografia, un buon ritmo di montaggio, un discreto
score e... la noia dilagante per non essere stati consapevolmente
attenti a vedere tre film in uno. Eh sì, perché la sensazione
è proprio quella di aver visto troppo e in superficie, così
non rimane solo che una gran confusione.
Percorsi tematici
Incontro
con Edward Zwick e Leonardo DiCaprio - a cura di Gabriele Marcello.
The
Constant Gardener - di Fernando Meirelles; con Ralph Fiennes,
Rachel Weisz.
Titolo:
Blood Diamond - Diamanti di sangue (Blood Diamond)
Regia:
Edward Zwick
Sceneggiatura:
Charles Leavitt
Fotografia:
Eduardo Serra
Interpreti:
Leonardo DiCaprio, Djimon Hounsou, Jennifer Connelly, Kagiso Kuypers,
Arnold Vosloo, Antony Coleman, Benu Mabhena, Anointing Lukola, David
Harewood, Basil Wallace, Jimi Mistry, Michael Sheen, Marius Weyers,
Stephen Collins, Ntare Mwine, Bouba Badiane, Ato Essandoh, Percy Matsemela,
Ronnie Nyakale, Tony Kgoroge, Nick Reding
Nazionalità:
USA, 2006
Durata:
1h. 03'
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