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Alberto Cassani, 12 Dicembre 1999: Irritante |
14
Marzo 1997
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Bus
in viaggio
di Spike Lee
"-
Chi vuoi che pianga la sorte degli schiavi? Il popolo? Il popolo ne
ha già abbastanza della propria miseria! I nobili?? Trattano
con disprezzo persino i bianchi che nella loro miseria si spingono ad
accattonare davanti ai loro castelli... Quindi... Vuoi che ti dica una
cosa? Per tutta quella gente l’Africa non esiste nemmeno!
- Alcuni sono ciechi dalla nascita, altri si ostinano a non vedere...
Cosa accadrà se quelli che riescono a vedere non prenderanno
il timone quando verrà la tempesta? Il mondo appartiene a tutti
quelli che ci vivono dentro, Hoel! Volenti o nolenti i furbi, gli approfittatori,
dovranno arrendersi all’evidenza!
- Tu sogni, ragazza mia! Tu sogni!
- Se accetti di condividere le mie notti, dovrai imparare a condividere
anche i miei sogni!"
François Bourgeon - “Le avventure
di Isa - Banco di Giuda”, 1981.
Spike
Lee è sempre stato un regista molto politico. Per essere un “passatempo”,
i suoi film sono sempre stati molto impegnati.
“Get on the bus” racconta la storia di un gruppo di neri di Los Angeles
che viaggia in autobus verso Washington, D.C., per partecipare alla
“marcia di un milione di uomini”, la nazione nera, del 1995. “Get on
the bus” è un film che va oltre la politica, “Get on the bus”
è un film che sfiora il razzismo. Sì, perché Spike
Lee si dev’essere dimenticato che anche l’esponente di una minoranza
può essere razzista, e soprattutto che non tutti gli esponenti
di una maggioranza sono razzisti. In fondo, se ad un nero da fastidio
essere chiamato “culo nero”, perché ad un bianco non dovrebbe
importare di venir chiamato “culo bianco”? Perché non ci dovremmo
incazzare come delle bestie? Perché siamo di più? Perché
loro vengono da secoli di schiavitù? C’è una scena in
cui l’autista del bus, un ebreo bianco (Richard Belzer), viene attaccato
verbalmente da uno dei passeggeri, un omosessuale nero, perché
lui non ha fatto niente per il popolo di colore. Perché dovrebbe?
Il popolo nero ha mai fatto qualcosa per gli ebrei? Al popolo nero è
mai fregato qualcosa degli ebrei? Al popolo nero è mai fregato
qualcosa degli altri? Oh, già: loro sono la minoranza, loro hanno
i loro problemi, sono troppo occupati per poter pensare agli altri.
Beh, forse è meglio che si ficchino nella testa che anche gli
altri, maggioranza o no, hanno altro a cui pensare che non i problemi
degli altri.
Un
mio amico tedesco, parlando di “Salvate il soldato
Ryan”, mi diceva che il modo in cui i tedeschi venivano presentati
nel film di Spielberg non gli era piaciuto, perché venivano dipinti
semplicemente come “i cattivi”. Beh, ora ho capito cosa intendeva, perché
i bianchi in questo film vengono dipinti esattamente nello stesso modo.
L’autista stava semplicemente facendo il suo lavoro, e gli vengono rinfacciati
crimini commessi secoli prima da gente con la quale lui, essendo ebreo,
non può nemmeno essere imparentato. Contestarlo solo perché
è bianco sarebbe come, per lui, attaccare uno solo perché
è tedesco ed i tedeschi sono stati responsabili dell’olocausto.
I neri ci attaccano dicendo che per noi loro sono tutti uguali, ma in
quella scena pare proprio che per loro noi siamo tutti uguali.
Viene voglia, al posto dell’autista, di fermare l’autobus e dire “Non
vi vado bene perché sono bianco? Bene: a Washington ci andate
a piedi. Portate i vostri culi neri fuori dal mio autobus!”. C’è
un’altra scena in cui il bus viene fermato nel mezzo della notte dalla
polizia del Tennessee per un controllo antidroga. Il poliziotto, ovviamente
un bianco (Randy Quaid), non sembra voler incastrare per forza il gruppo,
ma la sensazione è che sia uno stronzone di prima categoria e
che abbia fermato l’autobus solo perché è pieno di neri
che vanno alla marcia. Forse le intenzioni di Spike Lee non erano queste
(forse...) ma certo non fa nulla per farci capire che le sue intenzioni
sono effettivamente diverse, non c’è nulla in tutto il film che
ci porta a pensare che la sua opinione personale sia diversa. Eppure
in quella scena sarebbe bastato semplicemente far salire il poliziotto
sul bus col sorriso sulle labbra e fargli dire “Buonasera, scusate il
disturbo” per farci tutt’altra impressione.
Ci
sono due momenti che mi hanno colpito molto, che mi hanno fatto incazzare
più di altri: in uno ci sono due ragazzi che discutono e lo studente
di cinema (che poi dovrebbe essere l’alter-ego di Spike Lee stesso?)
chiede a “Morbidone” (Smooth, in originale) se lui ruba alla gente di
colore, nell’altro un ex membro di una gang di South-Central LA chiede
ad un poliziotto che fa parte del gruppo se lui picchia i fratelli.
Come dire: “Chissenefrega se ammazzi di botte un bianco, se gli devasti
la casa per rubargli i soldi della pensione, ma tra fratelli non ci
si fa del male”. Beh amico, io posso avere rispetto per te, ma se tu
non ne hai per me non ti aspettare niente in cambio. E poi come puoi
pretendere rispetto da parte degli altri se tu per primo non ne hai
per te stesso? Voglio dire: mi sono sempre chiesto perché ai
neri d’America dia fastidio essere chiamati “nigger” (negro) dai bianchi
quando poi si chiamano in quel modo tra loro per tutto il giorno. Se
una parola è offensiva (e sul vocabolario inglese “nigger” è
segnata come offensiva) è offensiva a prescindere da chi la pronuncia,
ma se può essere non offensiva lo può essere in base al
contesto, al modo in cui viene usata, non in base a chi la usa. Eppure
se un bianco la pronuncia si becca una pallottola in fronte nel giro
di mezzo secondo. Il punto, però, è che i neri d’America
si chiamano tra loro “nigger”, mentre gli italiani d’America, ad esempio,
non si chiamerebbero mai “mangiaspaghetti” a vicenda. Qui è la
differenza, non nel colore della pelle: nel rispetto per se stessi.
Non credo che la vita dei primi immigrati italiani d’America fosse gran
che migliore di quella dei neri nei ghetti di oggi, ma se loro ce l’hanno
fatta (oddio...) è perché avevano rispetto per se stessi,
perché pensavano di valere qualcosa e volevano dimostrarlo. E
non si dimostra il proprio valore insultando gli altri (tutti
gli altri) e facendo le vittime nei confronti di chiunque. Non si dimostra
il proprio valore facendo in modo che un duplice omicida venga giudicato
innocente perché è nero, si chiama O.J. Simpson e c’è
pericolo di rivoluzione civile in caso di condanna...
C’è
una scena, in un altro film di Spike Lee, “Fa la cosa giusta”, in cui
il personaggio di Danny Aiello viene coperto di insulti dal personaggio
di Giancarlo Esposito (che nonostante il nome è più nero
di Spike Lee) e lui, esasperato anche dalla musica a palla della radio
di Radio Rahim, alla fine esplode chiamandolo "negro schifoso" e sfasciando
tutto a colpi di mazza da baseball. Ecco, “Get on the bus” è
un bel film (a parte lo stile “trasandato”), ma ti esaspera talmente
tanto che alle volte fa quasi venir voglia di vestirsi di bianco e andare
in giro a bruciare croci...
Tutti
sull'autobus!
Percorsi
tematici
La
25a ora
- di Spike Lee;
con Edward Norton, Philip Seymour Hoffman, Barry Pepper, Rosario Dawson.
Bamboozled - di Spike Lee; con Damon Wayans,
Savion Glover, Tommy Davidson, Jada Pinkett-Smith.
He Got Game - di Spike Lee; con Ray Allen,
Denzel Washington, Milla Jovovich, Bill Nunn, John Turturro, Rick
Fox.
Inside Man - di Spike Lee; con Denzel Washington,
Clive Owen, Jodie Foster.
Lei mi odia - di Spike Lee; con Anthony
MacKie, Kerry Washington.
Summer of Sam - di Spike Lee; con John Leguizamo,
Mira Sorvino, Jennifer Esposito, Adrien Brody.
When the Leeves Broke: A Requiem In Four Acts
- di Spike Lee.
Titolo:
Bus in viaggio (Get on the bus)
Regia:
Spike Lee
Sceneggiatura:
Reggie Rock by the wood
Fotografia:
Elliott Davis
Interpreti:
Ossie Davis, Andre Braugher, Charles S. Dutton, Richard Belzer, Randy
Quaid, Thomas Jefferson Byrd, Isaiah Washington, Roger Guenveur Smith,
Hill Harper, Gabriel Casseus, Wendell Pierce, De'aundre Hall, Bernie
Mac, Steve White, Harry J. Lennix, Hosea Brown III, Albert Hall, Roger
Guenveur Smith, Joie Lee, Kristen Wilson, Frank Clem
Nazionalità:
USA, 1996
Durata:
1h. 40'
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