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Alberto Cassani, 1 Marzo 2000: Noioso |
FilmAuro,
18 Febbraio 2000
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The
Blair Witch Project
di Dan Myrick & Eduardo Sanchez
"Io
stavo al laboratorio di sviluppo, comando di zona. A volte ci riportavano
le pizze dei filmati, ma senza l’operatore: solo i rulli dei film. Allora
capivamo che l’operatore ci aveva lasciato la pelle, ed era emozionante
sviluppare la pellicola perché non sapevi cosa c’era dentro.
A volte non c’era niente, ma altre volte... vedevi roba da brividi!"
"84 Charlie MoPic", 1989.
“The
Blair Witch Project” è probabilmente il film che ha avuto il
guadagno netto (detratti i costi, quindi) più alto di tutta la
storia del cinema. Molti potranno pensare che il successo economico
del film sia merito esclusivamente della massiccia campagna pubblicitaria,
ma non è esattamente così. Il sito Internet, realizzato
ben prima del film, è un piccolo capolavoro di marketing applicato
alle nuove tecnologie. In effetti è stato proprio questo sito
a creare il “buzz” attorno al progetto, ma dietro al successo del film,
dietro al successo del sito, c’è una straordinaria idea
cinematografica.
Tre
studenti di cinema decidono di realizzare un documentario su alcune
delle leggende metropolitane che popolano un bosco ed i suoi dintorni.
Armati di videocamera video 8 e di cinepresa 16mm iniziano con l’intervistare
gli abitanti dei paesini attorno al bosco, per poi addentrarsi tra gli
alberi per riprendere i luoghi in cui gli avvenimenti raccontati nelle
leggende si sono svolti.
Va
bene: la trama non è delle più originali, assomiglia molto
alla tipica trama da film horror di serie B, ma è il modo di
presentare e realizzare la storia che è davvero accattivante.
Certo, anche questo non è particolarmente innovativo, ma dal
punto di vista prettamente cinematografico è davvero perfetta.
Negli anni abbiamo assistito a diversi finti documentari, da “This is
Spinal Tap” di Rob Reiner a “Henry, pioggia di sangue”, fino al recente
“Una relazione privata”. “Blair Witch Project”, però, è
una cosa diversa: “Blair Witch Project” non è un documentario
“finto e proprio”, “Blair Witch Project” si presenta come un documento
originale, non manipolato in nessun modo, diverso in questo da “Cannibal
Holocaust” di Ruggero Deodato che intermezzava sequenze “vere” a discussioni
di dirigenti televisivi sull’opportunità di trasmettere le immagini
in tv. La differenza più grande, più importante, è
che “Cannibal Holocaust” riesce nel proprio intento, schifare lo spettatore,
mentre “Blair Witch Project” manca in pieno l’obiettivo: spaventarlo.
Molti
hanno mosso delle critiche di livello tecnico al film, ma a parte il
fatto che le trovi di scarsa importanza rispetto ad altri aspetti, le
trovo anche non giustificate. Una delle critiche che mi ha lasciato
più perplesso è stata quella riguardante la durata delle
batterie delle due camere. In realtà una batteria allo zinco,
per la telecamera, può tranquillamente durare 4 ore ed è
relativamente leggera (certo questo non vuol dire che sia facile correre
con la telecamera in mano...), mentre la cinepresa passa più
tempo spenta che non accesa, e comunque la batteria potrebbe durare
un’oretta buona. Se consideriamo che, nella finzione filmica, il film
di un’ora e mezza è tutto quello che i tre ragazzi hanno girato
(nella realtà il girato ammontava ad una ventina di ore) capiamo
come la cosa sia tranquillamente possibile. In effetti l’alternanza
tra video e pellicola funziona benissimo, i problemi di questo film
sono ben altri. I problemi di questo film sono ben più gravi.
I problemi veri riguardano la sceneggiatura, non la sua realizzazione.
Se
l’idea di partenza è molto buona, altrettanto non si può
dire dello sviluppo: la trama è inconsistente; i personaggi,
per quanto interessanti, risultano noiosi perché noiosi sono
i loro dialoghi e le scene di suspense non riescono ad essere per nulla
efficaci a causa della loro breve durata. Aggiungeteci il fatto che,
nella finzione filmica, i cameramen sono non professionisti (per cui
molte inquadrature risultano confuse) e che molte scene si svolgono
di notte (il che vuol dire poca o nessuna luce) e capirete come molti
degli importanti elementi orrorifici finiscano per essere fuori campo
(finale compreso). Spesso capita che il trailer di un film riesca ad
essere meglio del film vero (e questo è molto utile all'industria
cinematografica perché una volta in sala non puoi più
farti rimborsare il biglietto). Nel caso di “Blair Witch Project”, al
di là dell’idea iniziale spiattellata ai quattro venti in ogni
dove, lo sviluppo della trama è ben poca cosa. Per riuscire a
scrivere un buon film avendo a disposizione solo tre personaggi, che
per di più sono spaventati a morte, bisogna essere davvero bravi
e bisogna anche avere un po’ di esperienza di scrittura, altrimenti
non si riesce a tenere il ritmo giusto. “Blair Witch Project” è
il primo film dei due registi, si può sperare che in questo migliorino
col tempo, ma per ora non sanno proprio come muoversi.
All’uscita
dal cinema ci siamo chiesti cosa ci avesse spinto a vedere questo film.
A pagare per vederlo. Per quanto mi riguarda, l’idea iniziale ha avuto
moltissima importanza, è infatti molto simile a quella che mi
ha fatto amare il bel film di Patrick Sheane Duncan sulla guerra del
Vietnam che ho citato all’inizio; ma per quanto riguarda i miei amici,
come tutti gli altri spettatori, li avevano convinti i continui riferimenti
della stampa (e della TV) al film, all’evento creato intorno al film.
Certo ha influito anche la presunta narrazione di una leggenda e la
confusione creatasi tra il piano della realtà e quello della
finzione (ho sentito di gente convinta che questa sia effettivamente
una storia vera), ma il clamore suscitato dai mass-media ed il fatto
che così tanta gente sia andata a vederlo hanno avuto molta più
importanza. A nessuno di noi il film è piaciuto, tutti siamo
usciti dalla sala annoiati e parecchio delusi. Io ero probabilmente
quello meno negativista, perché mi aveva impressionato positivamente
la costruzione prettamente tecnica del film, sprecata però da
una sceneggiatura davvero poco interessante. Ma anch’io non avrei mai
consigliato a nessuno di andarlo a vedere. E anche a distanza di qualche
giorno, avendo avuto il tempo di pensarci su (e avendo leggermente rivalutato
il finale), non mi sento di consigliarne la visione. A meno che non
si voglia farne una lettura esclusivamente didattica, per cercare di
capire dove gli autori hanno sbagliato e dove invece se la sono cavata.
Ma questo trovo lo debbano fare gli stessi autori, non gli spettatori.
Purtroppo, però, Myrick e Sanchez sembrano interessati a ripetere
l’evento più che a migliorare le proprie capacità cinematografiche,
con il loro prossimo film.
Se
c'è qualcosa da vedere, voglio registrarlo in 16mm...
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tematici
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Ravaryete makdush - Black Tape: A Tehran Diary
- di Fariborz Kamkari; con Shilan Rahmani.
Titolo:
The Blair Witch Project - Il mistero della strega di Blair (The Blair
Witch Project)
Regia:
Dan Myrick & Eduardo Sanchez
Sceneggiatura:
Dan Myrick, Eduardo Sanchez
Fotografia:
Neal Fredericks
Interpreti:
Heather Donahue, Michael Williams, Joshua Leonard, Bob Griffith, Jim
King, Sandra Sánchez, Ed Swanson, Patricia DeCou, Mark Mason,
Jackie Hallex
Nazionalità:
USA, 1999
Durata:
1h. 27'
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