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Emanuela
Perozzi, 1 Febbraio 2008: Schermato |
01
Distribution, 8 Febbraio 2008
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Caos
calmo
di Antonello Grimaldi
In
un'anonima giornata d'estate la vita di Pietro Paladini (Nanni Moretti)
viene sconvolta per sempre. Sua moglie Lara muore improvvisamente, mentre
lui non è con lei. Negli stessi istanti della tragedia, Pietro
infatti sta salvando una perfetta sconosciuta (Isabella Ferrari) dall'annegamento.
Per stare vicino a sua figlia Claudia (Blu Yoshimi), di soli 10 anni,
Pietro decide di rimanere tutto il giorno fuori la scuola elementare
ad aspettare il termine delle lezioni. Giorno dopo giorno, Pietro finisce
per stabilirsi davanti la scuola, tralasciando il lavoro e suscitando
lo stupore dei colleghi, del fratello Carlo (Alessandro Gassman), della
cognata Marta (Valeria Golino), fino a quando non prenderà coscienza
che il suo comportamento è solo un modo per non affrontare il
dolore della perdita.
La
sofferenza non entra mai in scena, o almeno non seguendo gli standard
rappresentativi cui l'arte ci ha abituati: niente scene strazianti,
nessuna superflua esibizione del dolore. Quello di "Caos Calmo"
è legato ad una morte brusca e violenta, eppure di morte non
si parla quasi mai. Solo Marta accenna alla fine assurda di sua sorella,
ma soltanto per convincersi dell'esistenza di un colpevole. Pietro riesce
a malapena a constatare che sua moglie aveva molte più scarpe
di quanto lui credesse, però poi cancella tutti i messaggi della
sua posta elettronica con un solo ed irreversibile clic del mouse: Lara
non c'è più, e di lei non si deve sapere né parlare.
Semplicemente, Pietro Paladini non sta soffrendo. C'è dentro
di lui un silenzio improvviso, sceso senza tristezza e senza rimorso.
Seduto
di fronte la scuola della sua bambina, rimane ad aspettare un dolore
che non arriva. Perché non soffro? Neppure Claudia sembra soffrire,
si addormenta serena e non piange mai. Sono queste le domande che Pietro
deve porsi mentre lentamente lascia che la sua vita assuma punti di
vista nuovi e inattesi. I giardinetti, la panchina, il gioco con il
bambino down che passa di lì ogni mattina, Claudia affacciata
alla finestra a salutarlo durante la ricreazione, la ragazza bella e
dolce che porta a spasso il suo cane, le visite di amici e colleghi
di lavoro che cominciano a riempire giornate intere trascorse lì
davanti ad aspettare il suono della campanella. Pietro ha costruito
così un massiccio diversivo, fatto di abitudini e ritualità,
per non fermarsi a pensare a quel giorno d'estate in cui la sua vita
è cambiata. Oltre la scuola, oltre Claudia, ci sarebbe il senso
di colpa da affrontare, ci sarebbe il vuoto da guardare in faccia e
metabolizzare. Meglio rimandare e crogiolarsi ad osservare un pezzo
di mondo fino a poco tempo fa sconosciuto, ora il più affidabile
degli scudi contro il dolore. L'esperienza del vuoto affettivo viene
fotografata, viene in qualche modo recepita dal nostro eroe, ma completamente
svuotata del suo contenuto affettivo. Quando il dolore è troppo
forte, spesso l'unica soluzione è rimuoverlo. Pietro vive perciò
in quell'annullamento affettivo che gli consente di tenere in piedi
i precari equilibri della sua esistenza.
L'estate
si avvia pigramente al suo epilogo, ottobre porta con sé le prime
foglie di un autunno incalzante, ma lui è ancora lì, fermo
e inamovibile a dispetto dei consigli di chi gli vuole bene, il fratello
scapestrato, la cognata instabile e un po' folle. Sulla panchina riceve
visite di chi con lui ha da condividere un dolore o una preoccupazione,
incassa abbracci mai di circostanza, segue le travagliate vicissitudini
della sua azienda, stila puntigliosi elenchi delle case in cui ha abitato,
delle compagnie aeree con cui ha viaggiato, mentre i cambi di stagione
scorrono a preservarlo sempre più da ogni possibile fragilità.
Se
Claudia non soffre forse è perché tu non soffri abbastanza
- gli fa notare Carlo. Quando però la bambina gli confessa un
po' imbarazzata che i suoi compagni di classe la prendono in giro perché
lui se ne sta tutto il giorno su una panchina ad aspettarla, per Pietro
vuol dire presentarsi nudo alla realtà del dolore e, paradossalmente,
sciogliersi in un sollievo. La corazza frana di colpo nelle poche parole
della figlia. E se il silenzio non fa più paura, è perché
non contiene più il ghiaccio che lei si teneva dentro. Il momento
in cui il dolore fa la sua comparsa, allo spettatore è dato solo
modo di intuirlo attraverso le impercettibili espressioni del volto
di Pietro e i suoi gesti improvvisamente dissepolti dal torpore dell'impassibilità.
La regia di Antonello Grimaldi si tira indietro con garbo e la macchina
di Pietro mettendosi in moto si allontana per sempre da quel palcoscenico
di perfezione, artificio psicologico costruito a tutela della fragilità
di Claudia, che ora non ha più ragione d'essere.
L'omonimo
romanzo di Veronesi, da cui il film è tratto, rivive abbastanza
fedelmente nelle immagini e soprattutto nella composta calma di un Moretti
perfettamente calato nei panni del protagonista. In tutti gli stati
d'animo che lo scuotono, dall'indifferenza allo stordimento, dalla paura
alla dolcezza, Moretti apporta una spontaneità e una velata ironia
che lo rendono amabilmente detestabile. Anche nel modo di alternare
senso di protezione e immoralità, il personaggio è sempre
credibile nel suo manifestare la disperazione sotterranea che lo anima.
E se il film può risultare a tratti un po' 'distaccato' è
solo perché ha saputo rispettare la percezione che si avverte
leggendo lo splendido romanzo di Veronesi, insieme al costante desiderio
di andare oltre le apparenze e leggere tra le righe. Perché "Caos
calmo", almeno la versione letteraria, è proprio il dolore
che riesce ad arrivare oltre l'apparenza della sua assenza, è
il dolore che già c'è, anche quando non si mostra neppure
a chi lo prova.
Titolo:
Caos calmo
Regia:
Antonello Grimaldi
Sceneggiatura:
Nanni Moretti, Laura Paolucci, Francesco Piccolo
Fotografia:
Alessandro Pesci
Interpreti:
Nanni Moretti, Valeria Golino, Isabella Ferrari, Alessandro Gassman,
Blu Yoshimi, Hippolyte Girardot, Kasia Smutniak, Denis Podalidès,
Charles Berling, Silvio Orlando, Alba Rohrwacher, Manuela Morabito,
Roberto Nobile, Babak Karim, Beatrice Bruschi, Antonella Attili, Sara
D'amario
Nazionalità:
Italia, 2008
Durata:
1h. 52'
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