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Luciana
Morelli, 9 Gennaio 2004: Disastroso |
Medusa,
2 Gennaio 2004
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Il
cartaio
di Dario Argento
“Ogni
uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero”
Oscar Wilde.
Protagonista
del nuovo film di Dario Argento è il poker, o meglio: un giocatore
di poker che si fa chiamare 'il cartaio', un appassionato informatico
che con i suoi trucchetti e bluff sfiderà la Polizia in una partita
on-line all'ultimo sangue le cui vincite sono espresse in termini di
vite umane.
Dopo
la sparizione di una ragazza inglese, l'ispettore Anna Mari (Stefania
Rocca) viene contattata da un misterioso giocatore di poker on-line
che tramite lei costringerà la Polizia romana a cedere ai suoi
ricatti e a giocare con lui per salvare, in caso di vittoria, la vita
delle donne che di volta in volta rapirà e le cui torture vanno
in rete tramite webcam. Nelle indagini entreranno anche la Polizia britannica
nei panni dell'agente John Brennan (Liam Cunningham) e Remo (Silvio
Muccino), un esperto di videogiochi. Tutti insieme proveranno a stanare
l'assassino cercando di svelare la sua identità e l'oscuro movente
che lo spinge a questi macabri rituali.
A
proposito di maschere e menzogne, quel che ci piacerebbe sapere dopo
aver visto il film è qual è il vero Dario Argento, perché
francamente pur sforzandosi non si riesce a credere che sia veramente
lo stesso regista nato professionalmente negli anni '70 e padre di alcuni
dei più bei film in assoluto della storia del thriller. L'Argento
attuale è pressoché irriconoscibile, un mestierante noioso
ed impacciato che ha inanellato una serie di film scadenti, cominciando
da "Trauma" passando per il pessimo "La sindrome di Stendhal",
accennando ad una ripresa con "Non ho sonno"
ma concludendo purtroppo con questo "Il Cartaio", la sua ultima
deludente fatica (deve avercene buttata proprio tanta per riuscire
a farlo così brutto).
L'aspetto
freddo e insulso delle immagini riporta con la mente alla TV, precisamente
ai telefilm polizieschi che negli anni '70-'80 andavano tanto di moda
e che Argento ebbe modo di produrre, filmare e scrivere per la RAI (imitato
successivamente dal suo buon amico Lamberto Bava) insieme ai suoi collaboratori
più fedeli tra il 1973 ed il 1974 intitolati "La porta sul
buio". Quelli però, pur essendo un gradino inferiori alle
sue prime grandi opere cinematografiche, avevano all'epoca il fascino
avvincente della sfida per il regista romano, che riuscì nonostante
tutto a mantenere intatta la sua vena artistica senza snaturare troppo
il suo stile di base.
Qui
oggi, nel 2004, siamo scesi ulteriormente di livello persino rispetto
a quel suo breve passaggio televisivo perché "Il Cartaio"
sembra davvero un (pessimo) film per la TV: gli attori sono totalmente
inadeguati, a cominciare dall'eroina del filone sentimentale Stefania
Rocca, impacciata e mai entrata appieno nel personaggio carismatico
cucitole addosso in modo sconsiderato, come tutto il resto del cast
che sembra quello di una grottesca commedia all'italiana. A parte Liam
Cunningham e Claudio Santamaria sono tutti da bocciare clamorosamente,
come l'intero primo tempo del film che è a dir poco soporifero.
Ennesima nota dolente è il disastroso doppiaggio italiano (il
film è girato infatti in inglese, immaginiamo per una maggiore
esportabilità) e la facilità con cui si giunge alla soluzione
del giallo intuendo da metà film l'identità dell'assassino.
Un elogio agli effetti speciali del grandissimo Sergio Stivaletti, davvero
sorprendenti, e all'impegno nelle musiche di Claudio Simonetti che se
pur indiscutibilmente piacevoli e d'effetto appaiono ormai inadeguate
e troppo retrò per i 'tempi' cinematografici odierni. E poi la
storia, piatta e banale, senza capo né coda e tantomeno significati
nascosti, riconducibile per troppi particolari a "Il Silenzio degli
innocenti" e mai in grado di sorprendere lo spettatore.
Possiamo
affermare che è senza ombra di dubbio proprio Dario Argento il
regista italiano che negli ultimi dieci anni ha deluso di più
le aspettative dei suoi innumerevoli fan sparsi per il mondo, con una
trasformazione di stile radicale ed avvilente ai limiti dell'incredibile.
E' scomparso dai suoi film tutto cio' che di affascinante aveva strabiliato
le folle nei suoi cult più famosi, iniziando da "L'uccello
dalle piume di cristallo", culminando nel suo più grande
capolavoro "Profondo Rosso" e proseguendo in tutti i suoi
innovativi successi che lo hanno seguìto, come "Suspiria",
"Phenomena" e "Opera": la suspense, il terrore,
il dubbio, le soggettive asfissianti, la crudeltà degli omicidi,
le invenzioni sceniche e il gusto del sadismo più puro e violento
che lo avevano reso almeno nel nostro paese il re indiscusso del cinema
del brivido sono solo un lontano ricordo.
Sarà
che forse è giunto ad punto morto della sua creatività
o semplicemente che è nel bel mezzo di una lunga crisi di mezza
età, ma sta di fatto che anche una fan adorante come la sottoscritta
ha fatto fatica a riconoscere anche un solo dettaglio 'argentiano' da
esaltare in questo film. Quel che è certo è che al grande
regista romano occorre un rinnovamento totale, un ritorno al suo genere
tradizionale e cioè il thriller-horror, ma quel che gli occorre
più di tutto è una lunga pausa di riflessione che appare,
a questo punto, oltre che consigliabile anche opportuna. Un artista
riesce a rendersi conto di quando arriva il momento di appendere i ferri
del mestiere al chiodo... e Argento è stato indiscutibilmente
un grande artista.
Vorrei
concludere con una riflessione ed un pensiero da appassionata quale
sono: la profonda ammirazione per il personaggio e l'artista Argento
mi porta spesso ad essere troppo critica nei suoi confronti, specialmente
riguardo ai suoi ultimi lavori, ma dopo aver espresso la mia spassionata
opinione sul film vorrei approfittare di questa occasione per sottolineare
che, nonostante tutto, non finirò mai di ringraziarlo per quel
che mi ha saputo regalare con i suoi vecchi film e che - nonostante
tutti i suoi innumerevoli, attuali, difetti - resta a mio parere uno
dei più grandi registi italiani della storia del cinema.
Percorsi
tematici
Nonhosonno
- di Dario Argento; con Max von Sidow, Stefano Dionisi, Chiara Caselli.
Profondo rosso - di Dario Argento; con David
Hemmings, Daria Nicolodi, Gabriele Lavia.
La terza madre - di Dario Argento; con Asia
Argento, Moran Atias.
Titolo:
Il Cartaio
Regia:
Dario Argento
Sceneggiatura:
Dario Argento
Fotografia:
Benoit Debie
Interpreti:
Stefania Rocca, Liam Cunningham, Silvio Muccino, Claudio Santamaria,
Adalberto Maria Merli, Fiore Argento, Antoinio Cantafora, Piermaria
Cecchini, Cosimo Fusco, Mia Benedetta, Giovanni Visentin, Vera Gemma,
Claudio Mazzenga, Alessandro Mistichelli, Luis Molteni, Mario Opinato,
Micaela Pignatelli, Jennifer Poli, Conchita Puglisi
Nazionalità:
Italia, 2003
Durata:
1h. 46'
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