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Emanuela
Perozzi, 19 Ottobre 2006: Impresentabile |
01
Distribution, 3 Novembre 2006
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A
casa nostra
di Franesca Comencini
Il
nuovo film di Francesca Comencini esce nelle sale italiane in un momento
che non poteva apparire più opportuno. Tra gli scandali di "Calciopoli"
e l'esplosione del caso Telecom, negli ultimi mesi la nuova frontiera
delle intercettazioni telefoniche viene utilizzata nel nostro Paese
come illusorio strumento per poter esercitare un controllo totale sulle
nefandezze dei nostri potenti. Origliare, spiare, intercettare, rubare
affermazioni compromettenti e tramutarle in trascrizioni dettagliate
da leggere avidamente sulle colonne dei nostri giornali, è l'ultima
faccia di questa Italia indignata e spaesata che ci troviamo a raccontare.
E che anche la Comencini, non nuova peraltro ad affrontare tematiche
sociali che hanno inciso nella cultura del nostro Paese ("Carlo
Giuliani, ragazzo"), ha voluto raccontare in una pellicola che
si sofferma sul valore dei soldi e sulla gestione del denaro in una
Società in cui quest'ultimo si lega, fino a coinciderne, con
la ricerca del Potere sopra ogni altra cosa, ignorando legalità
e moralità.
Seguendo
le vicende di Ugo (Luca Zingaretti), un affermato banchiere implicato
in affari illeciti, il film propone il mondo delle intercettazioni telefoniche
come mezzo lecito per incastrare i disonesti e scoperchiare la cima
di un iceberg in cui il denaro rappresenta solo l'anello terminale
di un processo più ampio. Paladina della giustizia è Rita
(Valeria Golino), il Capitano della Guardia di Finanza che lavora giorno
e notte per trovare la frase fuori posto, la prova schiacciante che
possa condurre all'arresto di Ugo.
Il personaggio della Golino, anche grazie alla indiscussa bravura dell'attrice,
avrebbe potuto essere uno splendido ritratto di quella caparbietà
che spesso nelle donne si mescola alla sana fragilità di assecondare
la propria femminilità, ma purtroppo finisce, come tutti gli
altri personaggi, nell'"infinito vuoto" di una sceneggiatura
circolare che butta nel calderone situazioni, condizioni esistenziali,
percorsi di vita che mai trovano un reale senso all'interno del film.
La
spasmodica ricerca di trovare nei soldi l'invisibile filo conduttore
che tiene unite le persone, a qualsiasi livello si trovino nella scala
sociale e qualsiasi sia l'utilizzo che ne vogliano fare, è onestamente
un tentativo arduo che né la brutta sceneggiatura né la
regia superficiale riescono a rendere quanto meno apprezzabile. Il film
scorre tra noia e incredulità verso un triste punto fermo, quello
di trovarci di fronte ad una pretesa azzardata, ad un film sbagliato
che non riesce a sfruttare il momento opportuno di cui si parlava. Persino
l'intercettazione telefonica perde gradualmente il suo significato,
diventando ridicola rincorsa dell'ennesimo tracciato che conduce forzatamente
ad altri personaggi, ad altre storie illegali, ad altri sottili legami
tra una vicenda di Potere (con i soldi si può comprare anche
una vita) e una vicenda di disperazione e miseria.
Volendo
anche tralasciare il motivo oscuro per cui un uomo ricco e potente come
Ugo debba acquistare proprio il bambino portato in grembo da una prostituta
in coma, avendo a disposizione possibilità certamente più
discrete, rimane da chiederci se questa fosse la scelta narrativa più
adeguata per dimostrare che lo sporco arriva ovunque e in più
direzioni e che poi alla fine c'è sempre un capro espiatorio
che paga per tutti, il prestanome che più ingenuamente ha dato
ascolto alla sirena dei soldi facili. E in questo sì che siamo
"a casa nostra", conveniamo con la Comencini nella volontà
di rappresentare un'Italia in cui troppo spesso ci si accontenta della
scelta più buonista, in cui i panni sporchi ormai non si lavano
più, fuori o dentro casa che sia. Se questa era l'idea di partenza
allora la colpa del film è ancora più evidente e imperdonabile,
poiché mai, durante tutta la visione, viene meno la perplessità
per una parata di personaggi slegati tra loro, nonostante il patetico
accanimento nel volerli far incrociare tutti alla fine del film, per
delle sequenze obbiettivamente brutte e insensate, per la recitazione
incolore di quasi tutti gli attori (la Golino, come detto, e Battiston
riescono a non soccombere) e persino per le musiche della Banda Osiris
che, i più attenti avranno notato, finisce amaramente per ripetere
se stessa (una delle melodie usate è la stessa di "Tartarughe
sul dorso").
Percorsi tematici
Mi
piace lavorare - Mobbing - di Francesca Comencini; con Nicoletta
Braschi.
Titolo:
A casa nostra
Regia:
Francesca Comencini
Sceneggiatura:
Francesca Comencini, Franco Bernini
Fotografia:
Luca Bigazzi
Interpreti:
Luca Zingaretti, Valeria Golino, Giuseppe Battiston, Laura Chiatti,
Luca Argentero, Teco Celio, Fabio Ghidoni, Cristina Suciu, Valentina
Lodovini, Bebo Storti, Paolo Bessegato, Teresa Giuditta Acerbis, Elena
Bellini, Antonello Annunziata, Christian Stelluti
Nazionalità:
Italia, 2006
Durata:
1h. 41'
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