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Alberto Cassani, 11 Luglio 2002: Notevole
Il
Castello
di Rod Lurie
Quando
ero a militare, i soldati di leva che cercavano di seguire la disciplina
militare venivano etichettati dai commilitoni come "convinti"
e additati con ignominia da tutti. Girare per la base con la divisa
in ordine e il basco color carta da zucchero in testa era cosa di cui
vergognarsi. Non per me e per pochi altri, che da quei 12 mesi al servizio
dello Stato abbiamo cercato di tirar fuori qualcosa di utile. E non
è una cosa di cui mi pento, tanto che a 5 anni di distanza dal
giorno del congedo, ancora porto al collo le piastrine non ufficiali
che io ed un altro paio di ragazzi ci facemmo fare ai tempi dell'Addestramento
Reclute.
Il
Generale Irwin è una leggenda vivente dell'Esercito degli Stati
Uniti. Processato dalla Corte Marziale, Irwin si è dichiarato
colpevole ed è stato condannato a scontare dieci anni in un carcere
militare di massima sicurezza noto come "Il Castello". Resososi
presto conto dell'inettitudine del direttore del carcere, l'ex Generale
decide di provare a restituire ai detenuti la propria dignità
di soldati, prima ancora che di uomini. Per il direttore, Colonnello
White, questo equivale ad una dichiarazione di guerra, perché
ora che ai detenuti è stato ricordato perché portano al
collo quelle piastrine, e gli è stata indicata la loro bandiera,
sono diventati a tutti gli effetti "il nemico".
Tutto
già visto, tutto già sentito, ma detto detto e mostrato
con grande perizia e grande efficacia.
La troupe capitanata da Rod Lurie, tra l'altro diplomato all'Accademia
Militare di West Point, mette in scena sequenze magistrali ma anche
qualche insignificante errore di montaggio, inquadrature eccezionali
e climax da coito interrotto. Tutto il conflitto finale, ad esempio,
è a ben guardare assolutamente ridicolo ma comunque straordinariamente
efficace, e dalla sceneggiatura di David Scarpa e Graham Yost traspare
in pieno non solo quanto sia importante la figura di un "grande
capo" per dei soldati, ma anche quanto carisma e quale alone di
leggenda si porti appresso il Generale interpretato da Robert Redford.
Può
sembrare curioso vedere Redford, oppositore naturale ai prodotti hollywoodiani,
protagonista di una produzione Dreamworks tutto sommato ligia alle regole
degli Studios, ma in realtà il suo Generale Irwin potrebbe benissimo
essere la prosecuzione ideale di quel suo - ottimo - Brubaker di qualche
decennio fa: un personaggio che, nel suo essere straordinario, non ha
paura di mettersi in gioco, di mettere in gioco la propria carriera
e la propria stessa vita, per restituire la dignità a delle persone
che l'hanno persa ma continuano ad averne diritto. Un character,
dunque, perfettamente in linea con il personaggio-Redford, ed un film
che apparirà politically correct - anzi: americano
- solo a quelli che non apprezzano la filosofia militare. Filosofia
che, evidentemente, era incomprensibile a molti miei commilitoni della
Base Aeronautica di Ghedi.
Titolo:
Il Castello (The Last Castle)
Regia:
Rod Lurie
Sceneggiatura:
David Scarpa, Graham Yost
Fotografia:
Shelly Johnson
Interpreti:
Robert Redford, James Gandolfini, Mark Ruffalo, Delroy Lindo, Steve
Burton, Paul Calderon, Samuel Ball, Jeremy Childs, Clifton Collins Jr,
George W. Scott, Brian Goodman, Michael Irby, Frank Military, Maurice
Bullard, Nick Kokich, David Alford, Dean Hall, Peg Allen, Rick Vito,
Forrest D. Bradford, Scott Michael, Dean Miller
Nazionalità:
USA, 2001
Durata:
2h. 13'
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