A Civil Actiondi Steven Zaillian Massachusetts, anni Ottanta. Woburn è una cittadina nella quale sono avvenute le morti di una decina di bambini. Jan Schlichtmann è un avvocato che viene, suo malgrado, a conoscenza di queste morti ancora inspiegate e, incontrati alcuni degli abitanti della cittadina, decide di dedicarsi a quella che all'inizio è per lui solamente una causa come un'altra... "A Civil Action" è un film di un certo spessore: propone una tematica impegnata, tratta lucidamente la questione spinosa della giustizia molto spesso iniqua, sviluppa l'evoluzione del protagonista insieme allo snodo della vicenda stessa e, non da ultimo, è anche un buon film dal punto di vista tecnico. Jan Schlichtmann è un avvocato di successo che condivide uno studio legale insieme ad altri tre amici-soci. Ciò che lo anima nella sua professione non è tanto la componente umanitaria quanto, invece, il gusto della sfida insita in ogni causa e il conseguente arricchimento. La sua personalità può essere riassunta nel rapido ritratto che viene fatto all'inizio del film, quando viene definito uno fra i dieci scapoli d'oro del momento e quando guida la sua Porsche senza rispettare i limiti di velocità. La sua sicurezza in sé e nelle proprie capacità lo induce a lanciare quella che si prefigura essere la sua più grande sfida professionale, ossia una causa intentata a due grosse multinazionali. La sfida è quella di dimostrare che queste due aziende hanno eliminato dei rifiuti tossici gettandoli nei corsi d'acqua di Woburn e che, avendoli inquinati, sono dunque le responsabili delle morti dei bambini avvenute per leucemia, disgrazie in realtà mai veramente chiarite. La
vicenda del film - basata su un fatto realmente accaduto - tratta dunque
una tematica spinosa, vicenda sulla quale gli abitanti stessi della
cittadina non raccontano tutto quello che sanno. Ma questa reticenza
diventa certamente ancora più inquietante quando è manifestata
da genitori che vedono i loro figli bere ogni giorno l'acqua sospettata
di avvelenamento. Per
quanto Schlichtmann sia molto navigato e disincantato sia nella sua
professione che riguardo al meccanismo giudiziario, e nonostante inizialmente
fosse mosso da meri intenti veniali, a questo punto decide di proseguire
nel cammino intrapreso mettendo in gioco il suo studio, la sua carriera
e, soprattutto, i falsi valori nei quali ha sempre creduto. Se da un
lato Schlichtmann può essere biasimato per avere ostinatamente
trascinato con sé anche i suoi tre soci, dall'altro non gli si
possono criticare invece le intenzioni, che a questo punto del film
si trasformano, insieme alla sua filosofia di vita. Infine, la buona qualità del film è data anche dalla regia che, pur non essendo eccessivamente elaborata, comunque lo arricchisce con il ricorso a montaggi incrociati in un paio di sequenze (particolarmente apprezzabile l'accostamento tra la lezione dell'avvocato Facher tenuta ai suoi studenti e la sua arringa in aula), con una dissolvenza e un'inquadratura a piombo, particolarità che non si vedono spesso al cinema e che fanno la differenza di stile.
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