16 Ottobre 2006

Les Ambitieux
Interviste a Catherine Corsini e Eric Caravaca

di Gabriele Marcello


Intervista a Catherine Corsini

È la prima volta che si cimenta con una commedia. Com'è stato per lei?
Eccitantissimo, davvero. Fino ad ora ho sempre fatto film introspettivi e difficili, ma sapevo che la commedia era un genere che volevo esplorare. Non è per nulla facile, è una questione di tempi, di sistematicità. Inoltre, se si sbaglia una piccola cosa nell'impalcatura del film, crolla tutto. Dovevo sentirmi pronta, e poi ho avuto l'appoggio dei due attori che hanno creduto nel progetto e che lo hanno portato avanti assieme a me.

Come l'è venuta in mente l'idea di una coppia così particolare e poi così, se vogliamo, bruciata dall'ambizione?
Catherine CorsiniPersonalmente penso che l'ambizione sia uno dei componenti della vita degli individui. Mi piacciono le persone ambiziose, mi piacciono molto: le trovo interessantissime, forse perché sono dei guerrieri della vita, che hanno un loro obiettivo e lo portano avanti, tentano di conquistare quello che vogliono e per ottenerlo sono disposti anche a sacrificarsi. Io stessa sono una persona molto ambiziosa, nel lavoro come nella vita. Nel lavoro diventi ambizioso quando non ti accontenti, quando tenti di dare il massimo, anche solo per girare un campo-contro campo. Nella vita, invece, l'ambizione è nei rapporti con gli altri, nello scegliere il partner giusto, nel riuscire a fare tante cose e farle bene. Molti pensano che Julien sia ambizioso, ma io penso che anche Judith lo sia. Nel modo di vestire, nel suo rapporti con l'altro sesso, anche nel modo in cui legge un testo per valutarlo. Mi divertiva l'idea che due esseri del genere potessero innamorarsi. Julien si innamora per primo, forse perché penso che l'uomo riesca più spesso a dividere il lavoro dalla vita privata, mentre le donne uniscono tutto. In definitiva penso che le donne siano ambiziose più degli uomini, perché spesso vengono considerate inferiori, così ho creato un personaggio non amabile ma molto forte.

Il suo film è un diretto omaggio alla commedia classica americana o sbaglio?
Assolutamente no, hai colto nel segno. Adoro i film di Lubitch e di Billy Wilder. La commedia americana ha un certo nonsoché, è così trasparente e delicata... Pensa a "L'appartamento", uno dei miei modelli di riferimento: un film tecnicamente perfetto, con i tempi di un cronometro, perfetti. In Francia manca tutto ciò, nel senso che manca a mio avviso una considerazione della commedia come intrattenimento intelligente. Spesso le nostre commedie o sono volgari o sono viatico per gag senza contorni. Per scrivere il film ho guardato tutte le commedie americane che potevo, per cogliere la giusta ispirazione. Per il finale mi è sembrato doveroso rendere omaggio a "Colazione da Tiffany" di Black Edwards.


Intervista ad Eric Caravaca

È stato difficile lavorare con regista come la Corsini?
Eric Caravaca con alle spalle Karin ViardOddio... Penso che un film sia sempre difficile da girare, sia in qualità d'attore sia in qualità di regista. Ogni volta sperimento un metodo nuovo, mi piace variare. L'esperienza con Catherine Corsini è stata intensa e affascinante perché ascolta molto gli attori. Io e Karin ogni mattina prima di girare, discutevamo la scena, facevamo delle prove, poi la proponevamo a Catherine. Lei lasciava spazio all'improvvisazione, ma la natura del film (una commedia moderna) poneva dei vincoli - pensa ai tempi comici - quindi non potevamo allontanarci tanto dalla sceneggiatura. Comunque, ripeto, è stata una bella esperienza, che mi ha coinvolto tanto. Ho insistito molto per avere questo ruolo, dato che in Francia mi vedono solo come attore drammatico.

Che mi dici del tuo personaggio, di Julien, lo scrittore?
Ho avuto delle difficoltà per entrare dentro il suo meccanismo in fin dei conti molto, molto ambiguo. Io sono uno stacanovista, quindi per me il lavoro è sacro, il che vuol dire esercizi e tecnica, poi la mia voce interiore, l'esperienza e le motivazioni. Julien mi assomiglia perché come me lui ha una passione, che è la scrittura, e non sa se è bravo. Io ho la passione per la fotografia, che è molto forte ma non mi sento di poter dire che sono portato per quest'arte. Anche io, come lui, vengo da un piccolo paesino della Francia, e l'impatto con Parigi, con la metropoli, è sempre traumatico. Julien, però, è tenero, perché lui ama realmente Judith, sebbene passi per tutto il film come il classico approfittatore. Forse questo è l'aspetto che ho amato maggiormente del personaggio, questa ambiguità. Poi è la mia prima commedia a tutto tondo, e ne sono felice.

Pensi di essere ambizioso?
Sì, molto. Ma non sono arrivista. L'ambizione per me vuol dire lavorare, lavorare e lavorare ancora.

Eric Caravaca e Karin ViardCome scegli i tuoi personaggi?
Tento sempre di variare, non amo le cose banali e le commedie moderne. Sì, "Les Ambitiex" è una commedia, ma ricorda molto lo stile hollywoodiano. In definitiva mi sento un attore da dramma, per i ruoli forti e introspettivi. E questa scelta la porto anche a teatro.

Preferisci il cinema o il teatro?
Sono Entrambe esperienze differenti, uniche, irripetibili.

E la tua carriera da regista?
Attualmente sto terminando la sceneggiatura del prossimo film, che voglio solo dirigere. "Le passanger" è stata un'esperienza intensa, ma voglio concentrarmi sullo stare dietro la macchina da presa, voglio crescere come regista e so che è difficile.

Hai qualche modello?
Forse Bresson, per l'espressività, e poi Chéreau perché è un maestro totale e completo, visionario e intenso.


Percorsi tematici

Les Ambitieux - di Catherine Corsini; con Eric Caravaca, Karin Viard.