Les
Ambitieux
Interviste
a Catherine Corsini e Eric Caravaca
di Gabriele Marcello
Intervista
a Catherine Corsini
È
la prima volta che si cimenta con una commedia. Com'è stato per
lei?
Eccitantissimo,
davvero. Fino ad ora ho sempre fatto film introspettivi e difficili,
ma sapevo che la commedia era un genere che volevo esplorare. Non è
per nulla facile, è una questione di tempi, di sistematicità.
Inoltre, se si sbaglia una piccola cosa nell'impalcatura del film, crolla
tutto. Dovevo sentirmi pronta, e poi ho avuto l'appoggio dei due attori
che hanno creduto nel progetto e che lo hanno portato avanti assieme
a me.
Come
l'è venuta in mente l'idea di una coppia così particolare
e poi così, se vogliamo, bruciata dall'ambizione?
Personalmente
penso che l'ambizione sia uno dei componenti della vita degli individui.
Mi piacciono le persone ambiziose, mi piacciono molto: le trovo interessantissime,
forse perché sono dei guerrieri della vita, che hanno un loro
obiettivo e lo portano avanti, tentano di conquistare quello che vogliono
e per ottenerlo sono disposti anche a sacrificarsi. Io stessa sono una
persona molto ambiziosa, nel lavoro come nella vita. Nel lavoro diventi
ambizioso quando non ti accontenti, quando tenti di dare il massimo,
anche solo per girare un campo-contro campo. Nella vita, invece, l'ambizione
è nei rapporti con gli altri, nello scegliere il partner
giusto, nel riuscire a fare tante cose e farle bene. Molti pensano che
Julien sia ambizioso, ma io penso che anche Judith lo sia. Nel modo
di vestire, nel suo rapporti con l'altro sesso, anche nel modo in cui
legge un testo per valutarlo. Mi divertiva l'idea che due esseri del
genere potessero innamorarsi. Julien si innamora per primo, forse perché
penso che l'uomo riesca più spesso a dividere il lavoro dalla
vita privata, mentre le donne uniscono tutto. In definitiva penso che
le donne siano ambiziose più degli uomini, perché spesso
vengono considerate inferiori, così ho creato un personaggio
non amabile ma molto forte.
Il
suo film è un diretto omaggio alla commedia classica americana
o sbaglio?
Assolutamente
no, hai colto nel segno. Adoro i film di Lubitch e di Billy Wilder.
La commedia americana ha un certo nonsoché, è così
trasparente e delicata... Pensa a "L'appartamento", uno dei
miei modelli di riferimento: un film tecnicamente perfetto, con i tempi
di un cronometro, perfetti. In Francia manca tutto ciò, nel senso
che manca a mio avviso una considerazione della commedia come intrattenimento
intelligente. Spesso le nostre commedie o sono volgari o sono viatico
per gag senza contorni. Per scrivere il film ho guardato tutte
le commedie americane che potevo, per cogliere la giusta ispirazione.
Per il finale mi è sembrato doveroso rendere omaggio a "Colazione
da Tiffany" di Black Edwards.
Intervista
ad Eric Caravaca
È
stato difficile lavorare con regista come la Corsini?
Oddio...
Penso che un film sia sempre difficile da girare, sia in qualità
d'attore sia in qualità di regista. Ogni volta sperimento un
metodo nuovo, mi piace variare. L'esperienza con Catherine Corsini è
stata intensa e affascinante perché ascolta molto gli attori.
Io e Karin ogni mattina prima di girare, discutevamo la scena, facevamo
delle prove, poi la proponevamo a Catherine. Lei lasciava spazio all'improvvisazione,
ma la natura del film (una commedia moderna) poneva dei vincoli - pensa
ai tempi comici - quindi non potevamo allontanarci tanto dalla sceneggiatura.
Comunque, ripeto, è stata una bella esperienza, che mi ha coinvolto
tanto. Ho insistito molto per avere questo ruolo, dato che in Francia
mi vedono solo come attore drammatico.
Che
mi dici del tuo personaggio, di Julien, lo scrittore?
Ho avuto delle difficoltà per entrare dentro il suo meccanismo
in fin dei conti molto, molto ambiguo. Io sono uno stacanovista, quindi
per me il lavoro è sacro, il che vuol dire esercizi e tecnica,
poi la mia voce interiore, l'esperienza e le motivazioni. Julien mi
assomiglia perché come me lui ha una passione, che è la
scrittura, e non sa se è bravo. Io ho la passione per la fotografia,
che è molto forte ma non mi sento di poter dire che sono portato
per quest'arte. Anche io, come lui, vengo da un piccolo paesino della
Francia, e l'impatto con Parigi, con la metropoli, è sempre traumatico.
Julien, però, è tenero, perché lui ama realmente
Judith, sebbene passi per tutto il film come il classico approfittatore.
Forse questo è l'aspetto che ho amato maggiormente del personaggio,
questa ambiguità. Poi è la mia prima commedia a tutto
tondo, e ne sono felice.
Pensi
di essere ambizioso?
Sì, molto. Ma non sono arrivista. L'ambizione per me vuol dire
lavorare, lavorare e lavorare ancora.
Come
scegli i tuoi personaggi?
Tento sempre di variare, non amo le cose banali e le commedie moderne.
Sì, "Les Ambitiex" è
una commedia, ma ricorda molto lo stile hollywoodiano. In definitiva
mi sento un attore da dramma, per i ruoli forti e introspettivi. E questa
scelta la porto anche a teatro.
Preferisci
il cinema o il teatro?
Sono Entrambe esperienze differenti, uniche, irripetibili.
E
la tua carriera da regista?
Attualmente sto terminando la sceneggiatura del prossimo film, che voglio
solo dirigere. "Le passanger" è stata un'esperienza
intensa, ma voglio concentrarmi sullo stare dietro la macchina da presa,
voglio crescere come regista e so che è difficile.
Hai
qualche modello?
Forse Bresson, per l'espressività, e poi Chéreau perché
è un maestro totale e completo, visionario e intenso.
Percorsi
tematici
Les
Ambitieux - di Catherine Corsini; con Eric Caravaca, Karin Viard.
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