Sandro Paté, 2 Novembre 2004: Artefatto
Fandango, 5 Novembre 2004

Nemmeno il destino

di Daniele Gaglianone


Mauro Cordella e Fabrizio Nicastro con Giuseppe Sanna sullo sfondoAlessandro (Mauro Cordella) e Ferdi (Fabrizio Nicastro) sono compagni di classe. Sono inseparabili. Insieme cercano di sopportare le umiliazioni che la vita riserva loro quotidianamente. I problemi in famiglia sono sempre più difficili da sostenere e non sembrano concedere nessuna via d'uscita. I due ragazzi vivono con un solo genitore: la madre di Alessandro, una donna sola e abbandonata, ha problemi psicologici sempre più gravi ed evidenti; mentre il padre di Ferdi, ammalatosi gravemente in fabbrica, è un alcolizzato cronico. I professori, al posto di comprendere il carattere introverso di Alessandro e la vivacità di Ferdi, mostrano un comportamento autoritario e intimidatorio. Stringere amicizie quando tutto sembra ricordarti la tua vita da perdente e il tuo destino da sconfitto diventa impossibile. Anche gli amici e i compagni di classe isolano sempre di più la coppia di inseparabili.
Mauro Cordella e Fabrizio NicastroAlessandro e Ferdi devono crescere in fretta. L'unico modo per reagire è rimanere uniti e farsi coraggio a vicenda. L'amicizia che li lega è l'ultima ancora di salvataggio.

Daniele Gaglianone mette in scena questa storia di degrado urbano, lascia da parte il moralismo ed evita di dare un senso di consolazione alla trama del film. Non c'è catarsi o maturazione per i giovani protagonisti. Solo la miseria delle loro piccole vite allo sbando.

Mauro Cordella in una scenaLa fotografia di Gherardo Gossi rende la periferia di Torino una deriva spettrale zeppa di rifiuti e macerie. Per Alessandro e Ferdi solo cantieri abbandonati o strade buie e deserte. Insomma: la periferia, il posto peggiore che ci sia. Però, e qui veniamo ai problemi di questa storia, qualcosa non funziona fino in fondo.
Daniele Gaglianone, già regista de "I nostri anni", opera prima apprezzata e pluripremiata in Italia, racconta adolescenze violate con una grande attenzione alla realtà di tutti i giorni. I giovani protagonisti di "Nemmeno il destino", credibili e perfettamente calati in ruoli non certo facili di adolescenti ai margini, sono l'espressione di un disagio sociale vicini a tutti noi. Le tragedie che li toccano nella finzione del film ci toccano sul serio. Sono attuali. Reali.
Mauro CordellaPerché la regia di questo film va in direzione completamente opposta? Le soluzioni scelte sono artefatte, artificiali e innaturali. Lascia perplessi l'uso (e abuso) del flashback. Non convincono i continui sbalzi della trama e le numerose inquadrature "virate" o appesantite da effetti di ripresa. Tutto ciò grava sulla narrazione e finisce per mettere in discussione il rapporto tra la plausibilità del film e l'idea di reale decadenza che se ne fa chi lo vede. E' come se l'uso della macchina da presa e del montaggio, non certo invisibile, abbia distolto dall'attenzione ai personaggi e al racconto delle loro vite senza riscatto. La grammatica di regia fatta di voce over, di spezzettamenti continui della diegesi e di una fotografia non realistica, mal si concilia con la storia estrema di "Nemmeno il destino". Un film che avrebbe potuto colpire il vissuto dello spettatore come solo una denuncia. Peccato.


Percorsi tematici

I nostri anni - di Daniele Gaglianone; con Virgilio Biei, Piero Franzo.


La locandinaTitolo: Nemmeno il destino
Regia: Daniele Gaglianone
Sceneggiatura: Giaime Alonge, Daniele Gaglianone, Alessandro Scippa
Fotografia: Gherardo Gossi
Interpreti: Mauro Cordella, Fabrizio Nicastro, Giuseppe Sanna, Lalli, Palma Di Nummo, Gino Lana, Stefano Cassetti
Nazionalità: Italia, 2004
Durata: 1h. 50'