Alberto Cassani, 15 Dicembre 1998: Insensato
Warner

Last Days of the Disco

di Whit Stillman


“Credo che la disco-era sia stata un grande periodo. Credo che sia un periodo ormai ridotto a ‘camp’ e a kitsch. Volevo salvarlo da questi stereotipi. Quegli anni sono state una delle poche volte in cui mi sono sentito in sintonia con la cultura popolare.”
    Whit Stillman - Intervista su “Ciak”, Dicembre 1998.

Robert Sean Leonard, Kate Beckinsale e Chloë Sevigny in una scenaCapita spesso, ad Hollywood, che escano a poca distanza l’uno dall’altro dei film di argomento piuttosto simile. Era successo con Robin Hood, era successo con Cristoforo Colombo, era successo con le eruzioni vulcaniche e con i meteoriti in rotta di collisione con la terra. Sta succedendo con degli insetti animati e la scorsa estate era successo con dei film che riguardavano la vita da discoteca. Questo succede perché la poltrona di assistente dei grandi produttori scotta non poco, e quando uno studio “avversario” inizia a lavorare su un progetto vagamente originale tutti i concorrenti ne cercano uno simile, in modo da avere una scusa se il primo film è un successo e il produttore chiede “come mai non l’abbiamo fatto noi?”. Intorno all’estate 1998, come dicevo, sono usciti tre film che, in modi diversi, raccontavano di quant’è dura (poco) la vita in discoteca. Il più atteso, “Studio 54”, ha floppato miseramente. Il più pubblicizzato, “A Night at the Roxbury”, ha floppato miseramente. Il più (teoricamente) interessante, questo “Last days of the disco”, ha floppato miseramente. Ho proprio l’impressione che la febbre del Sabato sera sia passata!

Kate Beckinsale e Chloë SenignyWhit Stillman è uno dei nuovi registi più considerati dalla critica statunitense. Complimenti! Non ho visto gli altri suoi due film, “Metropolitan” e “Barcelona”, ma a leggere le recensioni hanno molto in comune con questo, tant’è che lo stesso Stillman li considera parte di una trilogia. La caratteristica principale di questo regista e sceneggiatore pare sia quella di far procedere la trama quasi esclusivamente attraverso i dialoghi. Niente in contrario, ci mancherebbe, ma lo puoi fare se hai una trama decente e soprattutto se un minimo di senso i dialoghi ce l’hanno. Peccato che non sia il caso di “Last days of the disco”: la trama è di una pochezza rara e i personaggi continuano a scambiarsi pillole di filosofia da mezza lira sugli argomenti più squallidi, dalle gioie della vita di gruppo alla vera posizione sociale dei pubblicitari. Unica, piccola, eccezione: il dialogo sul reale significato di “Lilli e il Vagabondo”, abbastanza divertente da essere sopportabile. Il tutto condito da disco music degli inizi degli anni ‘80, la cosa migliore di tutto il film.

Chloë Sevigny e Kate BeckinsaleNon sento particolarmente la mancanza della disco music, anche se ogni tanto mi capita di ascoltare qualche programma di revival alla radio. La ragione per cui sono andato a vedere questo film è la presenza di Kate Beckinsale, insieme a Neve Campbell la mia attrice “under 30” preferita. Kate era stata eccezionale nel delizioso “Cold Comfort Farm” di John Schlesinger, ma lo era stata anche in “Molto rumore per nulla” di Kenneth Branagh e in “Big Fish” l’anno scorso. Nel suo primo film americano questa inglesina di buona famiglia ha cambiato di nuovo pettinatura (la preferivo coi capelli più corti, però) ed interpreta un personaggio completamente diverso da quelli passati: un’antipatica femminista che Kate deve aver amato molto, dato che lei femminista lo è davvero. Meglio di lei, però, questa volta ha saputo fare Chloë Sevigny, che per sua sfortuna sembra passare da un film senza senso ad un altro (citare “Kids” è sufficiente?) ma è indubbiamente brava. Intorno a queste due ragazze girano Chris Eigeman, Taylor Nichols e Robert Sean Leonard (bentornato, mio capitano), ma nessuno dei loro personaggi riesce ad interessarci veramente.

Matt Keeslar, Chloë Sevigny e Kate BeckinsaleLe due ragazze sono le protagoniste, ma non sappiamo abbastanza della loro vita “normale”, quella che vivono di giorno, fuori dal locale (chiamato semplicemente “il locale”), per fregarcene veramente di loro: ci mettiamo quasi mezz’ora per scoprire che sono colleghe di lavoro e non si conoscono da molto, mentre fino a quel momento avevano agito come vecchie amiche. Anche quando vanno a vivere insieme i loro problemi di convivenza (c’è anche una terza ragazza con loro) hanno meno spazio di quelli romantico-sessuali. Il non riuscire a familiarizzare con i personaggi di un film è la cosa peggiore che possa capitare ad uno spettatore, perché a quel punto si troverà spiazzato e confuso ad ogni cosa cui si troverà davanti. Considerate poi che il personaggio di Kate, Charlotte, è, come detto, molto antipatica e quello di Chloë, Alice, è sfigata da far paura ed ancor più ingenua. L’eccessiva verbosità delle scene non aiuta di certo ad amare il film. L’unica cosa veramente carina è la presenza di “figure retoriche” (per dirla con la Gialappa’s) nel locale, gente del calibro dell’Uomo di Latta del “Mago di Oz”, accompagnato dal Leone Codardo, e di qualche maschera più o meno tipica della commedia dell’arte. In più aggiungetevi uno sviluppo lento e confuso, in particolare per quanto riguarda le relazioni amorose delle protagoniste, e la frittata è fatta, alla faccia di tutte le critiche positive che il film ha ricevuto. Compratevi la colonna sonora che è meglio. 

La disco è molto di più!


La locandina statunitenseTitolo: Last Days of the Disco (Id.)
Regia: Whit Stillman
Sceneggiatura: Whit Stillman
Fotografia: John Thomas
Interpreti: Kate Beckinsale, Chloë Sevigny, Chris Eigeman, Jennifer Beals, Robert Sean Leonard, Taylor Nichols, Mackenzie Astin, Matt Keeslar, Matt Ross, Tara Subkoff, Burr Steer, David Thornton, Jaid Barrymore, Sonsee Ahray, Edoardo Ballerini, Scott Beehner, Zachary Taylor, Neil Butterfiels, Michael Weatherly, James Murtaugh, John C. Havens
Nazionalità: USA, 1998
Durata: 1h. 53'