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Tommaso
Tocci, 28 Agosto 2007: Rivoluzionario |
Unidis,
1964
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Per
un pugno di dollari
di Sergio Leone 
"Ha
mostrato la vera faccia del West, ha abbracciato una visione più
realistica e, di conseguenza, pessimista. Ha fatto vedere l'altra faccia
del mito". Questa frase non viene da un'analisi del cinema di Leone,
ma da Leone stesso, che la usò per esprimere la sua ammirazione
nei confronti di "L'uomo che uccise Liberty Valance", fondamentale
western di Ford. Il cinema americano, difatti, aveva già ragionato
sul crepuscolo del West. Leone arriva subito dopo e va oltre, con l'ingenuità
e la creatività di un bambino che gioca tra i resti di una festa
abbandonata da tutti. Quel bambino è un attento osservatore dei
grandi, li conosce e li ama; sa muoversi nel loro mondo, ma lo guarda
in modo differente e non pone limiti alla sua immaginazione.
Leone
è soverchiante, fanfarone, irascibile, verace. Sottilmente vanesio.
Profondamente trasteverino e animale da spettacolo: respira aria di
cinema fin da piccolo, cresce nel neorealismo e poi si fa le ossa negli
anni del peplum, dei kolossal americani girati in Europa per
risparmiare. Forte di una solida reputazione ma ansioso di poter girare
un film come vuole lui, il regista romano beneficia di una straordinaria
serie di vicende e combinazioni d'altri tempi, impensabili ai giorni
nostri: dalla querelle con Kurosawa per i diritti de"La
sfida del samurai", da cui nasce lo script del film, alla
scelta dello sconosciuto Eastwood dalla serie "Rawhide", fino
alle ruspanti peripezie della spedizione in terra spagnola, dove il
film si girò 'di recupero' sfruttando i mezzi di un certo "Le
pistole non discutono". La ricca aneddotica che circonda quegli
anni è parte integrante del mito leoniano ed amplifica lo spirito
picaresco alla base del film. Così come fa sorridere la grande
incertezza sulla paternità di trovate e invenzioni, sul reale
svolgimento di fatti riportati in versioni diverse da ogni protagonista
e spesso alla base di discussioni (anche postume) tra il regista e i
suoi amici collaboratori. Alla fine, Leone lo sapeva bene, "vince
la leggenda".
La
forza leggendaria di "Per un pugno di dollari" è enorme.
Il film conserva la sua energia incurante del tempo, attraversa a testa
alta sia i periodi di dimenticanza che quelli di sovraesposizione, di
gran moda negli ultimi anni per il clamore della riscoperta dei film
di genere. La versione restaurata presentata a Venezia 64 celebra la
maturazione di una nuova fase. Dopo anni di colpevole disattenzione
(i primi DVD della CVC gridano ancora vendetta), arrivano anche nel
nostro paese restauri degni dell'opera di Leone. Non occorrerà
più rivolgersi alle edizioni estere (principalmente tedesche
e inglesi), nonostante in questo caso i risultati sull'audio non siano
perfetti a causa delle condizioni del materiale d'origine.
Il
film ostenta felicemente tutta la sua natura 'elementare' ricca di incongruenze.
È un'esplosione di ludica sincerità, e di conseguenza
non si cura della verosimiglianza della storia. I pochi metri della
strada principale di San Miguel sono abbastanza grandi per contenere
il respiro del West, una violenza completamente reinventata (in barba
al censoreo codice Hays e a quei personaggi che "morivano male,
in campo lungo", come dice Leone) e l'ironia di un protagonista
rivoluzionario. I Baxter da una parte, i Rojo dall'altra. E lui nel
mezzo.
La
pluri-discussa (anche in tribunale: fu proprio chiamando in causa Goldoni
che gli avvocati tentarono di difendersi dalle accuse di plagio che
venivano dal Giappone) impostazione teatrale è forse l'elemento
filmico più evidente. La gestione degli spazi, lo schema dei
personaggi (con i simpatici coadiuvanti del protagonista a svolgere
anche le funzioni del coro) e la scansione degli atti producono, oltre
a una 'commedia dell'arte con gli speroni', anche quella struttura chiusa
che è la cifra del film, all'interno della quale Leone può
liberare il suo estro. "Per un pugno di dollari" è
quindi l'essenza del cinema leoniano e al tempo stesso solo il suo scheletro
che, film dopo film, si riempirà trasformando quelle figure-specchio
del mito prima in funzioni residuali ("C'era
una volta il West") e infine in personaggi di statura tragica
("C'era una volta in America").
Ma quello è il futuro/passato. Qui, quando scorrono i titoli
di testa, quelli originali con i falsi nomi inglesi, ci si sente sempre
come in un piccolo cinema fiorentino, alla prima di uno strano western
da due soldi di cui nessuno ha mai sentito parlare...
Percorsi tematici
Il
buono, il brutto, il cattivo
- di Sergio Leone;
con Clint Eastwood, Lee Van Cleef, Eli Wallach.
C'era
una volta il west
- di Sergio Leone;
con Charles Bronson, Claudia Cardinale, Henry Fonda.
C'era
una volta in America
- di Sergio Leone;
con Robert De Niro, James Woods, Elizabeth McGovern.
Titolo:
Per un pugno di dollari
Regia:
Sergio Leone
Sceneggiatura:
Sergio Leone, Duccio Tessari, Fernando Di Leo, Victor A. Catena
Fotografia:
Massimo Dallamano, Federico G. Larraya
Interpreti:
Clint Eastwood, Gian Maria Volontè, Marianne Koch, Wolfgang Lukschy,
Sieghardt Rupp, Joseph Egger, Antonio Prieto, José Calvo, Margarita
Lozano, Daniel Martín, Benito Stefanelli, Mario Brega, Bruno
Carotenuto, Aldo Sambrell, Harry Dean Stanton
Nazionalità:
Italia - Spagna - Germania Ovest, 1964
Durata:
1h. 40'
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