Ed
Wood
Il peggiore di tutti
di Paolo Ruffini
Uno
è sempre considerato matto quando perfeziona qualcosa che gli
altri non afferrano.
Edward
D. Wood Jr nasce a Poughkeepsie, nello stato di New York, il 10 Ottobre
1924. Fin da bambino prova a girare dei lavori in otto millimetri poi,
dopo una pausa dovuta alla sua partecipazione alla seconda guerra mondiale
- dove, come lui stesso racconta, indossava sotto l'uniforme da soldato
lingerie femminile - riprende il suo sogno di girare film a tutti
i costi. Ripudiato da ogni studio cinematografico, decide di organizzarne
lui stesso uno suo raccattando soldi e attrezzature a destra e a manca
da chiunque possa offrirglieli. Gira così "The Streets of
Laredo", un cortometraggio western rimasto incompiuto e senza colonna
sonora. Per l'assenza di un budget adeguato, lo stesso Wood si
includerà nel suo lavoro come attore, ma non sapendo cavalcare
si limiterà ad interpretare un cowboy a piedi.
Nel 1951 realizza la sua seconda opera, "The Sun Was Setting",
anch'essa incompiuta ma già avente una colonna sonora; una pellicola
assurda di stampo drammatico, con una trama che non si regge minimamente
in piedi, caratteristica comune di praticamente tutte le opere del regista.
Prima di girare il suo primo film completo, Wood ci delizia con un altro
corto, praticamente sconosciuto, di una povertà estrema, tanto
da avere un solo personaggio presente in pellicola, parliamo di "Trick
Shoooting with Kenne Duncan" (che ritroveremo anche nel ruolo del
mitico Dr. Acula nel film "Night of the Ghouls" e nel film
"Sinister Urge").
Finalmente, dopo queste tre prove, Wood ci regala il suo primo film
completo, ispirato a lui stesso, inizialmente chiamato "Behind
Locked Doors" poi "Transvestite" e successivamente battezzato
"Glen or Glenda" (1953): il regista dirige una storia che
è un po' l'inno a quello che lui stesso fa, girato con l'idea
di farne una sorta di documentario, in realtà salta fuori un
film dalla sintassi sconnessa come nel suo migliore stile.
Dopo
l'ennesimo flop con "Plan 9 from Outer Space" (1959),
Wood scrive la sceneggiatura di "The Bride and the Beast",
in cui una giovane ragazza è attratta dal gorilla del padre,
ovviamente gorilla non inteso come guardia del corpo.
Oggi,
ad anni di distanza dalla sua morte avvenuta il 10 Dicembre 1978, la
sua storia ed i suoi film sono tornati ad essere considerati dall'interesse
generale, grazie al regista contemporaneo Tim Burton, il quale ne ha
girato un degno e fedele omaggio, incentrando
di nuovo l'attenzione sul cinema di Wood, anche se una piccola parte
di cultori del cinema di questo genere lo ha sempre sostenuto, riconoscendolo
come padre del cinema indipendente e degli amati B-movie.
Ed Wood, prima deriso e ripudiato, poi successivamente amato e preso
come esempio, è il primo di una schiera di registi che senza
una tecnica eccelsa, nessun tipo di credito artistico e con mezzi di
fortuna, si gettano nel meccanismo del cinema ad ogni costo.
Se in tempi moderni abbiamo ottenuto registi come Andy Milligan, John
Waters (approdato infine ad Hollywood con il suo ultimo lavoro), Fred
Olen Ray (una carriera di alti e bassi, ma lo definirei l'Ed Wood del
2000), gli italiani Claudio Fragasso, Joe D'Amato, Bruno Mattei e molti
altri, fino ad arrivare ai caserecci ed estremi Jorg Buttgereit, Andreas
Schnaas, Olaf Ittembach ed altri registi che non riescono neppure a
girare in pellicola ma si avvalgono di videocamere S-VHS, 8mm o Hi-8,
tutto questo nel bene e nel male è merito del compianto Ed Wood.
Ancora una volta grazie.
Quelli
che possono farlo lo fanno, quelli che non possono lo insegnano.
Un
uomo più o meno normale che ha intrapreso il lavoro del regista
senza aver la ben che minima cognizione di ciò che significasse.
Vittima del sistema hollywoodiano o genio sprecato e incompreso? Era
il meglio del peggio o il peggio del meglio? Era colui che ha mandato
in tilt il divismo di Hollywood e qualsiasi barlume di gusto
estetico: piatti per i dolci con la carta stagnola come dischi volanti,
scenografie che cascano a pezzi, attori realmente imbarazzati, dialoghi
incomprensibili, scene ridicole... Tutto questo con la convinzione di
un fanciullo che, forse oggi, in questi tempi di emozioni a basso budget
alla "Blair Witch Project", sarebbe
stato miliardario... e un ospite ideale per Maurizio Costanzo.
Mi
ricordo sempre che quando studiai Caligola, studiavo giudizi psicologici
sul personaggio. Non leggevo "Caligola fece senatore un cavallo",
leggevo "Caligola era matto, fece senatore un cavallo". La
follia è un dato psicologico, non storico. Anche nel caso di
Ed si va troppo erroneamente oltre. Si parla poco di cinema, troppo
di personalità, poco di umanità, troppo di psicologia.
Pochi hanno parlato dell'amore.
Ci sono tanti tipi di amore.
Per Dio, per la madre, per gli oggetti, per la moglie, per un cane.
Amori che sfociano in errori, in ossessioni, in privazioni della dignità
individuale.
Amori delusi.
Amori spesso non ricambiati.
Edward D. Wood Jr era innamorato del cinema.
A livelli incredibili.
E il cinema non lo ha mai cagato.
Era
disposto a tutto, era proteso verso la forma cinematografica con tutto
se stesso: in perenne conflitto con la sua persona, con il suo contesto
sociale, con le sue ansie, le sue paure, la sua coscienza, la sua dignità.
Ho detto che si parla troppo dei personaggi sotto la loro connotazione
psichica? Beh, lasciate che ci cada anch'io: la cosa più sbagliata
è asserire che era folle. La cosa più giusta è
asserire che era una persona normale, con tutta la vacuità e
l'ambiguità che questo termine si porta dietro.
Il travestitismo non può essere un'indicazione sufficiente per
consolidare una teoria su una patologia mentale: c'è, di fatto,
chi ama vestirsi da donna e lo giustifica in modi molto più ipocriti
e meno probabili. Anche direttori di aziende importanti o avvocati illustri
lo avranno fatto, almeno una volta in feste e carnevalate, e poi la
moda odierna, che distinzioni fa? Negli anni '50, come sarebbe stato
considerato il ventenne che trovate appena girato l'angolo con un orecchino
al lobo destro? E quell'altro giovanotto coi capelli lunghi?
Ed, con il suo maglioncino d'angora, si calmava. Tranquillizzava i suoi
nervi dal continuo annaspare per cercarsi spazi. Ma il cinema è
cinema, e la psicologia si lascia a chi fa un mestiere che comincia
per psi-. Che sia uno psichiatra o uno psicologo o uno psicanalista,
è un mestiere che non ha nulla a che fare con la cin- di cinema.
Wood
ha vissuto nell'eterno timore di un asfittico anonimato e ne è
uscito nel modo che ai più potrebbe sembrare indigesto: è
il peggiore. Badate bene, non uno dei peggiori o un mediocre, ma "il
peggiore".
Questo grazie a due critici underground come Harry e Michael
Medved, che lo bollarono così nel 1980, due anni dopo la sua
misera morte (determinata da un attacco cardiaco dovuto al cospicuo
consumo di superalcolici). Ed morì senza soldi, senza casa, senza
affetti.
Una
parabola triste, quella di Ed. Uno schiavo del successo mancato, uno
schiavo di un alcolismo che non gli ha ripagato nemmeno un cent
investito a spedire storie assurde, ma che lui riteneva vere.
La verosimiglianza dei suoi film è la metafora di una vita consumata
come una pellicola troppo usurata.
E su tutto, la sua spaventosa lucidità. Il ripetere le battute
degli attori, le fughe davanti alla polizia perché non aveva
richiesto il permesso dell'occupazione del suolo pubblico per il cavalletto,
la sua capacità di definire come 'dettagli' una scenografia che
cade o il filo della canna da pesca che regge l'astronave. Dettagli
che si dovrebbero confondere in quell'immenso oceano di magia che è
il cinema. Ma i nostri occhi, sempre più protesi alla burla e
allo sbeffeggiamento; i nostri occhi, che hanno visto alieni far esplodere
la casa bianca e dinosauri che inseguono jeep;
i nostri occhi, che hanno visto Stallone cucirsi una ferita e Schwarzeneggher
scatenare la terza guerra mondiale; i nostri occhi, che hanno accettato
soap-opera mentre bombardano Pearl Harbor
e si sono puppate i marziani di Brian de Palma
con la bandiera americana; i nostri occhi, che si sono sorbiti Russel
Crowe con le allucinazioni, pensano che i film di Ed Wood siano
delle boiate incredibili? Tenetevi pure "Mission
to Mars" e datemi 500 "Plane 9"; tenetevi i vostri
Tom Hanks sull'Apollo 13 e datemi 1.000 "Nights
of the Ghouls"; tenetevi le vostre "Beautiful
Mind" e lasciateci 2.000 "Glen or Glenda".
Siamo
soggetti alla sazietà di un cinema apollineo, edulcorato dal
plasma di MTV e farcito di una stomachevole 'grande fratellanza'. Vedere
delle "schifezze", vedere la Serie Z, ci conferisce questo
divertimento macabro e disadorno, come di chi al liceo prendeva per
il culo quello più piccolo, il più ingenuo, quello che
ti dava il morsino di schiacciata anche se gliela sputavi nel viso.
Ci fa sentire ricchi e facili intenditori, ma anche terribilmente presuntuosi
e superficiali.
Ed
Wood aveva capacità di sintetizzare, di non accusare stanchezze,
di lasciar trasparire una passionalità velata di nostalgia. Per
il talento che non aveva e che non avrebbe potuto esprimere, per la
magia di un'arte deturpata da un sistema che schiaccia qualsiasi individualità
artistica in nome del dio dollaro, che sia Wood o che sia Welles.
Ed spendeva ben poco per le sue idee, ma non vi rinunciava mai (pensate
invece a una puttana come Ridley Scott che dopo "Alien"
e "Blade Runner" realizza vaccate
miliardarie come "Hannibal" e "Black
Hawk Down"). Si è battezzato per accontentare una confraternita
di battisti, ma non ha attenuato la carica fantascientifica della sua
opera più convinta: quel "Plane 9 from Outer Space"
che più passa il tempo e più è un calcio in culo
a tutti i mereghettini in giro per il mondo. Pieno di debiti,
vendette i diritti del film a un dollaro, ma riuscì a farne un
altro: "Nights of the Ghouls", in 3 giorni e mezzo. Il suo
"buona, stampiamola!" è un inno alla sacrosanta libertà
di confezionare cazzate limpide, orride congerie di divertimento infantile,
accozzaglie di balzana visionarietà dagli effetti debordanti.
Anch'io
sono uno di quelli che l'ha conosciuto grazie a Tim Burton. Era il 1995,
ed è stato il primo regista che sentii realmente reale; è
il primo che ho sentito vicino a me, come un compagno di cinema che
mi dice "Oh, si fa un film?" e si lascia andare senza condizionamenti
dettati dalla moda o dal gradimento del pubblico, con un trasporto adolescenziale
verso le sperimentazioni dei sottogeneri, dell'explotaition (in)volontariamente
bieca e sciocca.
Il
trash risiede laddove il pubblico non ha la facoltà di
comprendere o dove gli intenti di un autore sono inevitabilmente mediocri?
Il trash è una forma espressiva compiuta e teorizzabile
o un semplice taglia e cuci di situazioni errate in partenza? È
un'icona dell'anti-Hollywood o un anti-genio?
Ed Wood era solo un uomo che sfidava i limiti di se stesso e i limiti
produttivi che gli venivano imposti. È l'entusiasmo di un regista
che ruba una piovra ai grandi magazzini e rompe il motorino che la muoveva.
È colui che, se aveva degli scarti, come una mandria di bufali
incazzati trovava dentro di sé il modo di giustificarli, ma non
lo applicava assolutamente alle immagini. Era un poeta interiore, inetto
ma geniale nella sua perfetta inettitudine. E nella capacità
di esserci riuscito.
Ed aveva una troupe di fedelissimi: un direttore della fotografia
daltonico, un veggente che scazzava a bestia, un lottatore di wrestling
completamente inespressivo, le sue fidanzatine... gente disposta a fare
di tutto per Ed, persino a recitare in un suo film. Ed dava istruzioni
agli attori mentre girava. Prima non spiegava mai nulla, non c'era tempo:
i film si giravano in 3 o 4 giorni.
Nonno
ideale di Wood, nonché perfetto tardo parallelo, è Bela
Lugosi. Il Dracula più famoso dell'immaginario collettivo era,
negli anni '50, un tossicodipendente che aveva continuo bisogno di alcol
e morfina, più un'iniezione a base di formaldeide che un giorno
gli costò la vita. Bela era quello che era più brutto
dal vivo che sullo schermo, quello che tutti pensavano fosse morto,
quello che fu il primo grande divo straniero (era ungherese) dell'era
d'oro di Hollywood, eterno antagonista di Boris Karloff (che era accusato
da Bela di scarsa attitudine recitativa perché per fare il mostro
di Frankenstein basta muoversi legnosamente e fare "eeeeeuueueuueueu"),
andava in giro provando le bare delle pompe funebri e si fece seppellire
col mantello di Dracula.
Ed
era anche un velocissimo scrittore. Sollevò i suoi problemi finanziari
scrivendo raccontini pulp di sesso e violenza e dirigendo qualche
porno. Ora Ed è, e Ed sarà, famoso. Allora chi è
il fallito? I produttori dell'epoca, di cui non si ricorda neanche il
nome, o Edward D. Wood Jr?
"Se
puntate alle stelle e alla fine della vostra vita avete raggiunto solo
Marte, ricordatevi una cosa: le stelle sono tremule, e si spengono.
Marte è un pianeta. Ha una luce costante. Una risorsa costante
che rimarrà qua finché dura la vita. Un caratterista del
nostro Sistema Solare".
Cechov
diceva che c'erano solo due tipi di letteratura: buona o cattiva. Per
il cinema melius abundare: c'è quello buono, quello cattivo
e quello di Ed Wood.
Percorsi
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Ed
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castello di Roger Corman - a cura di Marc Shapiro.
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