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Aprile 1999
American
Psycho
L'ipnoticità
del disgusto
di Alberto Cassani
Il
romanzo di Bret Easton Ellis in oggetto è uno dei più
controversi libri dell’ultimo decennio. Scritto nel 1991, è la
storia di un broker di Wall Street che passa le sue notti tra videocassette
porno e cani torturati, con una spruzzatina di coca e pasticche varie,
quando ha voglia. Quello che ha reso il libro così controverso
è la lucidità che ha il protagonista di giorno (eccezionali
i capitoli sui Genesis, Whitney Houston e Huey Lewis and the News),
contrapposta alla confusione mentale che dimostra quando è in
crisi “mistica”.
Patrick
Bateman è un malato del salutismo e dell'eleganza che abita nello
stesso palazzo di Tom Cruise. Non perde occasione, quando è a
pranzo con gli amici, di criticare l'abbigliamento altrui e non dimentica
mai di fare ginnastica la mattina, o di mettersi un chilo di gel sui
capelli prima di uscire di casa. Per non parlare del fatto che, come
tutti i suoi amici e colleghi, è convinto di essere immune a
qualunque malattia, in particolare all'AIDS. La cosa è talmente
portata all'eccesso che spesso risulta irritante, soprattutto perché
Bateman, con tutta la coca che si pippa, fatica a riconoscere i colleghi
di lavoro, ma non ha nessunissimo problema a riconoscere le firme dei
capi di vestiario indossati da chi gli sta di fronte, nei minimi dettagli,
di giorno come di notte, alla luce come in penombra: “Montgomery
viene verso di noi. Indossa un blazer bleu marin con bottoni
in finta tartaruga, camicia a righine in cotone crespato, con impunture
rosse, cravatta di Hugo Boss in seta stampata, pirotecnica, rossa, bianca
e blu, e pantaloni di Lazo color prugna, con quadruplice plissettatura
sul davanti e tasche oblique”. E ancora “Entra
Reed Thompson, in doppio petto a quadri, a quattro bottoni, camicia
di cotone blu dell'Interwoven, leggermente volgari, e scarpe nere di
Ferragamo con mascherina, identiche alle mie. Ha le mani curatissime.
In una mano stringe il 'Wall Street Journal'. Appeso all'altro braccio,
ha un soprabito di tweed balmacaan di Bill Kaiserman”. E poi
è clamorosa la sua mania (sua e dei suoi colleghi) di frequentare
solo i ristoranti più alla moda, con dei menu veramente incredibili:
cacciagione con salsa allo yogurt, felci dolci con fettine di mango,
sashimi con formaggio pecorino, anatra affumicata con sciroppo d'acero,
salmone alla griglia con aceto al mirtillo e guacamole, ravioli alle
uova di asola con composta di mele, polpettone al sugo di chevre,
snapper rossi con violette e pinoli, zuppa di burro d'arachidi con anatra
affumicata e zucchine a rondelle... E questo è solo l'inizio.
La
cosa curiosa è che le sue azioni criminali, anzi la sua natura
psicopatica, si intrufola attraverso quasi dei messaggi mentali nelle
situazioni meno prevedibili: “Come secondo, Anne
e Scott hanno insistito che tutti si ordinasse salmone rosso annerito
e scottato, che è una specialità del Deck's Chair. Per
loro fortuna, era appunto uno dei piatti che la mia segretaria mi aveva
consigliato. In caso contrario, e semmai quei due avessero insistito
perché lo ordinassi ugualmente, sarei piombato a casa loro, nel
cuore della notte, verso le due - dopo Late Night with David Letterman
- e li avrei accoppati con una scure. Prima avrei obbligato Anne ad
assistere alla lenta agonia del marito; poi, dopo aver fatto a pezzi
pure lui, sarei andato a Exeter a versare una bottiglia di acido muriatico
sulla faccia da cretino con gli occhi a mandorla del loro figlio adottivo”.
Questo è il massimo che potrete trovare, almeno per le prime
150 pagine, poi diventa peggio dei capitoli più efferati de “Le
120 giornate di Sodoma”. E gli scatti di violenza di Bateman sono talmente
inaspettati che anche gli altri personaggi, quando Bateman ne parla,
non gli prestano attenzione, quasi che in realtà avesse pensato
una cosa ma ne avesse detta un'altra.
“American
Psycho” è un libro veramente pesante, ma anche ipnotico, proprio
per via dello stile con cui è scritto. Nonostante si fatichi
ad intuire lo scorrere del tempo (la storia dura più di un anno)
l'azione cattura il lettore fin dall'inizio, anche se poi il finale
non è pienamente convincente. Se vi piacciono gli horror
belli potenti non dovete assolutamente lasciarvelo scappare, prima che
esca il film, ma un consiglio: state lontani
dall'edizione dei Grandi Tascabili Bompiani tradotta da Pier Francesco
Paolini, che ha riempito il lavoro di termini dialettali - per lo più
toscani, ma anche milanesi e romaneschi - e ha dimostrato in diverse
occasioni di essere quanto meno timorato di Dio (mai una volta che l'imprecazione
“Jesus” sia tradotta, per non parlare di “goddamnit”)
e di avere una conoscenza dell'inglese americano tutt'altro che perfetta
(pare ignori completamente il fatto che l'esotico “dumpster”
non sia altro che un cassonetto dell'immondizia).
Percorsi
tematici
American
Psycho - di Mary Harron; con Christian Bale, Chloë Sevigny,
Willem Dafoe.
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