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Sandro Paté, 3 Aprile 2004: Satirico
L'eredità
di Per Fly
"Quando
si vive in un piccolo Paese, è necessario urlare per farsi prestare
attenzione. E' una situazione psicologica analoga a quella di un uomo
che, dotato di un piccolo pene, desidera guidare una potente motocicletta.
Buona parte dell'arroganza alla base di Dogma 95 scaturisce dall'essere
un piccolo Paese con piccoli peni" - Thomas Winterberg, regista.
Per
alcuni il Dogma, il manifesto programmatico di Lars von Trier e compagnia
nordica, è l'intuizione cinematografica più geniale degli
ultimi quarant'anni. Per altri, invece, questo rigidissimo decalogo
da seguire è, in realtà, una grande bufala.
La fase "arrabbiata" del Dogma '95 ha oramai esaurito la sua
forza. I film-dogma come "Festen" di Thomas Winterberg, "Idioti"
di von Trier o "Mifune" di Søren Kragh-Jacobsen hanno
sbancato i festival di tutto il mondo e hanno cominciato a circolare
un po' dappertutto. Come sono i film danesi a quasi dieci anni dalla
originaria teorizzazione del Dogma? Speriamo si allontanino sempre più
dal nichilismo iniziale. Spero siano simili a "L'eredità",
terzo lungometraggio del danese Per Fly, prodotto dalla Zentropa di
Lars von Trier.
Christoffer
(Ulrich Thomsen), rampollo di una famiglia di ricchi imprenditori, in
seguito al suicidio del padre è destinato a risollevare da solo
le sorti dell'acciaieria Borch Møller di Copenhagen. L'educazione
alla nuova professione lo porterà al progressivo inaridimento
umano. Christoffer, per evitare il fallimento dell'azienda di famiglia,
dovrà prendere decisioni importanti con sempre maggior cinismo.
Tuttavia, licenziare parenti e amici al proprio fianco da decenni, per
quanto inevitabile, porterà pesanti conseguenze. L'esercizio
del potere trasformerà il sensibile Christoffer in un mostro
non più in grado di controllarsi.
Al
di là del plot di sceneggiatura, il classico effetto valanga
secondo cui il personaggio principale è costretto a fare un'escalation
di esperienze sempre più insostenibili, l'elemento più
significativo del film è il ritratto del contesto in cui vive
il protagonista. "L'eredità" è inserito in un
putrido e decadente ambiente alto-borghese fatto di inganni, falsi valori
e quotidiane perversioni. I primi piani degli ipocriti familiari intorno
al protagonista, complice una fotografia dogmatica fatta di colori
spenti e slavati, producono una vera irritazione da parte dello spettatore.
In questo senso il film di Per Fly funziona come una satira alla società
che prende di mira, proprio per l'effetto che genera alla visione. Quasi
tutto il film si sviluppa attraverso primi e primissimi piani ed inquadrature
prolungate, impietose ed estenuanti.
"L'eredità"
mette alla berlina il malcostume e la mediocrità di una ricca
famiglia capitalista attraverso una scelta di ripresa piuttosto chiara.
Forse quel che rimane del famoso Dogma in questo film, permette al regista
di "andare contro" qualcuno. Sarebbe interessante sapere se
l'attacco satirico alla base del film ha generato qualche effetto reale
sui diretti interessati, oppure se è stato liquidato come retorico
e/o banale.
Vedendo
le odiose idiosincrasie di una società danese in fondo non molto
diversa da quella italiana, viene da chiedersi se non sia necessario
un Dogma italiano, o una simile sega mentale, affinché si ricominci
a realizzare un tipo di film che dia fastidio a qualcuno, stile "Le
mani sulla città" di Francesco Rosi per intendersi, che
la nostra "democratica" cinematografia non realizza più
da almeno trent'anni.
Titolo:
L'eredità (Arven)
Regia:
Per Fly
Sceneggiatura:
Per Fly, Kim Leona, Dorte Høgh, Mogens Rukov
Fotografia:
Harald Gunnar Paalgard
Interpreti:
Ulrich Thomsen, Lisa Werlinder, Ghita Nørby, Karina Skands, Lars
Brygmann, Thomas Rode Andersen, Diana Axelsen, Carsten Bjørnlund,
Françoise Brustis, Gille Charrier, Jesper Christensen, Lucy Andoraison
Hansen, Oliver Joerck, Pia Jondal, Dick Kaysø, Johannes Kuhnke,
Thorbjörn Lindström, Lucas Kornmod Lorentzen, Gregor Michaj,
Linda Myrberg
Nazionalità:
Danimarca - Norvegia - Svezia, 2003
Durata:
1h. 47'
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