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Fabrizio
Formenti, 19 Luglio 2003: Sciupato |
Cecchi
Gori, 4 Ottobre 1996
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The
Fan
Il mito
di Tony Scott
“...non
è forse il tifoso che paga il biglietto a far ricco e famoso
il suo prediletto? [...] E' attaccato al denaro in un modo inaudito;
no, così non va bene, io rivoglio il mio mito!”
Robert De Niro - “The Fan”, 1996.
Per
Gil Renard (Robert De Niro) il baseball - quello dei San Francisco Giants
- è un credo assoluto, l'unica ragione di vita dopo che la fine
del suo tribolato matrimonio ha determinato il distacco dal figlio,
e dopo che persino il suo impiego come rappresentante di coltelli presso
quella stessa azienda che il padre aveva fondato è divenuto precario.
Il tifo incondizionato per la squadra del cuore è la cosa che
ne tiene ancora vivi i sogni, e il sogno più grande risponde
al nome di Bobby Rayburn (Wesley Snipes), ultimo prestigiosissimo acquisto
dei Giants. Il campione è per Gil l'esatta personificazione delle
aspirazioni di una vita intera. Quando però egli arriva a capire
che il suo mito non è l'ideale di persona che aveva dipinto nella
propria mente, si accorge anche di non poter sopportare una nuova, cocente
delusione. Così decide di "intervenire".
Le
premesse che avvicinano lo spettatore alla visione di "The Fan
- Il Mito", non c'è che dire, sono davvero appetitose, ed
è un peccato che finiscano con l'essere tristemente disattese
mano a mano che la trama del film si dipana.
La presenza del mito (lui sì) Robert De Niro, nuovamente impegnato
a dar vita ad un personaggio multidimensionale, mentalmente quanto intimamente
tormentato, è un fatto che non può certamente lasciare
indifferente non solo la considerevole folla di estimatori dell'ex Taxi
Driver, ma anche la massa di occasionali e svogliati frequentatori
di sale cinematografiche.
Il soggetto, poi, è di quelli intriganti: il binomio atleta-tifoso
avvolto in un'atmosfera misteriosa, da thriller, ed inserito in un contesto
affascinante ma al tempo stesso insidioso e multiforme come quello dello
sport professionistico americano, non può non esercitare un richiamo
piuttosto forte nei riguardi del pubblico. E l'effetto continua anche
una volta che il film stesso ha avuto inizio: la filastrocca recitata
da De Niro/Renard (di cui abbiamo riportato le battute finali) mentre
sullo schermo si susseguono immagini di vita vissuta del protagonista
sotto forma di fotografie in bianco e nero, bisogna ammetterlo, fa venire
i brividi, e non fa che accrescere fatalmente le aspettative per ciò
che verrà successivamente. Sfortunatamente la buona impalcatura
di partenza crolla alla distanza, lasciando spazio al rammarico per
un film efficace in apertura, che per la prima mezz'ora si regge in
piedi piuttosto bene, ma che nel suo sviluppo finisce con il guastarsi,
degenerando nella seconda parte e trovando poi conclusione in un finale
insensato e forzato oltre misura.
La
sceneggiatura (tratta dal libro omonimo di Peter Abrahams) ci introduce
soltanto parzialmente al mondo dei personaggi, non addentrandovisi a
dovere quando i risvolti della trama lo richiederebbero e finendo con
l'orientarsi su dei percorsi narrativi troppo sbrigativi e superficiali,
specie dal momento in cui il lato aggressivo e violento di Gil comincia
ad emergere. Se la figura della star del baseball Bobby Rayburn interpretato
da Snipes pare funzionare così come ci viene presentata e tutto
sommato non avrebbe necessitato di uno studio più articolato,
quella del tifoso paranoico Gil Renard avrebbe dovuto essere definita
nella sua maggiore complessità, mediante un crescendo narrativo
più graduale e "profondo", che fosse tale da permetterci
di percepire effettivamente i diversi passaggi emotivi attraverso i
quali un individuo frustrato dalla vita arriva a non controllare più
la propria indole aggressiva, sino a perdere totalmente il senno. Nel
film questi passaggi sono bruschi e illustrati superficialmente, e alla
lunga Gil finisce con l'apparire come un "pazzo" qualunque.
Quanto
al finale: la scelta di indirizzare la vicenda verso una risoluzione
come quella mostrataci non può risultare condivisibile, tutt'altro;
al di là del fatto che la situazione proposta sia estrema e alquanto
improbabile, un epilogo in cui la componente spettacolare dell'azione
avesse lasciato spazio ad una soluzione più introspettiva avrebbe
sicuramente accresciuto lo spessore qualitativo della pellicola. Che
poi un film diretto da Tony Scott ("Top Gun", "Allarme
Rosso") potesse adagiarsi su sviluppi poco analitici era abbastanza
prevedibile considerando quelle che sono le tendenze registiche del
cineasta, fratello del più celebre Ridley. Qui pare proprio che
Scott, probabilmente disorientato dalla debolezza dello script, abbia
deciso di dedicarsi più che altro alla costruzione di scene dotate
di buon impatto visivo, cosa che effettivamente gli è riuscita
in più di un'occasione, grazie anche al buon lavoro del direttore
della fotografia Dariusz Wolski.
In
ultima analisi, possiamo concludere che "The Fan" è
un film che suscita delusione soprattutto per come sono state malamente
sfruttate le potenzialità del soggetto e del materiale a disposizione,
compreso quello umano: il duo De Niro-Snipes aveva tutta l'aria di essere
quello adatto per tentare qualcosa di meglio. Peccato.
Un
semplice grazie sarebbe bastato...
Percorsi
tematici
Déjà
Vu - Corsa contro il tempo -
di Tony Scott; con Denzel Washington.
Domino
- di Tony
Scott; con Keira Knightley, Mickey Rourke.
Man
on Fire - Il fuoco della vendetta - di Tony Scott; con Denzel
Washington, Dakota Fanning.
Miriam
si sveglia a mezzanotte - di Tony Scott; con Catherine Deneuve,
David Bowie.
Nemico
pubblico - di Tony Scott; con Will Smith, Gene Hackman.
Spy
Game
- di Tony Scott;
con Robert Redford, Brad Pitt.
Titolo:
The Fan - Il mito (The Fan)
Regia:
Tony Scott
Sceneggiatura:
Phoef Sutton
Fotografia:
Dariusz Wolski
Interpreti:
Robert De Niro, Wesley Snipes, Ellen Barkin, John Leguizamo, Benicio
Del Toro, Patti D'Arbanville, Chris Mulkey, Andrew J. Ferchland, Brandon
Hammond, Charles Hallahan, Dan Butler, Kurt Fuller, Michael Jace, Frank
Medrano, Don S. Davis, John Kruk, Stoney Jackson, Brad Henke, Drew Snyder,
Edith Diaz, Aaron Neville
Nazionalità:
USA, 1996
Durata:
1h. 56'
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