Alberto Cassani, 17 Luglio 1998: Noioso
Warner, 27 Marzo 1998

La maschera di ferro

di Randall Wallace


“Ho finito di dirigere il film pensando di essere un regista mediocre. Perché mai dovrei lasciare che un regista mediocre metta in scena le mie sceneggiature?”
     Bruce Joel Rubin - “Creative Screenwriting” #20, Luglio/Agosto 1998.

Leonardo DiCaprioSpesso capita che i giovani registi americani siano bravissimi nel girare un film ma pessimi nello scrivere. Bruce Joel Rubin è l’esatto opposto: buon sceneggiatore (“Allucinazione Perversa”, “Ghost”, “Deep Impact”) e pessimo regista (“My life, questa mia vita”, di cui parlava nell’intervista che ho appena citato) ha deciso di tornare dietro la macchina per scrivere (o word processor, o script formatter, o qualunque altra cosa usi per scrivere) e lasciar perdere quella da presa. Randall Wallace è un altro esponente di questa categoria. Ha scritto una splendida versione del romanzo di Alexandre Dumas e poi l’ha dato in mano ad un regista incapace: sé stesso. In questa nuova riduzione ci sono un sacco di scene che, in mano ad un regista decente, sarebbero potute essere eccezionali: quella in cui d’Artagnan fronteggia il popolo arrabbiato, quella in cui il re corteggia Christine, tutto il duello finale e soprattutto il funerale con cui si chiude il film. Ci sono dei bei dialoghi, ma il modo in cui tutto ci viene mostrato rende la visione piatta, priva di mordente, di emozioni. I costumi, gli ambienti, persino i personaggi, ci sembrano finti. Randall Wallace è un fior di sceneggiatore (credo che citare “Braveheart” sia sufficiente, no?) ma spero vivamente che in futuro dimostri la stessa intelligenza di Bruce Joel Rubin e lasci perdere la regia.

John Malkovich, Gérard Depardieu e Jeremy IronsL’unica cosa che ci resta di questo film, l’unica cosa che riesce a passare attraverso la lente distorta del regista è la nobiltà d’animo dei quattro moschettieri. Ognuno di loro ha un suo credo, una ragione di vita, una motivazione, che è perfettamente in linea coi personaggi che erano da giovani: d’Artagnan ha la sua fede nel Re, Aramis ha la sua fede in Dio, Athos ha la sua fede nel proprio figlio e Porthos ha fede nel divertimento puro! Questa purezza riesce ad arrivare fino a noi, ci convinciamo che tutti i quattro moschettieri, nonostante l’età avanzata, esistono solo per servire una persona migliore di loro, migliore di chiunque altro: il Re di Francia.

Anne Parillaud e Gabriel ByrneIl Re è Leonardo DiCaprio, purtroppo. Sulla barchetta fallata si proclamava re del mondo, e qualcuno deve avergli creduto, viste anche le orde di ragazzine urlanti che hanno perso la testa per lui. Come questo possa succedere per me resta un mistero, come la ragione per cui Antonio Banderas abbia lo stesso effetto sulle donne un po’ più cresciute. DiCaprio, comunque, è diventato un attore ignobile, privo di qualsivoglia espressione facciale, incapace di modificare la voce a seconda delle emozioni che dovrebbero trasparire dalla sua recitazione. Insomma, assolutamente degno del Tom Cruise dei bei tempi. Peggio: rivaleggia con Stallone quanto a incapacità recitativa. Eppure solo cinque anni e quattro film fa aveva ottenuto una nomination all’Oscar, meritandola pienamente, per “Buon compleanno, Gilbert Grape”. Cosa diavolo gli è successo? Possibile che abbia disimparato a recitare? Comunque oggi per portare gente al cinema un viso gradevole è molto più utile che anni e anni di studi d’arte drammatica. Intendiamoci, non voglio escludermi dalla categoria di chi va a al cinema per vedere una bella attrice, ma si da il caso che riesca ancora a discernere tra bellezza e bravura. Evidentemente sono in minoranza, se è vero che in USA si è sfiorata la rivoluzione quando DiCaprio non ottenne la nomination all’Oscar per “Titanic”.

Leonardo DiCaprio e la maschera di ferroIl nome del bamboccio d’oro è quello scritto per primo, sul cartellone del film, precedendo quelli di alcuni dei migliori attori del globo terraqueo. Gérard Depardieu (il solito, spassosissimo Porthos), John Malkovic (un Athos un po’ troppo contenuto), Gabriel Byrne (d’Artagnan, da sempre il più retto e interessante di tutti i moschettieri), Jeremy Irons (un Aramis veramente... clericale), e poi Anne Parillaud (non a livello degli altri) nei panni della Regina Madre. Nella campagna stampa questi cinque nomi hanno avuto sicuramente meno importanza di quello di DiCaprio, ma sono proprio loro a rendere il film guardabile. Purtroppo però neanche loro sono riusciti a renderlo meno noioso. 

Tutti per uno... uno per tutti!


Percorsi tematici

D'Artagnan - di Peter Hyams; con Justin Chambers, Tim Roth, Catherine Deneuve, Mena Suvari.


La locandinaTitolo: La maschera di ferro (The Man in the Iron Mask)
Regia: Randall Wallace 
Sceneggiatura: Randall Wallace 
Fotografia: Peter Suschitzky
Interpreti: Leonardo DiCaprio, Jeremy Irons, John Malkovich, Gérard Depardieu, Gabriel Byrne, Anne Parillaud, Judith Godrèche, Peter Sarsgaard, Edward Atterton, Hugh Laurie, David Lowe, Brigitte Boucher, Matthew Jocelyn, Karine Belly, Emmanuel Guttierrez, Christian Erickson, François Montagut, Andrew Wallace, Cécile Auclert, Sonia Backers, Joe Sheridan
Nazionalità: USA, 1998
Durata: 2h. 12'