La
guerra dei fiori rossi
Incontro
con Marco Müller
a cura di Emanuele Rauco
Ora
molto interessante quella trascorsa alla saletta Rai Cinema di Piazza
Adriana a Roma, prima della presentazione del nuovo
film di Zhang Yuan alla presenza di Marco Müller, produttore
del film ed uno dei massimi esperti italiani di cinema e cultura cinese
(nonché direttore del Festival del Cinema di Venezia), Carlo
Crivelli, compositore del film, e Jacopo Quadri, montatore. Più
che un incontro col produttore di un film in fase di promozione, è
stato una sorta di seminario sullo stato del cinema e della cultura
nella Repubblica Popolare, condita dalle (non molte) domande dei giornalisti.
Ci
parli del film e di questa nuova collaborazione con Zhang Yuan.
E' stata una collaborazione davvero importante e proficua, per diversi
motivi. Intanto perché si tratta della prima coproduzione ufficiale
tra Cina ed Italia. Anche se dobbiamo mettere ancora a fuoco qualche
punto dell'accordo, è comunque il primo film in cui le responsabilità
di produzione sono ufficialmente divise a metà: noi abbiamo partecipato,
non potendo con gli attori - poiché anche i nostri migliori truccatori
avrebbero potuto rendere asiatici i lineamenti italiani - con dei contributi
tecnici, come quelli di Jacopo Quadri [montatore
che ha già collaborato in film asiatici come "Tropical Malady",
N.d.A.] e Carlo Crivelli [musicista e compositore
per film, autore di uno studio sulla musica cinese, N.d.A.],
che hanno davvero contribuito a dargli uno scatto verso qualcosa di
notevole in termini di impatto e qualità che tutti, anche nei
Festival in cui lo abbiamo presentato, hanno notato. Forse proprio questo
qualcosa di diverso, questa marcia in più che il nostro contributo
ha dato, assieme alla forza del film, tratto da un romanzo di Wang Shuo,
lo ha reso il più grande successo nella storia del cinema indipendente
cinese.
Com'è
la situazione del cinema in Cina, soprattutto per quanto riguarda i
rapporti col governo e la censura?
Difficile come sempre, perché anche se si è passati dal
comunismo della rivoluzione culturale al liberismo selvaggio senza alcuna
transizione, le autorità governative esercitano sempre lo stesso
tipo di controllo, sia leggendo la sceneggiatura, sia durante le riprese,
sia con la commissione di censura. Zhang, che non è uno che di
solito viene a compromessi, avendo inventato assieme a qualche altro
cineasta il circuito indipendente (ossia clandestino), stavolta voleva
proiettare il suo film al più vasto pubblico possibile, vista
la delusione nel vedere il nostro precedente film, "Diciassette
anni", non proiettato nonostante avesse vinto il Leone d'Argento
a Venezia, e così ha dovuto accettare le imposizioni della commissione,
soprattutto nei confronti del finale, che in origine vedeva il piccolo
protagonista togliersi i pantaloni e fare pipì di fronte alla
sfilata degli stacanovisti. Anche così, il nostro film non ha
comunque perso forza, anche perché quel finale sapevamo sarebbe
stato il bersaglio principale della censura e forse, in parte, lo abbiamo
fatto per concentrare la loro attenzione su quello. E poi così
siamo anche riusciti a coinvolgere il pubblico non solo in Cina, raccogliendo
20 milioni di spettatori, che sono tantissimi se pensate che il film
è proiettato in poche sale indipendenti, e non arriva che nelle
grandi città. Per intenderci, il nuovo successo di Zhang Yimou
ha raccolto 250 milioni di spettatori...
Qual
è il significato, il senso, del film?
Volevamo fare un film che fosse in un certo senso una favola, che parlasse
dei bambini e dei loro rapporti con gli adulti, specie con la scuola,
proprio per raccontare il primo contatto con il mondo autoritario ed
opprimente che, spesso, in Cinaè la regola. L'autore del romanzo
è nella lista nera del Governo, quindi le attenzioni su di noi
sono state enormi, ma siamo riusciti a superare le difficoltà
e a fare un film che, oltre un racconto un po' fiabesco sulla ribellione
dell'infanzia, è anche un film politico, senza cercare metafore
enormi e ridondanti, su come in Cina vengono gestite le libertà
e le ribellioni. Il finale, nonostante il cambiamento, mi sembra molto
duro e triste, in proposito. Forse è un'apologia della trasgressione,
come ha detto qualcuno, forse è solamente il racconto dell'educazione
di un bambino diverso dagli altri.
Forse
i compromessi di cui parli si sono fatti un po' troppo sentire? E come
hanno reagito i cinesi alla collaborazione con dei maestri italiani?
Chiaramente
se volevamo che il film fosse apprezzato da più tipi di pubblico
era necessario fare delle modifiche, anche perché non volevamo
mettere a confronto il bene o il male, non volevamo dipingere gli educatori
come i cattivi del film, ma semplicemente ritrarli come le figure di
un sistema che è lo specchio di un qualcosa di più grande,
e che andrebbe rivisto. Non abbiamo potuto calcare troppo la mano con
l'esercito o le istituzioni ma è un prezzo che abbiamo pagato
sapendo che ci sarebbe stato utile, e che il film non sarebbe stato
meno bello. I cinesi hanno collaborato con entusiasmo con la parte italiana
della troupe, soprattutto perché io, Jacopo e Carlo conoscevamo
bene la realtà asiatica, quindi siamo riusciti ad integrare la
nostra sensibilità, le nostre capacità tecniche con una
vicinanza, perlomeno in termini d'approccio, alla loro cultura ed al
loro stile, certo, qualcuno ha storto il naso per l'aver rinunciato
allo specifico cinese, soprattutto nelle musiche, ma si sono dovuti
ricredere dopo aver visto il ritmo del montaggio e sentito la magia
delle musiche.
In
conclusione: dopo il successo in Cina, cosa si aspetta in Italia o in
Europa?
Le stesse reazioni positive del resto del mondo. Abbiamo realizzato
il film cercando di dargli un'aura atemporale, senza calcare troppo
sul dove e il quando, per rendere più universale possibile la
storia che abbiamo raccontato. Abbiamo scelto di non fare uscire il
film sottotitolato perché volevamo portare in sala anche tipi
di pubblico che di solito non vedono questi film, come i ragazzi, convinti
che il potenziale spettacolare di questa specie di kolossal indipendente
(scegliere e dirigere 130 bambini non è affatto semplice) possa
essere apprezzato da tutti.
Percorsi tematici
La
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