L'importanza
di chiamarsi Ernest
Incontro
con Colin Firth
a cura di Luciana Morelli
Giovedì
6 febbraio è stato il giorno della presentazione ufficiale italiana
del film "L'importanza di chiamarsi Ernest"
e per l'occasione ci si aspettava che alla conferenza stampa come minimo
partecipassero il regista Oliver Parker ed uno dei due protagonisti
principali. Si è invece presentato solo Colin Firth che ha però
intrattenuto come un vero divo, sempre mantenendo il suo elegante e
garbato stile inglese, il folto gruppetto di giornalisti affamati di
gossip. Abbiamo potuto così appurare che nel '97 ha sposato in
seconde nozze a Roma l'italiana Livia Giuggioli (produttrice incontrata
sul set di "Nostromo"), dalla quale ha avuto anche il suo
secondo figlio (il primo lo aveva avuto ai tempi del suo primo matrimonio
con l'attrice Meg Tilly), e che questa è la spiegazione del suo
ottimo italiano che ha quasi reso superflua la presenza dell'interprete.
Ci ha inoltre deliziati anche con succose anticipazioni sui suoi prossimi
film e con alcuni divertenti aneddoti su alcuni dei suoi più
illustri colleghi.
La sua figura è apparsa molto diversa da quella di fascinoso
e scostante antipaticone che appare sul set; non è eccessivamente
alto, né bellissimo a dire il vero, ma è sicuramente brillante
e gradevole. I capelli un po' arruffati e l'abbigliamento molto casual
ci hanno mostrato un Colin Firth in una veste sicuramente diversa da
quella che ci si aspettava; quello che però ha sorpreso più
di tutto è stato il suo spiccato senso dell'umorismo e la sua
propensione alla battuta tagliente. Il tutto in barba a quelli che si
aspettavano una conferenza stampa noiosa e sonnolente per la mancata
presenza del regista, che ha sì ridotto l'importanza dell'avvenimento
ma che in realtà ci ha permesso di conoscere un po' più
da vicino questo attore che finora era rimasto sempre un po' nell'ombra
di alcuni suoi famosi colleghi.
Cosa
ha fatto Parker per rendere lei e Rupert Everett una coppia così
ben assortita stile commedia inglese anni '40? E cosa ha reso la vostra
accoppiata così affiatata sul set? Non è la prima volta
che recita con Everett, vero?
Oliver Parker ha rischiato, ecco cos'ha fatto di speciale. E' molto
difficile spiegare quale sia l'alchimia che si crea tra due attori che
hanno ruoli così legati tra loro. 25 anni fa feci il mio primo
film, "Another Country", guarda caso proprio con Rupert, nel
quale interpretavamo due ottimi amici; non ci sarebbe nulla di interessante
in questo se non il fatto che in realtà, fuori dal set, ci odiavamo
letteralmente. Ero curioso anch'io quando mi è stato proposta
questa parte ne "L'importanza di chiamarsi
Ernest" in coppia con Rupert, soprattutto di vedere come il
nostro rapporto fosse cambiato a distanza di tanto tempo, e ne sono
rimasto soddisfatto. La nostra interpretazione in questo film è
dipesa molto dalla spontaneità e dalla sintonia, quindi non avremmo
mai potuto recitare come abbiamo fatto qualora ci fossero stati ancora
degli attriti.
Perché
vi odiavate?
Mi trovò anche allora diciamo troppo... come dire... "earnest"!
(leggasi "onesto")
Tra
la sarcastica risata generale nessuno ha osato chiedere spiegazioni
più dettagliate, si è preferito non indagare su questo
punto un po' privato visto che neanche Firth sembrava molto propenso
a rivelazioni in merito.
In
questi 25 anni di carriera lei è diventato un po' più
sofisticato, mentre Everett è sicuramente diventato più
serio. Condivide questo giudizio?
Il bello è che io "non sono diventato" più
sofisticato, ho solo "imparato a fingere di esserlo". Rupert
invece è diventato solo più tollerante.
La
commedia è il suo genere ideale oppure lei in realtà aveva
in mente tutt'altro tipo di film, quando ha iniziato la carriera di
attore?
Non scelgo mai cosa fare, finora mi hanno proposto di recitare per
lo più in ruoli comici che mi intrigavano e quindi ho accettato
di buon grado. Devo dire che in questo momento sono maggiormente interessato
a ruoli drammatici perché vorrei cimentarmi in qualcosa di diverso.
A tal proposito ho appena finito di girare un film drammatico dal titolo
"Girl with the pearl earring" diretto
da Peter Webber, con Tom Wilkinson e Scarlett Johansson, un'attrice
molto giovane e molto brava (l'abbiamo vista recentemente
in "Ghost World").
Sto per iniziare le riprese di un altro film drammatico-psicologico
diretto da Marc Evans (regista di "My little eye", film horror
sulla falsa riga de "Il Grande Fratello").
Questo
film è girato in senso cronologico o no?
Ovviamente che il film non è girato in senso cronologico,
nessuno dei film che ho interpretato finora è mai stato girato
in senso cronologico. MAGARI!! (ha esclamato con
le vocali un po' distorte dal suo accento)
Aveva
già avuto occasione di interpretare qualcosa di Oscar Wilde a
teatro?
No. Penso di essere non solo l'unico, ma "l'unico inglese"
che non ha mai recitato Wilde in teatro. C'è da dire però
che non è stato un problema perché il tutto è molto
diverso paragonato al set cinematografico, la preparazione è
un'altra, il modo di recitare ed il rapporto col pubblico è diverso.
Rupert invece aveva già recitato Wilde a teatro, anche in francese,
mentre la Dench sono circa 15 anni che in teatro fa sempre lo stesso
personaggio di Lady Bracknell. E' perfetta infatti.
Com'è
stato lavorare con un mostro sacro di bravura come Judi Dench?
Splendido. Avevo già lavorato con lei in "Shakespeare
in Love" dove, come qui e ne "Il
Diario di Bridget Jones", faccio sempre il ruolo dell'odioso
un po' "sfigato".
Anche
qui la risata generale è stata piuttosto fragorosa con un'espressione
rassegnata di Firth che faceva trasparire un po' di ironico rammarico.
La
sua carriera si può paragonare un po' a quella di Humphrey Bogart,
che nei film interpretava ruoli di secondo piano ma che col passar dei
minuti acquistavano sempre maggiore importanza fino a divenire protagonisti
principali (come per esempio in "Sabrina" con Audrey Hepburn
e William Holden), sempre tenendo presente il personaggio di Ernest/Jack
in questo film e quello di Marc Darcy ne "Il
diario di Bridget Jones".
Si! Se la vogliamo dire tutta, secondo me è proprio per colpa
di Darcy se anche qui mi hanno cercato per questo ruolo!
Lei
ha lavorato con molte bravissime attrici del momento, vedi la Zellweger
fresca di Golden Globe, Gwyneth Paltrow, Kristin Scott-Thomas, la Witherspoon
e la O'Connor. Se dovesse scommettere su una di loro su quale punterebbe
per il futuro?
Beh, è difficile scegliere e soprattutto è molto pericoloso
fare previsioni di questo genere. E' passato molto tempo da quando ho
lavorato con attrici non americane, a dire il vero. Se dovessi scegliere
per forza credo che sceglierei l'ultima mia partner e cioè Scarlett
Johansson. E' molto brava e soprattutto promette bene per il futuro.
Per quel che riguarda Renée, devo dire che non mi era mai capitato
di recitare con un'attrice così: lei è sempre dolce e
gentile con tutti non si arrabbia mai e non si lamenta. Pensate che
ai tempi di Bridget Jones c'erano moltissime
riprese notturne, e quindi capitava che si girava tutta la notte; lei
anche alla fine delle riprese alle 5 di mattina era di buon umore e
sorridente con tutti, al contrario di altri che non sto qui a nominare,
la lista sarebbe troppo lunga. La maggior parte degli attori si lamenta
in continuazione sul set, soprattutto gli uomini che secondo me sono
molto peggio delle donne sotto questo punto di vista.
Come
vede la differenza tra attori di Hollywood ed attori con esperienze
teatrali alle spalle, tra cui i più famosi della tradizione inglese?
Ci vedo francamente una grande differenza: gli attori hollywoodiani
tipo Tom Cruise sono più versatili, più eclettici, diversissimi
da noi. Io non mi ci vedo proprio ad interpretare simili ruoli. Noi
attori di teatro inglesi siamo considerati una casta a parte perché
in America ci vedono, e non so il perché, maggiormente adatti
per interpretare parti drammatiche o da cattivi.
Trova
che ci siano sostanziali differenze tra il cinema ed il teatro? Lei
quale ambiente preferisce?
E' molto più facile lavorare in teatro, lì c'è
un rapporto diretto con il pubblico, le prove durano 4 settimane e poi
si va in scena. Non si scombina la vita di un attore, se piove ad esempio
non si devono ritardare le riprese o fare un'altra scena piuttosto che
una all'aperto. Si mangia quando le persone normali mangiano, si dorme
quando anche gli altri dormono e così via. Il teatro è
anche più emozionante a dire il vero, senza nulla togliere alla
fama ed alla notorietà che ti consente di avere il grande schermo.
Secondo
lei questa classificazione, peraltro abbastanza veritiera, che ha fatto
degli attori americani ed inglesi cambierà dopo la guerra?
Penso che molte cose cambieranno dopo la guerra; anche questa forse,
sì.
Secondo
lei anche Blair andrà a fare il cattivo in America come gli attori
inglesi?
L'ha già fatto, no? Mi sembra che sia uno di quelli che appoggiano
Bush quindi ha già fatto il suo come cattivo. Come molti altri
comunque.
La
conferenza stampa si è conclusa con i ringraziamenti di rito
e con l'abituale coda per autografi, che Colin Firth ha ovviamente concesso
senza lesinare sorrisi e strette di mano.
Percorsi
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L'importanza
di chiamarsi Ernest - di Oliver Parker; con Rupert Everett, Colin
Firth, Frances O'Connor, Reese Witherspoon, Judi Dench.
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