Tiziana Cappellini, 17 Novembre 2005: Brillante
Mikado, 9 Settembre 2005

Gabrielle

di Patrice Chéreau


Isabelle Huppert in una scenaNella Francia a cavallo tra Ottocento e Novecento, Gabrielle e Jean sono sposati da dieci anni e il loro matrimonio appare solido, specie agli occhi altrui. Lo stesso Jean ne è convinto, ma si dovrà ricredere quando un giorno, al posto della moglie, troverà inaspettatamente una sua lettera di addio. Tuttavia, questo non sarà un addio definitivo, e la loro convivenza assumerà nuovi toni...

Pascal Gregory in una scenaPer comprendere pienamente "Gabrielle" è necessario soffermarsi sul contesto dell'epoca nella quale la vicenda è ambientata. E' questo il periodo in cui le regole borghesi imperano ancora, nonostante i protagonisti del film non vivano nella Gran Bretagna vittoriana ma in Francia, dato che tutto il mondo è paese; e queste regole borghesi non solo impongono un'apparente rispettabilità a tutti i costi unita ad un ipocrita perbenismo, ma sono anche il risultato di un lungo periodo durante il quale il corpo era stato "dimenticato", o meglio: era stato messo a tacere in nome di un distorto moralismo e di un altrettanto distorto senso del pudore. In una situazione del genere, chi possiede un temperamento già incline alla razionalità e alla freddezza vi si adatta piuttosto bene, se non fosse che arriva al punto di pensare che "le emozioni sono ripugnanti", mentre altri si logorano in silenzio per poi rianimarsi quando una scintilla inaspettata ricorda loro di essere creature di carne e ossa, con tanto di sentimenti e desideri.
Isabelle HuppertQuesto è quanto succede rispettivamente a Jean e a Gabrielle, i protagonisti del film di Chéreau tratto da un racconto di Joseph Conrad. Essi vivono nella loro lussuosa gabbia dorata, esibendosi come coppia perfetta o quasi durante i loro ricevimenti settimanali, mentre in realtà non sono più una vera coppia da molto tempo, ognuno chiuso nel suo mondo dal quale l'altro è stato escluso, riducendosi piuttosto a una sterile convivenza priva di vita, sentimento o anche solo di affetto. Jean possiede un carattere sufficientemente gelido per non trovarci nulla di stonato, mentre Gabrielle è una donna che, pur non essendo più giovanissima, ancora vuole vivere e soprattutto vuole amare, che ha il coraggio di andarsene dalla casa-prigione come un fulmine a ciel sereno anche se poi vi ritorna alla stessa velocità, scontando questa sua decisione per non avere avuto la forza di vivere una vita che le avrebbe richiesto troppa passione.
Pascal GregoryPerché è questo ciò che succede alla società ritratta da Conrad e restituita da Chéreau: una società che vive di perbenismo e di vacue mondanità, nella quale perfino i giovanotti nel fiore degli anni sembrano essere solo dei decorativi soprammobili senz'anima. E senz'anima è soprattutto Jean, incolore come le molte inquadrature in bianco e nero che Chéreau ha realizzato, ed egli si è talmente represso da esplodere poi nel momento meno opportuno e nel modo più riprovevole. Jean è figlio dei suoi tempi e, in quanto tale, anziché pensare a come riconquistare la moglie che peraltro sostiene di amare, si preoccupa invece di preparare insieme a lei un discorso che possa salvare la loro reputazione di fronte ai cosiddetti amici. Ma Gabrielle, pur essendo ritornata a tarparsi le ali da sola, decide di vendicarsi della freddezza del marito ferendolo di proposito nell'orgoglio e gettando poi del sale su queste ferite. Tuttavia, il suo adulterio non viene mostrato bensì raccontato, e Chéreau concentra tutto il film sui due protagonisti e sulle loro psicologie a confronto, che amplifica girando in interni salvo alcune rare e brevissime eccezioni.
Isabelle Huppert e Pascal GregoryIl film, la cui altra regia rivela una non comune maestria da parte di chi - come Chéreau - è più che altro regista teatrale, regala inquadrature ricercate e lunghi silenzi, dialoghi che scavano nel rapporto di coppia, durante i quali Isabelle Huppert dà vita a una Gabrielle consumata nell'anima, ma non ancora completamente vinta. Per quanto Jean non arrivi alle meschinità di Gilbert Osmond, protagonista del romanzo "Ritratto di signora", il film ricorda molto la vicenda narrata da Henry James, perché in entrambi i casi le donne hanno scelto per compagno un uomo dal temperamento a loro non affine, ne vengono soffocate fino a perdersi e non hanno il coraggio di afferrare l'opportunità di una via d'uscita; eppure, alla fine Gabrielle sarà più libera e più salva di Isabel Archer.

Il regista Patrice ChéreauChéreau mostra sullo schermo l'effetto dell'analisi che Conrad ha condotto nel suo racconto, effetto che prende forma sul volto dei personaggi e attraverso la recitazione intensa dei protagonisti, ed è questa la forza del film: far parlare l'anima del personaggio attraverso la voce e il corpo degli attori in assenza di una trama avvincente o di colpi di scena. Tuttavia, in questo apparente minimalismo - che scava invece nel profondo -, il film solleva questioni delicate e scottanti: quanto uomo e donna si conoscono quando si scelgono? E quanto un abbaglio può costare la felicità di una vita intera anzi, di due?
Il regista ha compiuto un atto di coraggio trasferendo al cinema un racconto di natura fortemente psicoanalitica oltre che letteraria, il quale meglio si prestava al teatro, ma che invece è comunque riuscito sul grande schermo. Le didascalie che questo permette di utilizzare - e che Chéreau ha usato nei momenti più intensi - sono una trovata che dimostra come col talento si possa brillantemente esplorare il mezzo cinematografico anche laddove pare inappropriato.


Percorsi tematici

Intimacy - Nell'intimità - di Patrice Chéreau; con Mark Rylance, Kerry Fox.


La locandinaTitolo: Gabrielle (Id.)
Regia: Patrice Chéreau
Sceneggiatura: Patrice Chéreau, Anne-Louise Trividic
Fotografia: Eric Gautier
Interpreti: Isabelle Huppert, Pascal Greggory, Claudia Coli, Thierry Hancisse, Chantal Neuwirth, Thierry Fortineau, Louise Vincent, Clément Hervieu-Léger, Nicolas Moreau, Rinaldo Rocco, Xavier Lafitte, Maï David, Jeanne Herry, Aude Léger, Raina Kabaivanska
Nazionalità: Germania - Francia - Italia, 2005
Durata: 1h. 30'