|
Alberto Cassani, 30 Dicembre 1999: Passabile |
Uip,
11 Dicembre 1999
|
La
figlia del Generale
di Simon West
-
Vuole delle risposte?
- Penso di averne diritto.
- Vuole delle risposte?
- Voglio la verità!
- Non può capire la verità!
Jack Nicholson - Tom Cruise - “Codice d’onore”,
1992.
C’è
un momento, in “The General’s Daughter”, in cui il portaborse del generale
del titolo avvisa il personaggio di John Travolta che “ci sono 3 modi
per fare le cose: quello giusto, quello sbagliato e quello dell’esercito”.
Anche se questa frase ricorda molto più quella di “Mac” di John
Turturro (“Ci sono due modi per fare le cose: quello giusto e quello
mio, e sono la stessa cosa”) mi ha fatto subito pensare al film di Rob
Reiner. In effetti questa nuova prova di Simon West ne ripercorre in
qualche modo l’ambientazione, il leit motif.
John
Brenner (John Travolta) è un sottufficiale dei servizi interni
dell’esercito che si trova a dover indagare sul brutale omicidio della
figlia dell’importantissimo Generale Campbell. Per non rischiare di
rovinare la nascente carriera politica del suddetto Generale, a Brenner
viene "suggerito" di condurre l’indagine in modo discreto
e rapido. A questo punto il sottufficiale si trova a dover scegliere
se eseguire gli ordini, accettando una soluzione che sembra molto “di
comodo”, oppure disubbidire e continuare a cercare la verità,
per quanto sconvolgente possa essere.
Se
non avessi utilizzato la citazione da “Premiere” sulla Propaganda
Films per “Fight Club” l’avrei certamente
usata in questo caso. Lo stile comune della Propaganda,
la continua pretesa di eleganza visiva, è evidente lungo tutto
il film, ed è particolarmente smaccata all’inizio e alla fine,
in cui i giochi di luce e fumo danno alle inquadrature un look molto
ricercato, molto ma molto finto. Una cosa che non ho mai sopportato
dei registi statunitensi, di tutti i registi statunitensi, è
il fatto che continuino a sottovalutare lo spettatore. Nel cinema americano
(così come nella televisione inglese, tra l’altro) non viene
mai dato nulla per scontato, non c’è mai niente che il regista
ed i produttori pensano non sia necessario spiegare, non capita mai
che pensino che lo spettatore possa arrivare a capire qualcosa da solo.
E sto parlando dell’aspetto tecnico, non dei risvolti della trama.
Capita
molto spesso che in un film statunitense ci sia un’inquadratura dell’esterno
di un edificio, un’inquadratura in cui non succede assolutamente niente,
e che ha come unica ragione di esistere il fatto che la scena seguente
è ambientata all’interno di quello stesso edificio. Quella singola
inquadratura è detta “establishing shot”, cioè inquadratura
di consolidazione o anche inquadratura fondamentale. In pratica serve
a farci capire che il luogo dove si svolgerà la prossima scena
non è lo stesso in cui si è svolta la precedente. Fa niente
se quel luogo l’abbiamo già visto in precedenza, fa niente se
la sua natura è evidente: non è sufficiente far vedere
che la scena si svolge in un’aula di tribunale, bisogna far vedere il
tribunale, altrimenti noi poveri spettatori rincitrulliti non ci arriviamo!
Non a caso la chiamano “inquadratura fondamentale”... Nel film di Simon
West questa tecnica non-narrativa dà ampie prove di inutilità.
Quando
Brenner esamina il cadavere ci viene mostrato un primo piano della bellissima
Leslie Stefanson la prima volta che i due si sono incontrati: un primo
piano del cadavere, il fatto che lei fosse l’unico personaggio femminile
che abbiamo visto finora e che il film si intitoli “La figlia del Generale”
non è sufficiente per farci capire l’identità della morta.
Quando Brenner capisce chi è l’assassino ci vengono mostrati
in sequenza alcuni primi piani del colpevole, presi da alcuni dialoghi
tra i due, perché il fatto che Travolta avesse appena pronunciato
il suo nome non sarebbe stato abbastanza. Un grazie ai produttori di
Hollywood e vergogna invece per i registi europei, che pensano che gli
spettatori cinematografici riescano a pensare con la propria testa.
A
parte lo stile di regia non certo esaltante (l’atmosfera la creano solo
le belle musiche) quello che porta il film ad essere migliore della
precedente opera di West (“Con Air”) è la storia, decisamente
più solida. In effetti il film è tratto da un famoso (negli
Stati Uniti) romanzo di Nelson DeMille, anche se immagino che i sei
sceneggiatori che ci hanno messo le mani (quattro non sono stati accreditati)
ne abbiano combinate di tutti i colori. Per fortuna il film rimane un
thriller, con pochissime concessioni alle scene d’azione (praticamente
una sola, per far capire che il personaggio di Travolta è un
vero soldato e non un semplice poliziotto), che riesce ad essere interessante
fino alla fine e con qualche buon dialogo. Il personaggio principale,
poi, è estremamente realistico perché non vuole per nulla
farsi amare dallo spettatore (come invece ci si aspetterebbe da un John
Travolta peraltro troppo ciccione per il ruolo) ma si comporta come
un vero soldato, che anche se schiacciato da una situazione più
grande di lui conserva l’arroganza tipica dei militari. Nonostante la
ricostruzione dell’ambiente militare sia certamente appropiata, grazie
anche alla collaborazione di esperti e degli stessi attori (James Cromwell
e Clarence Williams III sono stati entrambi militari, James Woods è
il figlio di un eroe di guerra), proprio sotto questo aspetto ci sono
un paio di incongruenze di troppo, ma nel complesso questo è
certamente un prodotto discreto.
Non
sei nemmeno un nome: sei solo una scopata. Ti ho scopato io!
Percorsi
tematici
Propaganda
Films: il futuro di Hollywood o la sua morte? - a cura di Maximillian
Potter.
High
Crimes - di Carl Franklin; con Ashley Judd, Morgan Freeman, Jim
Caviezel.
Titolo:
La figlia del generale (The General's Daughter)
Regia:
Simon West
Sceneggiatura:
Christopher Bertolini, William Goldman
Fotografia:
Peter Menzies
Interpreti:
John Travolta, Madeleine Stowe, James Cromwell, James Woods, Timothy
Hutton, Clarence Williams III, Leslie Stefanson, John Frankenheimer,
Daniel Von Bargen, Brad Beyer, Boyd Kestner, John Benjamin Hickey, John
Beasley
Nazionalità:
USA, 1999
Durata:
1h. 58'
|