Luciana Morelli, 8 Settembre 2005: Interessante
Istituto Luce, 9 Settembre 2005

La Passione di Giosuè l'ebreo

di Pasquale Scimeca


Leonardo Cesare AbudeAnno 1492. Re Ferdinando di Spagna e la regina Isabella riunificano la Spagna in nome del cattolicesimo. Dopo secoli di convivenza, ebrei e musulmani vengono cacciati dalle loro terre, un destino che tocca anche alla famiglia di Giosuè, un ragazzo ebreo grande conoscitore delle sacre scritture e per questo considerato da tutti il tanto atteso Messia. Dopo un viaggio lunghissimo, prima a piedi oltre i Pirenei e poi in nave verso l'Italia, Giosuè ed i suoi conterranei approdano a Napoli, per poi arrivare in un piccolo paesino della Sicilia - allora appartenente alla Spagna - convertitosi al cattolicesimo, dove potersi fermare a vivere. Si avvicina il Venerdì di Pasqua e la tradizione vuole che in paese si celebri un'antica recita sulla Passione di Cristo; grazie alla sua grande erudizione in materia Giosuè viene scelto per il ruolo di Gesù che rappresenterà un'ottima occasione per i potenti del posto di sbarazzarsi di lui facendolo crocefiggere veramente.

Anna BonaiutoGià a Venezia nel 1993 con "I giorni di San Sebastiano" e nel 2000 con "Placido Rizzotto" (nella sezione 'Cinema del presente'), Pasquale Scimeca torna in Mostra in occasione delle 'Giornate degli Autori', rassegna orientata ad esaltare la creatività degli autori più originali ed a rinnovare e confrontarsi a livello internazionale sulle possibili novità in materia di linguaggio cinematografico. Come in "Placido Rizzotto" e "Gli indesiderabili", vengono nuovamente fuori anche ne "La passione di Giosuè l'ebreo" le origini siciliane di Scimeca e la profonda componente religiosa del suo animo e del suo passato, quello che inizia dall'infanzia - quando terrorizzato dai dipinti presenti in chiesa talvolta restava sveglio di notte chiedendosi il perché questi raffigurassero spesso torture, punizioni, roghi e condanne - fino a quando decise di voler andare in seminario e farsi prete.
Una scenaIl seminario, però, rappresentò per lui un luogo di sofferenza, di soffocamento, di gerarchie e di ipocrisia talmente opprimente che una volta uscitone cambiò idea, perdendo completamente la Fede. Il suo ricongiungimento con Cristo avviene successivamente (cinque anni fa) quando scopre le insospettabili origini ebree della sua famiglia ed il fatto che i suoi avi subirono un calvario molto simile a quello di Giosuè. E' per questo che ha studiato la storia, le religioni, e le ha confrontate fra loro, cercando di capire perché tanto odio tra i popoli e soprattutto il perché di un così profondo accanimento contro il popolo ebreo, un popolo che nei secoli ha sopportato nefandezze di ogni tipo in nome di un Dio che ha sacrificato la sua vita terrena pur di diffondere amore e fratellanza. Insomma, un film sui profondi legami tra la religione cristiana e quella giudaica, e la voglia di riscoprire e capire il Cristo ebreo.

Toni Bertorelli in una scenaIl film - che sarà presente in concorso al Festival Internazionale del Cinema di Toronto - è realizzato con cura e sapienza registica, con ottime scenografie e costumi, e con una straordinaria fotografia, e si avvale anche di una sceneggiatura decisamente interessante. Il cast è rappresentato da attori italiani molto validi come Anna Bonaiuto ("L'amore molesto"), Marcello Mazzarella ("Nirvana", "Placido Rizzotto") e Toni Bertorelli ("L'ora di religione") ma la nota negativa viene proprio da questo, dalla scelta di un cast totalmente italiano di attori che parlano italiano, quando in teoria, essendo dei profughi spagnoli, dovrebbero parlare spagnolo. Un appunto che potrebbe sembrare un dettaglio insignificante nel contesto di un film italiano, ma che vi assicuriamo è una mancanza che in un film come questo si fa sentire profondamente. L'unico a recitare quanto meno con un accento sudamericano è l'attore che interpreta Giosuè, Leonardo Cesare Abude (brasiliano di origini ma stabilitosi in Italia da tempo), qui al suo esordio cinematografico in un ruolo complesso, che non è sicuramente stato in grado di supportare fino in fondo, impegnato più nel pronunciare le parole con il giusto accento e la giusta inflessione che a dare loro il giusto peso interpretativo.
Una scenaNel complesso un'operazione abbastanza positiva, quella di Scimeca, che però dimostra come il cinema italiano sia ancora troppo primitivo e legato al fai-da-te rispetto alle altre produzioni europee ed internazionali. Un plauso particolare va alla pregevole colonna sonora del film, curata da Miriam Meghnagi (e da lei stessa cantate) musicista e cantante di origini ebraiche capace di parlare e cantare in molte lingue antiche diverse, compreso l'aramaico.


Percorsi tematici

Placido Rizzotto - di Pasquale Scimeca; con Marcello Mazzarella.
Rosso Malpelo - di Pasquale Scimeca; con Antonio Ciurca.


La locandinaTitolo: La Passione di Giosuè l'ebreo
Regia: Pasquale Scimeca
Sceneggiatura: Pasquale Scimeca, Nennella Buonaiuto
Fotografia: Pasquale Mari
Interpreti: Leonardo Cesare Abude, Anna Bonaiuto, Marcello Mazzarella, Giordana Moscati, Franco Scaldati, Vincenzo Albanese, Toni Bertorelli
Nazionalità: Italia - Spagna, 2005
Durata: 1h. 45'