Nuovomondo
Incontro
con Emanuele Crialese
a cura di Gabriele Marcello
Sono
passati 5 anni da "Respiro". Come
mai c'è voluto così tanto tempo, per realizzare "Nuovomondo"?
"Nuovomondo"
è stato scritto a Lampedusa prima di girare "Respiro".
Io ero andato lì solo per "Nuovomondo",
ma una volta finita la sceneggiatura mi sono reso conto che nessuno
l'avrebbe mai prodotto, e allora ho scritto "Respiro".
"Respiro" è stato utile per
convincere i produttori, ma non abbastanza per un film imponente come
"Nuovomondo". E' stata una bella
lotta, quella tra il regista e il produttore: da una parte l'impeto
e dall'altra invece la forza materiale, e senza questa lotta non ci
sarebbe stato questo film.
Come
mai avete girato il film in Argentina?
Problemi di budget, ma poi con la produzione ci siamo resi conto
che era perfetto, soprattutto perché c'è stata una grande
partecipazione da parte di tutta la troupe. Io poi ho scelto
100 comparse su 500, che avrebbero fatto essenzialmente parte dell'equipaggio.
Le ho scelte in base ai loro volti, alle loro caratteristiche, in base
a quello che mi ispiravano. La scena della tempesta è stata molto
preparata e abbiamo fatto tantissime prove, dato che era una scena di
corpi, senza effetti speciali. Per questo motivo ho creato una sinergia
con tutte quelle persone, soprattutto sperando che non si facessero
male... A me piace molto interagire con gli attori, e in questo film
le comparse erano molto importanti perché erano tanti corpi che
andavano a formare un unico corpo. Per questo ho sentito l'esigenza
di un rapporto diretto, quando di solito l'uso delle comparse è
mansione affidata all'aiuto regista.
Quanto
ti hanno influenzato gli altri film ambientati sulle navi? Ci sono dei
momenti che ricordano il "Titanic" di Cameron...
"Titanic"
era proprio il film che non volevo fare. Nel senso che, pur avendo amato
il film di Cameron, il mio scopo era di fare un "Titanic"
dei poveri, sia nei contenuti sia nel budget. Non volevo ossessionarmi
con le immagini di altri film, volevo epurare la mia mente da tutto
quello che avevo visto. In realtà mi ha influenzato molto "America
America" di Elia Kazan: lì c'era uno studio sui volti, e
penso sia stato un film molto innovativo per l'epoca.
Nei
tuoi film i personaggi maschili sono molto concreti mentre quelli femminili
sono legati all'idea di magico, pensiamo alla Valeria Golino di "Respiro"
o a Donna Fortunata in "Nuovomondo",
o anche proprio alla Lucy della Gainsbourg... E' tutto voluto?
Nulla è
realmente voluto, è tutto molto viscerale. Io faccio molte prove
con gli attori, e poi faccio passare molto tempo assieme agli attori,
deve crearsi una grande sinergia tra loro. Il personaggio cambia sempre,
non è mai identico a come l'ho scritto. Comunque, per me la donna
è un mistero e per questo non posso rappresentarla in modo molto
diverso da come io la sento e la vedo. Le figure femminili sono dei
sogni, forse perché le donne in generale mi intrigano di più.
Vorrei un mondo popolato solo da donne. Loro portano la vita e la conoscono
meglio degli uomini, e non hanno l'istinto della prevaricazione, sono
figure pacifiche. Tutti questi elementi messi insieme mi portano a voler
parlare di loro. Nel film ci sono due donne, quella del vecchio mondo
e quella del nuovo. A un certo punto, queste due donne si parlano con
il pensiero e c'è un passaggio: Fortunata affida a Lucy i suoi
uomini. La vita degli uomini è condotta dalle donne, penso...
Il
protagonista maschile sembra molto legato alla sua terra e alle sue
abitudini, tanto che al test attitudinale risponde costruendo una casa...
Io amo parlare
della gente molto semplice, con loro mi diverto molto di più.
Anzi, i vecchi borghesi mi annoiano a morte, ma è una questione
mia. C'è un qualcosa di così semplice, puro, essenziale...
nel vivere le cose come l'amicizia e i rapporti interpersonali. L'agricoltore
ha una sorta di nobiltà, e non hanno bisogno di fingere davanti
a nessuno. Amo parlare di questa genuinità.
Eppure
mentre tutti sognano di vivere per terra, lui vorrebbe una casa su di
un grattacielo, tra le nuvole. Sembra un personaggio proiettato verso
il futuro...
A me il futuro
fa paura, davvero. Però mi piace sognare situazioni diverse.
Questo è fare cinema, affidarsi alle proprie visioni. Bisogna
lasciarsi andare...
Nei
tuoi film c'è sempre una forte componente onirica e poetica,
legata anche all'elemento acqua. In "Respiro"
il mare, qui il fiume di latte...
Penso che
la poesia non sia mai voluta, e guai se lo fosse. La poesia deve nascere
da sola: non si scrive mai nulla per essere apprezzati a priori, sono
dei segni che esprimono un'urgenza. C'è del mistero in questo,
non c'è vera consapevolezza. Tutte le arti sono legate all'azione
inconscia e inconsapevole, bisogna fidarsi di più dei propri
istinti e delle proprie paure, tutto parte dalle viscere. Comunque,
per l'acqua posso dire che nel liquido sono felice, quindi inevitabilmente
inserisco l'acqua perché lì tutto è diverso, molto
più leggero.
Percorsi tematici
Nuovomondo
- The Golden Door
- di Emanuale Crialese;
con Charlotte Gainsbourg, Vincenzo Amato.
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