Alberto Cassani, 28 Ottobre 1998: Sprecato
Buena Vista

He Got Game

di Spike Lee


“Sono un giocatore totale, mi piace giocare lontano da canestro ma posso anche andare a tirare dentro l’area, ma per favore non mettetemi etichette. Non sono né il nuovo Magic Johnson né il nuovo Doctor J, sono solo Ray Allen, un ragazzino che farà di tutto per diventare un giocatore importante”.
     Intervista a Ray Allen - “American SuperBasket”, Ottobre 1996.

Ray AllenRay Allen è una star dell'NBA. Non una superstar (non ancora), certo, ma è una stella. Non ha ancora un paio di scarpe col suo nome, certo, ma i tifosi lo stimano. Per quello che gliene può fregare di basket alla popolazione di Milwaukee, dove Ray Allen gioca. Comunque il punto è che Ray Allen ha già preso “la decisione più importante della sua vita”, la decisione che rende la vita del suo personaggio un inferno: scegliere in quale università andare quando si è una superstella del basket delle scuole superiori. È una decisione così difficile non solo perché da lì dipende il tuo futuro professionistico, ma soprattutto perché tutti, amici e nemici, voglio darti il consiglio giusto. Tutti vogliono aiutarti a scegliere. Tutti vogliono un pezzo di te. E allora è difficile capire qual’è veramente la scelta giusta da fare. Ma c’è una scelta giusta?

Denzel WashingtonBella premessa, vero? Peccato che il film non sia per niente allo stesso livello. Peccato che Spike Lee si sia dimenticato di essere un grande regista nei suoi ultimi tre film (gli altri erano “Girl 6, sesso in linea” e “Get on the bus”). Peccato che si sia dimenticato di saper scrivere. Alla fine della proiezione ero più arrabbiato che deluso, perché Spike ultimamente non sembra volersi spremere più di tanto per dimostrare tutto il suo talento. Viene comunemente riconosciuto come il miglior regista di colore degli Stati Uniti, ma pur apprezzandolo enormemente, su questo non sono d’accordo: i fratelli Hughes (“Menace II Society” e “Dead Presidents”) e soprattutto John Singleton (“Poetic Justice”, “Boyz N the Hood” e “L’università dell’Odio”) sono più bravi. Ma il numero di ottimi film che Spike Lee ha saputo realizzare nel corso degli anni è impressionante: “Clockers”, “Mo’ Better Blues”, “Jungle Fever”, “Do the Right Thing”... Una serie di film degni di un grande maestro del cinema. Peccato.

Rosario Dawson e Ray Allen“He got game” è un film sul basket? No, direi che dovrebbe essere più un film su ciò che sta dietro il basket, dietro il basket universitario. Tra l’altro avrebbe potuto essere un monito per i giovani di colore che sognano di fare della pallacanestro la loro professione, ma non riesce veramente a colpire al cuore con il suo stile nervoso ed i continui rimandi visivi a ciò che i personaggi dicono o pensano. E il modo in cui Spike Lee ha usato i flashback fa abbastanza schifo. Ma non è un film sul basket soprattutto perché ci sono più scene di sesso che scene di gioco. Certo, un paio di partite ci sono, ma lo  stile con cui Spike Lee ce le mostra fa in modo da non farcele apprezzare un gran che.
Milla Jovovich e Denzel WashingtonLee ha fatto l'esatto opposto di ciò che Ron Shelton aveva fatto in quello che resta il miglior film su questo sport: “Chi non salta bianco è”. Shelton ci aveva strabiliati con la velocità dei giocatori del campetto di Venice Beach, a Los Angeles, ed il loro “trash talking”. Spike Lee ci mostra il gesto atletico in modo da farcelo (teoricamente) apprezzare al meglio: al rallentatore. Peccato, però, che in questo modo tolga ritmo alla partita nel suo complesso e renda il tutto irreale. E poi, che senso ha prendere diversi giocatori NBA per poi non sfruttarli sul campo? Si, perché Ray Allen non è l’unico professionista che potete vedere in questo film, ma se non vi intendete di basket NBA sarete in grado di riconoscere solo Michael Jordan e forse Scottie Pippen e Charles Barkley.
Una scenaLa cosa più irritante, poi, è che nonostante tutte le apparizioni di giocatori ed allenatori veri, Spike Lee non ha potuto (o voluto?) mostrarci università vere. A parte quelle citate brevemente qua e là le uniche che ci vengono fatte vedere sono le fittizie “Big State” e “Tech University”. Sembrava quasi di essere tornati dentro l’orrendo “Basta Vincere”, in cui una marea di ottimi giocatori buttano il loro talento per l’inesistente “Great Western University”. E poi la disattenzione del regista si nota anche dal fatto che il personaggio di Denzel Washington passa con disinvoltura dalla pettinatura afro alle treccioline e ritorno nel giro di qualche ora, e senza andare dal barbiere. Il tutto incorniciato da un finale che Spike Lee si dovrebbe vergognare anche solo di aver pensato.

Il basket è poesia in movimento.


Percorsi tematici

La 25a ora W O W - di Spike Lee; con Edward Norton, Philip Seymour Hoffman, Barry Pepper, Rosario Dawson.
Bamboozled - di Spike Lee; con Damon Wayans, Savion Glover, Jada Pinkett-Smith, Tommy Davidson, Michael Rapaport.
Bus in viaggio - di Spike Lee; con Ossie Davis, Andre Braugher, Charles S. Dutton, Richard Belzer, Thomas Jefferson Bird, Isaiah Washington.
Inside Man - di Spike Lee; con Denzel Washington, Clive Owen, Jodie Foster.
Lei mi odia - di Spike Lee; con Anthony MacKie, Kerry Washington.
Summer of Sam - di Spike Lee; con John Leguizamo, Mira Sorvino, Jennifer Esposito, Adrien Brody.
When the Leeves Broke: A Requiem In Four Acts - di Spike Lee.


La locandinaTitolo: He got game (Id.)
Regia: Spike Lee
Sceneggiatura: Spike Lee
Fotografia: Malik Hasson Sayeed
Interpreti: Ray Allen, Denzel Washington, Milla Jovovich, Bill Nunn, John Turturro, Rick Fox, Rosario Dawson, Hill Harper, Zelda Harris, Ned Beatty, Jim Brown, Thomas Jefferson Byrd, Lonette McKee, Travis Best, Walter McCarthy, John Wallace, Al Palagonia, Quinn Harris, Dean Smith, Lute Olson, John Chaney, John Thompson, George Karl, Rick Pitino, Dick Vitale
Nazionalità: USA, 1998
Durata: 2h. 16'