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Fabrizio
Formenti, 31 Maggio 2007: Tarantiniano |
Medusa,
1 Giugno 2007
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Gridnhouse
A
prova di morte
di Quentin Tarantino
Quando
un film composto da due episodi separati ma in qualche misura complementari
viene, per ragioni commerciali, successivamente smembrato in due parti
'aggiustate' in modo tale che ciascuna di esse possa acquisire una certa
compiutezza se proiettata singolarmente sullo schermo come pellicola
a sé stante, si rischia di dover esprimere un giudizio diverso
da quello che sarebbe stato formulato qualora l'opera di riferimento
fosse stata l'originale. Ma dal momento che i produttori di "Grindhouse",
i fratelli Weinstein, probabilmente allertati dagli scarsi risultati
ottenuti ai botteghini statunitensi, hanno deciso - per quanto concerne
il mercato europeo - di ripetere con questo nuovo progetto l'operazione
"Kill Bill" (ideato da Tarantino
come un film monoblocco e poi diviso in due volumi), non si può
far altro che valutare "Grindhouse - A prova di morte" quale
prodotto autonomo, in attesa che anche l'episodio diretto da Robert
Rodriguez, "Il Pianeta del Terrore", veda la luce nelle nostre
sale.
Tre
ragazze pronte a divertirsi in una calda notte texana. La meta più
attesa del loro tragitto è il Texas Chili Parlor, un bizzarro
locale della zona. Ed è proprio lì che, tra un chiacchiera
e l'altra, tra un drink e uno spinello, le fanciulle fanno la
conoscenza di Stuntman Mike, uno strano tizio di mezza età con
il volto segnato da lunghe cicatrici. Tutti se la spassano a proprio
modo, l'atmosfera è frizzante e i freni inibitori sono allentati.
Ma al termine della serata, le ragazze e Stuntman Mike abbandonano il
locale a bordo delle rispettive automobili...
"Grindhouse
- A prova di morte" non è nient'altro che la vera essenza,
nuda e cruda, del cinema di Quentin Tarantino, a cominciare proprio
dal titolo: le grindhouse erano quelle cadenti sale cinematografiche
tipiche della provincia americana in cui si usava proiettare, anche
in sequenza, pellicole (preferibilmente splatter, horror
e annessi sottogeneri) che avevano già fatto tappa in decine
di altri cinema, e che arrivavano a destinazione logore e spesso tagliuzzate
a piacimento. Insomma, erano i luoghi in cui trovare (quasi) tutto ciò
per cui Tarantino, cinematograficamente parlando, è sempre andato
matto.
Anche
in forza di questo spunto iniziale, la quinta regia dell'autore nativo
del Tennessee rappresenta a tutti gli effetti, probabilmente più
di qualsiasi altro suo precedente lavoro, la summa pressoché
perfetta di tutti quegli elementi filmico-narrativi cui egli si è
legato a doppio filo sin dall'inizio della sua carriera, e che qui ci
vengono serviti in un sol colpo all'interno di una composizione che
si esalta come non mai nell'amplificare al massimo il concetto di 'grottesco',
sempre accompagnato come si deve dal pulp, dallo splatter,
dalla exploitation e dalle puntualizzazioni horror. Questo
è il glossario di Tarantino, questo il suo credo cinematografico,
e da qui non si scappa.
E
allora ecco scorrerci dinanzi agli occhi le consuete, chilometriche,
scene di dialogo, fatte di continui botta e risposta a sfondo sessuale.
Quindi riabbracciamo nuovamente quegli improvvisi slanci di follia schizoide,
che sopraggiungono inaspettati a dettare repentini cambiamenti di atmosfera,
il netto passaggio da un genere cinematografico all'altro. In questa
occasione particolare, l'elemento follia trova il suo canale di sfogo
preferenziale sulla strada, al volante di una lugubre Mustang d'epoca
che sfreccia implacabile sull'asfalto. Non mancano poi i classici 'innesti'
tarantiniani: i giochi di fotografia, la venerazione per i piedi femminili
e per un certo canone di donna, i rimandi, le citazioni, le auto-citazioni
(si noti il recupero delle tinte di "Kill
Bill" quando, nella seconda parte del film, avviene il passaggio
dal bianco e nero al colore), e i continui omaggi a certo cinema Anni
Settanta cui Tarantino è totalmente devoto e che in fin dei conti
rappresentano l'unica ragion d'essere di un prodotto come questo. Insomma,
non c'è nulla di nuovo, cambia solo la veste scenica.
Intendiamoci,
"Grindhouse - A prova di morte" a tratti intrattiene piacevolmente,
strappa sorrisi e qualche risata, e tutta la prima 'sequenza stradale',
oltre ad essere tecnicamente pregevole, è un concentrato di pura
tensione. Ma tutto questo non offusca neanche per un secondo l'impressione
di aver sperimentato l'ennesimo giocattolone di Tarantino, un divertissement
che si crogiola godereccio nella sua bizzarria ripetendo continuamente
delle mosse in fondo già viste.
Questo
è Quentin Tarantino, prendere o lasciare. E' il classico autore
che si ama o si odia, un po' come un David Lynch o un David Cronenberg.
Chi lo ama continuerà a prendere tutto ciò che egli propone
come oro colato, la manna più prelibata che il cinema sa offrire;
chi lo odia o non lo ammira particolarmente, invece, seguiterà
a domandarsi quale sia la ragione per cui un regista che sa muovere
così bene una macchina da presa si ostini a rimpastare all'infinito
gli stessi elementi senza mai provare ad abbattere qualche muro, a spingersi
un passo oltre anche solo per il gusto di cimentarsi con qualcosa di
diverso. Che davvero non sappia fare altro?
Percorsi tematici
Grindhouse:
Planet Terror -
di Robert Rodriguez; con Robert Rodriguez, Rose McGowan.
Le
iene - di Quentin Tarantino; con Harvey Keitel, Tim Roth, Michael
Madsen, Chris Penn, Steve Buscemi.
Kill Bill vol. 1 -
di Quentin Tarantino; con Uma Thurman, Lucy Liu, Vivica A. Fox, Daryl
Hannah.
Kill Bill vol. 2
- di Quentin Tarantino; con Uma Thurman, David Carradine, Michael
Madsen, Daryl Hannah.
Titolo:
Grindhouse: A prova di morte (Death Proof)
Regia:
Quentin Tarantino
Sceneggiatura:
Quentin Tarantino
Fotografia:
Quentin Tarantino
Interpreti:
Kurt Russell, Rosario Dawson, Vanessa Ferlito, Sydney Tamiia Poitier,
Jordan Ladd, Rose McGowan, Tracie Thoms, Mary Elizabeth Winstead, Zoe
Bell, Michael Parks, Michael Bacall, Omar Doom, Marcy Harriell, Nicky
Katt, Helen Kim, Jonathan Loughran, Marta Mendoza, Tim Murphy, James
Parks, Eli Roth, Marley Shelton, Quentin Tarantino
Nazionalità:
USA, 2007
Durata:
1h. 50'
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