Hardcoredi Paul Schrader Jake Van Dorn è un padre severo, che ha cresciuto i propri figli secondo la dottrina calvinista nella città di Grand Rapids, in Michigan. Un giorno sua figlia Kristen scappa di casa e si rifugia nellassolata California, dove finisce a girare film porno e a prostituirsi. Van Horn si reca quindi a Los Angeles, pronto a tutto pur di riportare a casa la figlia. Seconda regia per lo sceneggiatore di Taxi Driver, Hardcore conferma linteresse di Schrader per temi quali lossessione sessuale e la prostituzione, e i valori del singolo in contrasto con la società. Non sono pochi gli spunti autobiografici che Schrader mette in questa pellicola, visto che lui stesso è cresciuto (a Gran Rapids) in una famiglia di fede calvinista e ha potuto vedere per la prima volta un film quando già frequentava le scuole superiori. Ma le sue sceneggiature sono sempre lontane dallessere moraliste, sono anzi particolarmente fredde quando non cattive. Schrader, che ha studiato in seminario per diventare Ministro di Fede, ci presenta il mondo della pornografia californiana con lo stesso distacco con il quale Van Dorn lo attraversa nella ricerca di sua figlia. Hardcore è un film freddo, soprattutto per via della scelta di Schrader di utilizzare la scomparsa della figlia di Van Dorn solo come avvio e conclusione della pellicola, concentrandosi nel mezzo sul mondo che Van Dorn impara a conoscere. Al suo fianco, Schrader mette la giovane prostituta Niki, che decide per soldi di aiutarlo nella sua ricerca. Nel rapporto tra i due stanno tutto il calore e lenergia della pellicola. È il rapporto tra due persone che non si conoscono e che non hanno nulla - ma proprio nulla - in comune. Eppure dialogano tra loro come mai Van Dorn sarebbe capace di fare con sua figlia, e come di rado ci è capitato di vedere al cinema. Il problema principale del film è che non riesce a sciogliere tutti i nodi che ha creato, lasciando in sospeso soprattutto il rapporto tra Van Dorn e Niki e cambiando troppo radicalmente il tono della pellicola nellultima parte. Alla fine, pur rendendoci conto di aver visto un buon film, non riusciamo a pensare di aver visto un gran film. E purtroppo è così in quasi tutti i film in cui Schrader ha messo la propria sceneggiatura al servizio delle sue modeste capacità di regista.
|