Francesco Puglisi, 9 Giugno 2003: Tedioso
Cecchi Gori, 5 Giugno 1988

Strade perdute

di David Lynch


Un sassofonista (Pullman) accusato di aver ucciso la moglie (Arquette) viene condannato a morte anche se non ricorda nulla dell'omicidio. Mentre si trova in cella di isolamento, e senza una spiegazione apparente, o forse a causa di un misterioso soggetto da cui è perseguitato e che gli lascia videocassette minatorie, la sua identità viene sostituita con quella di un altro, un giovane meccanico che uscito di prigione si invischia in una storia d'amore con l'amante (Arquette) di un pericoloso individuo (Loggia), e tutto questo, probabilmente, in uno spazio-tempo diverso da quello iniziale.

Quando uno come Lynch si prende troppo sul serio questo è il risultato: un film prolisso, che non sembra avere uno scopo apparentemente preciso se non quello di mostrarsi come un incubo ad occhi aperti, ma uno di quegli incubi che non hanno però una spiegazione razionale, e sembra più una sorta di auto-compiacimento da parte del regista. L'aria onirica che si respirava in "Velluto Blu" qui è impoverita e non regge comunque il confronto, innestata com'è in una sceneggiatura, di Lynch e Gifford, che fin troppe volte mostra la corda, corda che risulta inutilmente tirata per le lunghe (due ore e un quarto filate di durata). La scelta di cambiare totalmente strada a metà film introducendo un nuovo 'protagonista' e inserendo alcuni richiami alla prima parte, poteva essere geniale, ma andando avanti si ha l'impressione che la strada appena presa non porti a nulla e salvo l'interessante inizio, con due scene da antologia - quella delle videocassette e quella dell'incontro tra Pullman e Blake, ben poco si salva e ben poco suscita l'interesse dello spettatore.

In altri casi ("Mulholland Drive") si tende ad accettare tutto senza porsi domande, perché si ha l'impressione, e più che un'impressione è quasi una certezza, di non averci capito niente a livello intellettivo, ma inconsciamente si pensa che tutto debba avere una spiegazione e che quella spiegazione che non sappiamo raccontare con parole (l'unico modo è quello di vedere il film), sconvolga lo spettatore. In questo caso invece l'impressione è quella che si tratti di uno scherzo tirato dal regista verso chi guarda. E il finale 'rivelatore' non ripaga il resto del film.

Interpreti catatonici, salvo Robert Loggia, e buon utilizzo della musica (quella originale è firmata da Angelo Badalamenti). Fotografia di Peter Deming esageratamente buia, vabbé che il film lo richiedeva ma il troppo stroppia, e in alcune scene non si riesce proprio a vederci nulla...


Percorsi tematici

Elephant Man - di David Lynch; con John Hurt, Anthony Hopkins, Anne Bancroft.
INLAND EMPIRE - di David Lynch; con Laura Dern, Jeremy Irons, Justin Theroux.
Mulholland Drive - di David Lynch; con Laura Harring, Naomi Watts.
Una storia vera - di David Lynch; con Richard Farnsworth, Sissy Spacek.


La locandinaTitolo: Strade Perdute (Lost Highways)
Regia: David Lynch
Sceneggiatura: David Lynch, Barry Gifford
Fotografia: Peter Deming
Interpreti: Bill Pullman, Patricia Arquette, Balthazar Getty, Robert Blake, Robert Loggia, Gary Busey, Mink Stole, Richard Pryor, Jack Nance, Natasha Gregson Wagner, Lucy Butler, Michael Masse, Jack Kehler, Henry Rollins, Giovanni Ribisi, Scott Coffey, John Roselius, Louis Eppolito, Jenna Maetlind, Michael Shamus Wiles, Lisa Boyle, Marilyn Manson
Nazionalità: USA, 1996
Durata: 1h. 45'