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Alberto
Cassani, 16 Luglio 2003: Particolare |
Uip,
29 Agosto 2003
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Hulk
di Ang Lee
Quelli
di voi che hanno all'incirca trent'anni ricorderanno senz'altro le note
del 'Lonely Man Theme' di Joe Harnell che accompagnavano la camminata
di David Banner-Bill Bixby al termine di ogni puntata del telefilm dell'incredibile
Hulk di fine anni '70. Questa pellicola di Ang Lee non ha nulla a che
spartire con quella serie TV, se non l'idea originale ed una comparsata
di Lou Ferrigno (in compagnia di Stan Lee, creatore del personaggio).
In effetti, il regista di "Crouching Tiger"
ha preferito rifarsi ai quarant'anni di storia dell'Hulk disegnato per
realizzare il suo film. "Suo" perché è
quanto di più vicino ad un film d'autore si possa pretendere
da una mega-produzione come questa. Non a caso Ang Lee ha preferito
dirigere questo progetto piuttosto che "Terminator
3": i produttori di "Hulk" gli assicuravano maggiore
libertà cretiva rispetto a quelli della terza venuta del droide
schwarzeneggeriano. E di questa libertà creativa, il regista
taiwanese ha saputo fare buon uso.
David
Banner è uno scienziato che lavora per conto dell'Esercito degli
Stati Uniti. Opera nel campo dell'ingegneria genetica, sperimentando
l'utilizzo dei raggi gamma sulle cellule viventi, con lo scopo di arrivare
a migliorare le prestazioni fisiche dei soldati. Ma i risultati ottenuti
sugli animali non convincono del tutto i militari, che non vogliono
ancora dargli il permesso di utilizzare cavie umane. Così, Banner
decide di utilizzare se stesso per portare avanti la sperimentazione.
Ma quando sua moglie dà alla luce un bimbo, l'uomo si rende subito
conto che il DNA del piccolo Bruce è stato modificato dai raggi
gamma. E quando il colonnello 'Thunderbolt' Ross scopre i suoi esperimenti
sui tessuti umani, Banner perde la testa...
Adottato
dalla famiglia Krensler, Bruce cresce senza ricordare nulla dei suoi
veri genitori. Cresce fino a diventare un brillante giovane ricercatore
nel campo dell'ingegneria genetica. Insieme con la sua ex fidanzata
Betty Ross ed un loro collega d'università, sta sperimentando
l'utilizzo dei raggi gamma nella rigenerazione dei tessuti. Ma fin da
quand'era piccolo, Bruce è sempre stato un ragazzo estremamente
chiuso, che tende a soffocare le proprie emozioni, ed è per questo
che le cose tra lui e Betty non hanno funzionato. Un giorno, un inconveniente
in laboratorio provoca un'esplosione che investe in pieno Bruce. I raggi
gamma avrebbero dovuto ucciderlo, e invece la sua forma fisica sembra
persino migliorata. Ma è dentro di lui che qualcosa è
davvero cambiato, e Bruce avverte come una strana presenza dentro di
sé, un estraneo che in qualche modo gli è familiare, un
essere pericoloso ma anche estremamente affascinante. Contemporaneamente,
riceve in ospedale la visita di uno strano tizio che dice di essere
suo padre...
Fin
dalla bellissima sequenza dei titoli di testa, che ci racconta con ritmo
e inventiva la storia di David Banner, è chiarissimo lo stile
adottato da Ang Lee in questa sua nuova regia. Uno stile artificioso,
che ben poco ha a che vedere con quello dei film precedenti di quest'eclettico
regista ma che sembra perfetto per questo progetto. L'uso dello split-screen,
pur se in alcuni momenti appare forzato, non è mai disturbante
e riproduce benissimo l'impressione visiva della tavola a fumetti. L'utilizzo
di effetti di transizione diversi da normali stacchi e dissolvenze dona
alle sequenze una cornice insolita ma efficacissima, legando benissimo
tra loro le tante sequenze di dialogo che sono l'essenza drammaturgica
di questa pellicola.
La
sceneggiatura di Turman, France e del collaboratore abituale di Ang
Lee James Schamus si concentra sui rapporti padre-figlio e uomo-donna,
facendo dell'amore il tema principale del film; riprende innumerevoli
elementi della lunga vita fumettistica del gigante verde e li comprime
in un'ora e un quarto, prendendo anche alcune - notevoli - libertà
che faranno storcere il naso ai puristi. Il risultato finale è
ammirevole, probabilmente il miglior film mai tratto da un fumetto -
soprattutto grazie al lavoro di Ang Lee, però - ma farà
storcere il naso anche agli sponsor e agli esercenti, perché
è quanto di meno commerciale si possa ottenere per un progetto
simile. Hulk appare dopo tre quarti d'ora, preceduto da chili di parole,
sequenze oniriche e contrasti interiori. La pochissima azione è
concentrata quasi completamente nella parte finale della pellicola.
Insomma, un'ottima occasione per gli attori (in particolare un bravissimo
Nick Nolte) per dimostrare le proprie capacità.
Il
team della Industrial Light & Magic guidato da Dennis Muren ha creato
al computer un gigante verde decisamente posticcio, limitando al minimo
il motion capture di Bana in modo da poter realizzare una creatura
selvaggia davvero mostruosa. Il risultato visivo, preso a sé,
non è bellissimo anche se la creatura è piuttosto espressiva,
ma il fatto che Hulk sia sostanzialmente un cartone animato gli permette
di attraversare gli Stati Uniti con due balzi o di saltare fin nella
stratosfera senza mai farci pensare "non ci credo". Ma l'impatto
visivo del mostro verde è l'unica cosa in tutte le due ore e
un quarto di proiezione che può accontentare i gusti dei ragazzi
che comprano i gadget, e gli ultimi venti minuti sono gli unici che
ricordano il periodo di "Hulk spacca!". La sostanza è
che i gadget resteranno invenduti, chi va al cinema per mangiare pop-corn
e divertirsi si annoierà e i bambini dormiranno in sala. Eppure,
sottolineato dalle belle musiche di Danny Elfman che però riecheggiano
altre cose da lui composte in passato, e con almeno due sequenze davvero
da pelle d'oca (l'esperimento andato male e la lotta tra le nuvole),
questo è un dramma intimista di grande impatto, che saprà
esaltare chi è alla ricerca di una storia che sappia trasmettere
emozioni.
Titolo:
Hulk (The Hulk)
Regia:
Ang Lee
Sceneggiatura:
John Turman, Michael France, James Schamus
Fotografia:
Frederick Elmes
Interpreti:
Eric Bana, Jennifer Connelly, Nick Nolte, Sam Elliott, Josh Lucas, Paul
Kersey, Cara Buono, Mike Erwin, Celia Weston, Kevin O. Rankin, Geoffrey
Scott, Regina McKee Redwing, Daniella Kuhn, Todd Tesen, Lou Ferrigno,
Stan Lee, Geoffrey Scott, Regina McKee Redwing, Daniel Dae Kim, Daniella
Kuhn, Lou Richards, Jenn Gotzon, Louanne Kelley
Nazionalità:
USA, 2003
Durata:
2h. 17'
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