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Alberto
Cassani, 6 Aprile 2000: Straordinario |
Buena
Vista, 10 Marzo 2000
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Hurricane
di
Norman Jewison

“Ecco
la storia di Hurricane, l’uomo cui le autorità hanno deciso di dare
la colpa per qualcosa che non ha fatto, l’hanno messo in cella ma una
volta avrebbe potuto diventare Campione del Mondo. [...] E questa è
la storia di Hurricane, ma non sarà finita fino a che al suo nome non
sarà fatta giustizia e non gli sarà stato restituito il tempo che ha
passato in prigione, l’hanno messo in una cella ma una volta avrebbe
potuto diventare Campione del Mondo”
Bob Dylan - “Hurricane”, 1976.
Pur
essendo un amante della boxe non avevo mai sentito nominare Rubin “Hurricane”
Carter fino a quando questo film non è uscito negli Stati Uniti.
Il suo caso, in effetti, è più legato alla politica che
non allo sport. Di averci ricordato cosa fosse successo in una notte
del 1966 ha grande merito il regista Norman Jewison.
Rubin
Carter è un promettente peso medio che viene dai sobborghi di
New York e che ha avuto problemi con la giustizia fin da piccolo. Una
sera viene fermato in compagnia di un suo giovane fan con l’accusa di
aver ucciso tre persone per motivi razziali. Una giuria di “loro pari”
(12 bianchi) li condanna a tre ergastoli a testa. Ci vogliono quasi
vent’anni di manifestazioni, canzoni e processi perché venga
finalmente riconosciuto che le prove con cui Carter e Artis sono stati
incastrati erano basate sulla menzogna e sulla persecuzione razziale.
Norman
Jewison è uno dei registi più socialmente impegnati di
Hollywood. Nella sua carriera ha diretto film controversi come “Jesus
Christ Superstar”, “Rollerball” e “Agnese di Dio”, oltre che “La calda
notte dell’ispettore Tibbs”, film col quale questo “Hurricane” ha alcuni
punti in comune e che Jewison stava girando proprio quando Carter fu
arrestato. Certo, ha anche diretto film più commerciali, come
“Stregata dalla luna”, “Only You” e “I Soldi degli Altri”, ma bisogna
pur vivere. È comunque con questo tipo di film che sa dare il
suo meglio. “Hurricane” è uno dei film che hanno avuto su di
me l’impatto emozionale più forte, grazie soprattutto all’incredibile
efficacia dello stile di regia, che ci propone diverse scene bellissime
(in particolare quella della cella d’isolamento e della prima visita
al carcere). Certo, ci sono delle scene meno riuscite delle altre, il
bianco e nero delle scene di boxe risulta davvero finto, ad esempio.
Certo, nessuna scena riesce ad avere l’efficacia della splendida ballata
di Bob Dylan, ma non credo di essermi mai commosso così tanto
guardando un film.
Quelli
che sono contrari alla boxe, come principio morale, dovrebbero pensare
alla sua efficacia nel tenere i ragazzi dei ghetti lontani dalla strada,
impedendo che finiscano per farsi ammazzare nel corso di una delle tante
risse tra bande. La boxe, negli anni, ha salvato diversi ragazzi da
situazioni molto difficili, come Cassius Clay - Muhammad Alì
e Mike Tyson (sì, beh...). E Rubin Carter. Carter fu arrestato
per la prima volta quando aveva 11 anni, e da allora la polizia gli
ha sempre dato addosso, ritenendolo un possibile criminale abituale.
Quello che l’aveva tenuto fuori dalla galera era stata proprio la boxe,
arte nella quale dimostrava (a vedere le poche scene di pugilato del
film) una sfacciataggine paragonabile a quella che oggi mette in mostra
“Prince” Naseem, ma soprattutto un pugno clamorosamente potente, visto
anche che è stato capace di stendere al primo round Emile Griffith,
e quelli che si ricordano le battaglie che Nino Benvenuti ha combattuto
con Griffith capiranno perché Carter fu soprannominato “Hurricane”.
Carter venne arrestato senza riuscire a diventare campione del mondo,
dato che la sua unica chance mondiale gli fu negata da un verdetto scandaloso
alla fine dell’incontro con Joe Giardello. Guarda caso un bianco. Quando
era in prigione Carter ricevette l’appoggio morale e l’aiuto politico
di molte persone famose, tra cui proprio Alì, Dylan e l’attrice
(bianca) Ellen Burstyn, ma fu solo con l’aiuto di tre insegnanti canadesi
e di un ragazzo del Bronx che aveva letto la sua autobiografia che l’ormai
ex grande pugile riuscì, a distanza di 20 anni, ad avere giustizia.
Attraverso la bella sceneggiatura basata sul libro di Carter e su quello
del ragazzo newyorchese, oggi famoso avvocato, ripercorriamo tutta la
storia, già molto sconvolgente e toccante di suo. Anche se la parte
relativa alle “indagini” dei canadesi mi è sembrata un po’ fuori
luogo, si fa fatica a seguire il trascorrere del tempo e si sente la
mancanza di qualche parola in più sull’altro ragazzo condannato
insieme a Carter, il film è davvero molto bello, e l’intero cast
ha saputo dar vita perfettamente alla storia, anche se nessuno degli
attori si avvicina minimamente al peso ed alla bravura di Denzel Washington.
Quando
l’anno scorso Roberto Benigni vinse l’Oscar come miglior attore mi domandai
come gli statunitensi, che ovviamente non capiscono l’italiano, potessero
valutare la sua recitazione. Qualche settimana fa un articolo scritto
dal critico cinematografico Roger Ebert mi fece capire come stanno realmente
le cose, e “Hurricane” me ne ha dato la prova definitiva: un attore,
un bravo attore, è bravo a prescindere da ciò che dice.
Vedere un film in lingua originale, meglio ancora in una lingua che
non si conosce, ci consente di valutare meglio la capacità di
un attore di trasmettere i sentimenti e le emozioni che il suo personaggio
prova, al di là delle belle o delle cattive battute. La voce
del doppiatore italiano di Washington è spesso troppo impostata,
soprattutto nelle scene-madre, ma Denzel riesce ad arrivarci al cuore
con ogni suo gesto, con ogni suo sguardo, a prescindere dai dialoghi.
La realtà è che spesso si finisce per confondere i bei
dialoghi con la buona recitazione, ma i bravi attori sono proprio quelli
che riescono a far sembrare belle anche le cattive battute. Denzel Washington
è un attore straordinario, che con questo film avrebbe dovuto
vincere l’Oscar (e lo dico nonostante Kevin Spacey sia il mio attore
preferito), perché è chiaramente la ragione principale
per cui “Hurricane”, invece di essere “solamente” bellissimo, è
un film assolutamente splendido.
Ci
vogliono tante parole per raccontare la vita di un uomo.
Percorsi
tematici
Alì
- di Michael Mann; con Will Smith, Jamie Foxx, Jon Voight, Mario Van
Peebles, Ron Silver.
Cinderella Man - di Ron Howard; con Russell
Crowe, Paul Giamatti, Renée Zellweger.
Il colosso d'argilla - di Mark Robson; con
Humphrey Bogart, Rod Steiger.
Girlfight - di Karyn Kusama; con Michelle
Rodriguez.
Hurricane
- di Norman Jewison;
con Denzel Washington.
Million
Dollar Baby
- di
Clint Eastwood; con Clint Eastwood, Hilary Swank, Morgan Freeman.
Rocky
- di John G. Avildsen;
con Sylvester Stallone.
Rocky
Balboa -
di Sylvester Stallone; con Sylvester Stallone, Antonio Tarver.
Toro
scatenato
- di Martin Scorsese;
con Robert De Niro, Cathy Moriarty, Joe Pesci.
Titolo:
Hurricane (The Hurricane)
Regia:
Norman Jewison
Sceneggiatura:
Armyan Bernstein, Dan Gordon
Fotografia:
Roger Deakins
Interpreti:
Denzel Washington, Vicellous Reon Shannon, Deborah Kara Unger, Liev
Schreiber, John Hannah, Debbi Morgan, Rod Steiger, Dan Hedaya, David
Paymer, Harris Yulin, Clancy Brown, Badja Djola, Vincent Pastore, Al
Waxman, Garland Whitt, David Lansbury, Chuck Cooper, Brenda Denmark,
Marcia Bennett, Beatrice Winde, Mitchell Taylor Jr, Bill Raymond
Nazionalità:
USA, 1999
Durata:
2h. 20'
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