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Tiziana
Cappellini, 10 Ottobre 2006: Frizzante |
Medusa,
11 Febbraio 2000
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Un
marito ideale
di Oliver Parker
Sir
Chiltern è un giovane uomo che ha avuto tutto, dalla vita: è
felicemente sposato con Gertrude, ha una brillante carriera politica
e, non da ultimo, è molto ricco. Inoltre ha un amico fraterno,
Lord Arthur Guring, che - eccezion fatta per la ricchezza - né
è l'opposto, vivendo da scapolo impenitente e nullafacente. Tuttavia,
proprio quando Sir Chiltern sembra essere all'apice della sua carriera
e Lord Arthur capitolare con la sorella di lui, Miss Mable, l'arrivo
della machiavellica Mrs. Cheveley getta deliberatamente scompiglio nelle
loro vite e nei loro progetti...
L'operazione
effettuata dal regista Oliver Parker di trasferire sul grande schermo
l'omonima pièce di Oscar Wilde può dirsi felicemente
riuscita. Pur non essendo un film eccessivamente brioso e ritmato, "Un
marito ideale" risulta nel complesso - specialmente nella seconda
parte - comunque frizzante e a tratti spiritoso.
Facilitato
dalla perfetta costruzione drammaturgica con la quale Wilde strutturava
le sue opere, Parker ha saputo comunque scegliere un cast perfetto,
con attori adatti al loro ruolo e ben calati nella parte, che sanno
far risaltare. Se si nutre qualche inziale riserva nei confronti di
Minnie Driver nel ruolo di colei che conquisterà l'irraggiungibile
dandy Lord Arthur, si avrà poi modo di ricredersi apprezzando
la sua interpretazione. Inoltre, se anche gli attori che ricoprono ruoli
minori - quali il macchiettistico ma efficace maggiordomo ed il pedante
padre di Lord Arthur - sono altrettanto felicemente indovinati, Rupert
Everett appare sempre perfetto nel ruolo del raisonneur wildiano.
Scene
e costumi sontuosi contribuiscono certamente a catturare l'attenzione
dello spettatore, ma da sé non sono sufficienti a mantenerla
se non vengono supportati da una buona regia, che sia anche in grado
di valorizzare l'originario copione teatrale. Quest'ultimo - apparentemente
frivolo e leggero - si rivela invece interessante nel sottotesto e,
in certi momenti pur fugaci, anche dolente. Infatti, i nuclei tematici
che emergono mentre il film procede risultano essere più di quanto
ci si potrebbe inizialmente aspettare: l'ipocrisia della società
vittoriana; il dissidio tra ambizione e coscienza; il dissidio tra sentimento
e ragione; l'inconciliabilità tra realtà e idealizzazione;
l'amore coniugale; l'opposta repulsione verso il matrimonio; l'amicizia
e perfino qualche consiglio su come le donne non debbano idealizzare
un uomo - specie se si tratta del loro marito - per non incorrere in
inevitabili delusioni. D'altro canto, uno dei messaggi che emergono
chiaramente dalla pièce è appunto che tutti gli
esseri umani possono commettere errori, perché nessuno è
perfetto: inutile quindi aspettarsi di trovare uomini irreprensibili,
perché la delusione è praticamente assicurata.
I
protagonisti del film, dal canto loro, subiscono però delle trasformazioni;
l'unica a restare immutata nella propria natura disonesta è Mrs.
Cheveley. Nel corso della vicenda, infatti, Sir Chiltern riscoprirà
la purezza degli antichi ideali dopo averli sconfessati in passato;
Lady Chiltern si scoprirà invece - in quanto, appunto, essere
umano come tutti - in grado di commettere errori e colpe al pari di
chiunque altro; infine, Lord Arthur scoprirà di possedere - forse
- un cuore e Miss Mable scoprirà a sua volta di poterlo ricambiare,
non senza un colpo di scena nel finale.
Insomma, anche senza un effetto altamente catartico - perché
di tragedia proprio non si tratta - i personaggi subiscono una trasformazione
attraversando una serie di problematiche che mettono, seppur temporaneamente,
in crisi il loro mondo indiscusso e dorato. Si può affermare
che, eccetto il primo nucleo tematico, tutti gli altri temi sono ancora
attuali, compresi i mezzi illeciti per fare carriera e per soddisfare
la propria ambizione. Inoltre, gli aforismi di Wilde sprigionano sempre
il loro effetto spiazzante ed irriverente.
Ma
Parker decide di fare di più. Intanto, attraverso il montaggio
riesce a creare un gioco di sguardi e di rimandi nella scena in cui
i cinque protagonisti sono a teatro; ciò a cui stanno assistendo
non è uno spettacolo qualunque, bensì - come si apprende
da una battuta - la rappresentazione de "L'importanza
di chiamarsi Ernesto", naturalmente scritta da Wilde. Alla
fine della messinscena, Wilde stesso esce brevemente - ma chiaramente
- per commentare l'esito della rappresentazione. Più avanti,
Parker farà un'altra citazione del genere, ovvero quando in un'inquadratura
apparirà un invito - destinato a Lord Arthur - per una mostra
alla Grosvenor Gallery, menzionata ne "Il ritratto di Dorian Gray".
Se
la prima parte del film risulta forse un po' lenta, la seconda è
senz'altro più frizzante; questo succede inevitabilmente grazie
alla commedia degli equivoci abilmente innescata e al conseguente gioco
delle coppie che ne deriva, ma anche grazie alla brillante prova di
attori che gli interpreti offrono. Finché ogni nodo viene sciolto
ed ogni segreto rivelato in un abile disegno geometrico, che prima contrappone
le due coppie e poi le riunisce nel movimentato finale.
Percorsi tematici
L'importanza
di chiamarsi Ernest - di Oliver Parker; con Rupert Everett, Colin
Firth, Frances O'Connor.
Wilde
- di Brian Gilber; con Stephen Fry.
Titolo:
Un marito ideale (An Ideal Husband)
Regia:
Oliver Parker
Sceneggiatura:
Oliver Parker
Fotografia:
David Johnson
Interpreti:
Cate Blanchett, Minnie Driver, Rupert Everett, Julianne Moore, Jeremy
Northam, John Wood, Peter Vaughan, Ben Pullen, Marsha Fitzalan, Lindsay
Duncan, Nickolas Grace, Neville Phillips, Simon Russell Beale, Anna
Patrick, Delia Lindsay, Denise Stephenson, Charles Edwards, Nancy Carroll,
Andy Harrison, Peter Parker, Michael Culkin
Nazionalità:
Regno Unito - USA, 1999
Durata:
1h. 37'
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