Luciana Morelli, 6 Settembre 2006: Sfiancante
Bim, 9 Febbraio 2007

INLAND EMPIRE
L'impero della mente

di David Lynch


Laura DernQuesta 63ma Mostra del Cinema di Venezia verrà senza dubbio ricordata come l'edizione di David Lynch. Del suo Leone d'Oro alla carriera, il degno riconoscimento ad un artista discusso ed enigmatico, fuori degli schemi, forse anche un po' fuori di testa. Ma che i critici di tutto il mondo sembrano aver quasi paura di premiare. L'unico cineasta esistente che può vantare un rapporto di amore-odio (a seconda dell'umore) con il Cinema di Hollywood, con gli spettatori e - ovviamente - con i critici. I suoi film dividono, fanno parlare, fanno imbestialire tutti quelli che del cinema hanno una concezione classica e conservatrice fatta di una trama lineare, di personaggi, di scenografie e di montaggio consequenziale.

Jeremy IronsDurante le 'sue' proiezioni la sala sembra come inghiottire tutti in un buio profondo, le immagini avvolgono lo spettatore fino a sfinirlo, lo consumano nell'intento (pressoché inutile) di riuscire a seguirne il filo logico, le divagazioni e le mille sfaccettature dei suoi personaggi. Ma quel che (ci) fa perseverare, è la consapevolezza (e non la speranza, sia chiaro) che a tutto questo ci sia una spiegazione, che ad aspettarci - in qualche inquadratura o in qualche riferimento - si riesca a vedere la luce. Il Cinema lynchiano è questo, ormai è cosa nota, non sforna film da pop-corn e patatine. David Lynch è forse il genio più complesso e controverso della storia del Cinema, uno che detta i 'suoi' tempi a prescindere da qualsiasi altra cosa. Se chi guarda riesce a mantenere il passo bene, altrimenti pazienza. E se continuerà così ad ogni film sarà sempre peggio. Per chi si tirerà indietro, ovviamente.

E' un turbinio di immagini, di suoni, di parole, di sottintendimenti, di metafore più o meno esplicite. I protagonisti dei suoi film sono tutti sconnessi, problematici o semplicemente incarnano le sue paure e le sue passioni, sono i suoi alter ego, gli stati d'animo che da sempre il geniale regista cerca di fuggire e allo stesso tempo di custodire gelosamente nelle sue opere.

David LynchOgni film è una sfida, nervosa e combattuta, tra la voglia di capire a tutti i costi e il rifiuto innanzi a tanta imperscrutabilità. Non è di certo da meno questo suo nuovo capolavoro "INLAND EMPIRE", il film presentato in anteprima mondiale fuori concorso a questa 63ma edizione del Festival di Venezia che accompagna il Leone d'Oro alla Carriera. Un'apoteosi stilistica e narrativa simile a quella di "Mulholland Drive" ma che va ben oltre quei limiti. La protagonista (una criptica e sofferente Laura Dern, già protagnosita di "Cuore selvaggio") vive tre, forse quattro vite parallele nella zona residenziale di Los Angeles chiamata Inland Empire. In una di esse è una star del cinema appena scritturata per il remake di un film maledetto mai portato a termine, in un'altra è una prostituta in preda a dosi massicce di stupefacenti ed infine una donna normale alle prese con le bollette arretrate ed un marito che stenta a riconoscere. E poi c'è la pièce teatrale con protagonisti tre uomini con la testa da conigli, una compagnia improbabile di attori di origine baltica ed una telenovela radiofonica. Tre dimensioni di fiction diverse, interscambiabili tra loro e a loro volta con la realtà quotidiana di chi ne fruisce. L'identificazione dello spettatore con l'attore e dell'attore con chi assiste alla sua performance riuscendo addirittura a viaggiare nel tempo. A vedere oggi quello che accadrà domani e domani quel che è accaduto ieri a qualcun altro. Un impero maestoso, quello della fiction, che tutti noi spesso sottovalutiamo, per il regista americano un luogo incantato della mente in cui tutto è possibile. Una misteriosa dimensione della realtà in cui tutti attori e comparse - spettatori e fan - possono immedesimarsi negli altri.

Un uso affannoso - quasi malsano - del digitale per questo attesissimo nuovo viaggio di David Lynch nel mondo dell'irrealtà immaginifica. L'unico modo per dare ancora più colore e definizione ai mostri della sua mente, per dilatare le figure, deformarle e passarle al microscopio in maniera del tutto inedita. Avviso ai naviganti: assolutamente da non perdere gli illuminanti titoli di coda (10 minuti buoni) che ripercorrono dall'inizio tutti i personaggi protagonisti e permettono una lettura diversa, quasi lucida, di tutto l'insieme.


Percorsi tematici

Elephant Man - di David Lynch; con John Hurt, Anthony Hopkins, Anne Bancroft.
Mulholland Drive - di David Lynch; con Laura Harring, Naomi Watts.
Una storia vera - di David Lynch; con Richard Farnsworth, Sissy Spacek.
Strade perdute - di David Lynch; con Bill Pullman, Patricia Arquette.


La locandinaTitolo: INLAND EMPIRE - L'impero della mente (INLAND EMPIRE)
Regia: David Lynch
Sceneggiatura: David Lynch
Fotografia: Odd-Geir Sæther
Interpreti: Laura Dern, Jeremy Irons, Harry Dean Stanton, Justin Theroux, Terryn Westbrook, Julia Ormond, Scott Coffey, Mikhaila Aaseng, Ian Abercrombie, Terry Crews, Cameron Daddo, Neil Dickson, Stanley Kamel, Kristen Kerr, Masuimi Max, Heidi Schooler, Dominique Vandenberg, Terryn Westbrook, Michael Paré, Jeremy Alter, Karolina Gruszka
Nazionalità: USA, 2006
Durata: 2h. 52'