Luciana Morelli, 21 Ottobre 2004: Leggero
20th Century Fox, 28 Ottobre 2004

Io, Robot

di Alex Proyas


Sonny il robotChicago, anno 2035. I robot sono ormai parte della vita quotidiana, assistenti di cui ci si può fidare completamente perché ormai perfettamente integrati nella società: pagano le bollette, si dedicano ai lavori pesanti e si comportano sempre in maniera impeccabile. Come una lavatrice o un frigorifero, ogni famiglia desidera averne uno, ed è proprio questa la strategia della USR che li produce, fare in modo che ci sia nel mondo un robot ogni 5 umani. Ma alla fine, pensandoci bene, ci si può proprio fidare di questi robot? Siamo sicuri al 100% che un giorno o l'altro - per un malfunzionamento o per un sabotaggio - qualcuno di loro non possa risultare un reale pericolo? La risposta è sì, la USR è sicura di questo perché i suoi robot sono stati progettati in base a tre regole basilari ed infallibili ideate dal dottor Lanning, che rappresentano un imprescindibile patto di fiducia tra uomo e macchina. L'improvvisa morte del dottor Lanning però - secondo il detective Spooner - nasconde qualcosa di agghiacciante: secondo lui il tanto decantato patto è stato infranto ed uno dei robot, per un motivo apparentemente oscuro, ha provocato la morte dello scienziato. Un uomo solo contro il Sistema dunque, l'unico che vede il pericolo dove realmente si nasconde e cerca di combatterlo per salvaguardare il bene dell'Umanità e non permettere ai robot di prendere il sopravvento.

Will SmithIl superuomo, il prescelto o l'eletto di turno - fate un po' voi - che anche stavolta ha il difficile compito di risolvere l'arcano e salvare così l'intera razza umana dalle macchine ribelli è niente meno che il man in black Will Smith. E' lui la star che eredita l'impavido ruolo che fu del Tom Cruise di "Minority Report" e molto prima dell'indimenticabile Harrison Ford di "Blade Runner", ma il suo è senza dubbio un personaggio più sciolto, molto più disinvolto rispetto agli suoi austeri predecessori. E' questa forse la chiave più immediata che meglio può farci oggettivamente arrivare alla conclusione che "Io, Robot" - pur essendo tratto dai racconti di una delle penne più celebri (se non la più celebre) della storia della fantascienza, e cioè quella di Isaac Asimov - è senza dubbio un film che più degli altri (se non l'unico del suo genere) è dedicato al grande pubblico delle famiglie. Quindi un film che arriva sì dalla sfavillante Hollywood ma che in realtà ha origini molto più lontane, forse troppo per riuscire a rendere il giusto omaggio a chi queste storie le ha pensate e messe su carta più di cinquant'anni fa, senza avere a disposizione tutta questa grazia per raccontarcele.
Will Smith in una scenaE' infatti più un divertente action-thriller futuristico che un colossal di fantascienza, questo nuovo lavoro di Alex Proyas ("Il Corvo"), assolutamente niente a che vedere con le atmosfere fredde ed introspettive e con le tematiche psico-esistenziali della raccolta di racconti dall'omonimo titolo da cui è tratto. Un film che nonostante sia stato sfacciatamente incentrato sul fascino (oltre che sugli incassi) che da sempre sono capaci di esercitare sul grande pubblico le produzioni zeppe di effetti speciali, è risultato divertente ed a tratti anche appassionante.

Will Smith e Bridget MoynahanL'ambientazione nella Chicago del 2035, ricostruita alla grande con l'aiuto della computer grafica, ricorda molto le cupe atmosfere di "Dark City" (film in cui Proyas a mio avviso diede il massimo di sé sia come sceneggiatore che come regista), solo che in più stavolta ci sono i robot, robot che non si travestono da umani, robot creati dagli umani per alleggerire loro la vita, insomma: robot visti più come elettrodomestici che come una minaccia, robot la cui morfologia facciale ricostruita al computer (in particolare ci riferiamo all'animazione del robot Sonny) riesce a sorprendere anche i più scettici. Sonny è infatti l'alter ego del detective Spooner, un robot che intende dimostrare a tutti (riuscendoci perfettamente) di essere molto più un robotoide che un robot umanoide.

Will SmithCome ha dichiarato apertamente anche Will Smith, è difficile trovare una trama profonda ed intelligente quando c'è da buttarci dentro tutti questi effetti speciali, e c'è da dire che per tre quarti di film l'impresa sembrava quasi essere riuscita. Più ci si avvicina alla fine però e più si ha la sensazione che la storia - nei particolari più importanti - sia eccessivamente forzata verso le necessità narrative e spettacolari, senza preoccuparsi minimamente di darle oggettivamente senso. In definitiva quindi, siamo di fronte ad una grande operazione commerciale. "Io, Robot" è infatti sponsorizzato quasi totalmente dalla U.S. Robotics (che finora da noi è arrivata solo con accessori di comunicazione quali modem e schede di rete...) affiancata dall'Audi che ha prodotto appositamente in pezzo unico l'auto usata da Spooner per le indagini e dalla Converse, che ha prestato le sue famose scarpette al detective come pezzo di antiquariato modello 2004.

Un po' un minestrone quindi, ma dal sapore sicuramente piacevole. Dedicato agli amanti della fantascienza, degli effetti speciali e a chi, come la sottoscritta, è cresciuto a pane e Jeeg Robot e vuole rendersi conto di quanto i tempi siano cambiati.


La locandina statunitenseTitolo: Io, Robot (I, Robot)
Regia: Alex Proyas
Sceneggiatura: Jeff Vintar, Akiva Goldsman
Fotografia: Simon Duggan
Interpreti: Will Smith, Bridget Moynahan, Alan Tudyk, James Cromwell, Bruce Greenwood, Adrian L. Ricard, Chi McBride, Jerry Wasserman, Fiona Hogan, Peter Shinkoda, Terry Chen, David Haysom, Scott Heindl, Sharon Wilkins, Craig March, Kyanna Cox, Darren Moore, Aaron Douglas, Shayla Dyson, Bobby L. Stewart, Nicola Crosbie, Emily Tennant, Shia LeBeouf
Nazionalità: USA, 2004
Durata: 1h. 55'