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Fabrizio Formenti, 28 Maggio 2003: Leggero |
Uip,
11 Luglio 2003
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The
Italian Job
di F. Gary Gray
Un
manipolo di ladri professionisti guidati dall'esperto John Bridger (Donald
Sutherland) riesce a portare a termine un colpo sensazionale nella città
di Venezia: il furto di 36 milioni di dollari in lingotti d'oro. Una
volta acquisita la refurtiva e raggiunte le Alpi è il momento
di dividersi e scomparire, ma uno dei componenti della banda tradisce
e si impossessa dell'oro.
A un anno di distanza dall'accaduto, il traditore viene rintracciato
a Los Angeles da una delle vittime della sua beffa, Charlie Croker (Mark
Wahlberg). E' dunque tempo che il gruppo si riunisca nuovamente per
riprendersi quanto gli è stato ingiustamente sottratto.
Dopo
il successo di pubblico ottenuto da "Ocean's
Eleven", moderna rivisitazione del "Colpo Grosso"
con Frank Sinatra - e in attesa del già previsto seguito, "Ocean's
Twelve" - ecco sbarcare nei nostri cinema "The Italian Job",
pellicola probabilmente concepita per sfruttare l'invitante scia lasciata
dalla sopra citata opera di Steven Soderbergh.
Trattasi anche qui di un remake per il quale si è deciso di conservare
il titolo dell'originale (noto al pubblico di casa nostra come "Un
colpo all'italiana"), ed anche in questa circostanza si assiste
alla messa in scena di furti dal coefficiente di difficoltà incalcolabile,
eseguiti da una banda di super-professionisti ben assortiti e dalle
mille risorse. E' la qualità generale, però, a prescindere
delle differenze stilistiche e dalle diversità di intenti, a
non essere paragonabile a quella del film che
vede come protagonisti George Clooney, Brad Pitt e compagnia.
I
personaggi di "Italian Job", così come ci vengono presentati
e al di là dei nomi degli interpreti, hanno molto meno appeal
e non riescono a risultare mai davvero interessanti; difetto, questo,
non da poco. Tali manchevolezze in gran parte derivano dalla predominanza
assoluta di sequenze d'azione dalla spettacolarità e ricercatezza
volutamente esasperate. In fin dei conti, l'intento degli autori - come
affermato dal regista F. Gary Gray - era proprio quello di "riesumare"
il soggetto dell'omonima pellicola del 1969 e adattarlo molto liberamente
a quelli che sono i canoni attuali del cinema d'azione, puntando in
particolar modo su degli inseguimenti in auto che fossero elettrizzanti
e spettacolari come non mai.
Al di là dell'indiscusso richiamo visivo esercitato da sequenze
di questo genere, bisogna comunque dire che il film non offre molto
altro. La trama in se stessa, nell'insieme, non è nulla di eccelso,
e se non fosse per le belle ambientazioni veneziane e californiane,
per l'accurata architettura dei furti e per l'originalità dei
mezzi utilizzati dai protagonisti, non ci sarebbero particolari motivi
di interesse in questo film.
Benchè la sospensione dell'incredulità qui sia d'obbligo,
ciò che i nostri eroi riescono a combinare nel traffico di Los
Angeles va oltre ogni possibile aspettativa: eccessivo in tal senso
il ricorso da parte degli sceneggiatori al personaggio dell'hacker interpretato
da Seth Green, capace di introdursi in qualunque tipo di sistema informatico
senza mai un intoppo o un minimo inconveniente, quale "mezzo"
per risolvere sistematicamente i problemi degli altri membri della banda.
Come
previamente detto, i personaggi sono privi di effettivo spessore e destano
poco interesse, e quasi mai vengono loro messe in bocca delle battute
ad effetto particolarmente brillanti, anzi: spesso si tratta delle solite
frasi di circostanza prive di originalità. Il personaggio interpretato
da Edward Norton rimane indubbiamente quello meglio riuscito, ma il
merito deve essere più che altro attribuito allo stesso attore
il quale, nonostante il ridotto tempo scenico a disposizione, dall'alto
del suo talento ha trovato comunque il modo di rendere il suo personaggio
interessante. Pare fra l'altro che Norton non volesse partecipare a
questo progetto ma si sia ritrovato praticamente costretto per via del
contratto firmato con la Paramount ai tempi di "Schegge di Paura".
Intelligente
- oltre che derivante da dettami extra-cinematografici - la scelta di
utilizzare la nuova Mini Cooper come mezzo per compiere le mirabolanti
acrobazie automobilistiche che hanno luogo nel corso del film; del resto,
l'auto era già presente nel prototipo ma, più recentemente,
anche in "The Bourne Identity".
Le motivazioni di questa scelta, ovviamente, sono da ricondursi soprattutto
a questioni commerciali legate al lancio dell'automobile negli Stati
Uniti.
Un'ora
e 50 minuti di gradevole e spensierato intrattenimento: questo è
"The Italian Job". Credo sia giusto affermare che questo film
non sia in grado di riservare niente di più allo spettatore.
Anzi, qualcos'altro offre: le splendide fattezze di Charlize Theron,
probabilmente non l'attrice più dotata in circolazione, ma certamente
la più bella.
Percorsi
tematici
Un
colpo all'italiana - di Peter Collinson; con Michael Caine, Noel
Coward, Benny Hill, Raf Vallone.
Titolo:
The Italian Job (Id.)
Regia:
F. Gary Gray
Sceneggiatura:
Donna Powers, Wayne Powers
Fotografia:
Wally Pfister
Interpreti:
Mark Wahlberg, Charlize Theron, Edward Norton, Mos Def, Jason Statham,
Seth Green, Donald Sutherland, Boris Krutonog, Mary Portser, Shawn Fanning,
Aaron Speiser, Olek Krupa, Gawtti, Jimmy Shubert, Tammi Cubilette, Mary
Portser, Christopher Moore Jr, Terrelle Jones, Joel Homan, Valentine
Ebunilo, Fausto Callegarini, Erik Walker, Scott Adsit
Nazionalità:
USA, 2002
Durata:
1h. 51'
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