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Emanuele
Rauco, 26 Ottobre 2008: Vacuo |
Fandango,
2009
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Che
fine ha fatto Osama Bin Laden?
di Morgan Spurlock
Il
documentario non è più quello di una volta e ce lo ha
insegnato Michael Moore: sempre più vicino all'inchiesta giornalistica
d'assalto che al reportage, il 'genere', che in realtà
genere non è, è divenuto vero e proprio mezzo di narrazione
e costruzione cinematografica, prodotto scritto e pensato, opera di
condivisione di generi codificati (basti pensare ad un film straordinario
come "The King of Kong"). Tra i quali la satira, che il succitato
Moore ha preso come pietra angolare per i suoi prodotti. Tra i suoi
epigoni il più fortunato è Morgan Spurlock, giunto al
successo mondiale con "Super Size Me",
e che qui cerca di rincarare la dose, provando addirittura la caccia
a Bin Laden. Ma il risultato gira continuamente su se stesso.
Visto
che la moglie sta per partorire, Morgan deve cercare un modo per rendere
sicuro il suo paese e, stando a quanto dice il Presidente, l'unico modo
è catturare Bin Laden. Si addestra e parte alla cattura, conoscendo
nel frattempo anche la realtà del Medio Oriente e dell'Asia montuosa.
Scritto
da Spurlock e Jeremy Chilnick e prodotto dallo stesso regista, il film
parte come uno spettacolo satirico in forma di film, che quasi mette
a freno gli intenti documentari per poi approdare ad un impianto più
classico fatto di interviste e riflessione, che però non riesce
quasi mai a mordere il reale.
Partendo
dal West Virginia e girando tra Maghreb, Medio Oriente e mondo arabo,
il film parte dalla paura verso gli arabi e la descrizione distorta
propagandata dal governo americano per riflettere su quali sono le reali
posizioni politiche e i reali modi di vivere, alternando opinioni comuni
su cosa significano America ed estremismo per i 'nemici' degli Stati
Uniti e ricostruzioni di fatti storici per spiegare i rapporti politici
ed economici tra Zio Sam e gli stati del Terzo Mondo, appoggiati o combattuti,
con dittature ad hoc e armi a seconda degli interessi del momento.
Una
sorta di reality film - più che documentario - in cui
il curioso spunto di partenza, discutibile ma vivace, così ricco
di disegni, invenzioni grafiche, brio umoristico e amenità è
messo da parte per un viaggio ripetitivo e non troppo illuminante, in
cui le parole e le tesi girano a vuoto, finendo in un nulla di fatto
prevedibile e sporcato dal filo narrativo della gravidanza. Vero limite
e problema del film di Spurlock è la costruzione, la sceneggiatura,
che gioca consapevolmente tra indagine, contatto con la realtà
e realizzazione spettacolare, ma che non sa tenere ritmo e gioco e che
soprattutto non scava mai nei fatti, limitandosi a opinioni e dati presi
per buoni per ovvietà che diventano realtà; di pari passo,
anche la realizzazione perde la forza del predecessore, e si limita
a una correttezza quasi seriosa, spenta, accesa qua e la da uno humour
che non condividiamo. Lo stesso Spurlock, pur non limitando il suo narcisismo
(e avendo in ogni caso meno carisma di Moore), non si mette in gioco
in prima persona come vorrebbe il progetto e finge strani pericoli quando
- per sua ammissione - l'unica minaccia è arrivata da un gruppo
di vecchi ebrei ortodossi. Spurlock forse non aveva molto da dire di
nuovo sull'argomento, o forse le sue riprese si sono arenate, ma non
abbiamo visto nessuno puntargli alla testa un'arma per fargli girare
il film.
Percorsi tematici
Super
Size Me - di Morgan Spurlock.
Titolo:
Che fine ha fatto Osama Bin Laden? (Where in the World is Osama Bin
Laden?)
Regia:
Morgan Spurlock
Sceneggiatura:
Jeremy Chilnick, Morgan Spurlock
Fotografia:
Daniel Marracino
Interpreti:
Morgan Spurlock, Daryl Isaacs, Alexandra Jamieson
Nazionalità:
USA - Francia, 2008
Durata:
1h. 36'
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