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Emanuela
Perozzi, 21 Luglio 2006: Gradevole |
20th
Century Fox, 28 Luglio 2006
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Innamorarsi
a Manhattan
di Mark Levin
Innamorarsi
a Manhattan o in un piccolo paesino che non figura neppure sulle cartine
geografiche. Innamorarsi in quinta elementare o a cinquant'anni suonati.
Poco importa. Le emozioni sono le stesse, le paure anche. Quando l'amore
fa la sua comparsa nella vita di Gabe (Josh Hutcherson), egli non ha
la minima idea di cosa sia quel battito accelerato che si insinua strisciante,
quel senso di inadeguatezza che prova nel compiere ogni gesto, anche
il più semplice, quella sudorazione imbarazzante che lo colpisce
nei momenti meno opportuni, quel malessere misto a dolcezza ed eccitazione
ogni volta che lei è lì, lei lo guarda, lei gli parla!
11
anni passati a scuola ad erigere immaginari muri di Berlino tra maschi
("con loro sì che sto bene") e femmine (quelle che
attaccano i pidocchi se solo ci parli) non sono serviti a niente. Gabe
non ha potuto evitare quel treno in corsa che lo ha colpito in pieno
viso stordendolo e sballottandolo nel giro di quindici giorni dalla
pura estasi alla disperazione più nera: Rosemary, il suo primo
amore.
Emozioni notevoli e tanta sofferenza. Gabe si pone domande cui forse
(probabilmente) da grande non avrà ancora trovato risposta. Quella
di Gabe per la sua Rosemary (Charlie Ray) sintetizza infatti una cotta
universale e senza tempo a cui non si sfugge, perché ogni volta
che ci innamoriamo le gambe tremano come la prima volta, il contagiri
del cuore va a farsi una passeggiata, il primo contatto (come quella
volta sul monopattino con Rosemary per le strade dell'Upper West End)
è sempre il primo contatto, ed avrai sempre 11 anni impacciati
ed impreparati di fronte ad una lei che all'improvviso diventa il centro
del mondo. Anche i dubbi, le lacerazioni, le sofferenze e i tentativi
di leggere nella testa dell'altro, non cambiano di una virgola e arrivano
puntuali a scandire le tappe di un'intera esistenza da innamorato, tra
croce e delizia.
Il
debuttante Mark Levin confeziona, insieme con la sceneggiatrice e compagna
Jennifer Flackett, una commedia fresca, brillante ed intelligente che
ci parla di emozioni legate ad un periodo della vita che vive in maniera
speciale in ognuno di noi, ma che al contempo ritornano identiche, in
stupore ed intensità, ogni qualvolta ci innamoriamo di nuovo,
a prescindere dall'età. Il film è anche un omaggio alla
città di New York nei suoi aspetti più romantici, quelli
che solo gli innamorati sanno cogliere e vivere a pieno.
Condotta
a buon ritmo dalla voce narrante ironica e cinica del suo protagonista,
la storia è impreziosita da fugaci materializzazioni della fervida
fantasia del ragazzino (ad esempio, il guru orientale che lo aiuta nel
karate e negli approcci con Rosemary) e dalle grottesche situazioni
in cui si viene a trovare suo malgrado, provocando negli spettatori
un coinvolgimento "vivo", senza mediazioni. Non ci limitiamo
a guardare con i suoi occhi, ma pensiamo con la sua testa, ragioniamo
con il suo cuore, soffriamo con quella sua mano rotta durante la lezione
di karate per dimostrare, ancora una volta, quanto l'amore ci rende
folli, irragionevoli, imprudenti, assurdi, irrazionali, bambini. Si
ride di spontaneità perché tutto è incredibilmente,
paradossalmente vero: dai commenti fuori campo che ci fanno pensare
a Gabe come ad un bambino diventato adulto ma anche ad un adulto rimasto
bambino, all'incredibile espressività che riesce ad imprimere
alle sue facce serie/buffe questo attore rivelazione (già apparso
nel cartone "Polar Express" e in "Zathura")
da cui non poche star di Hollywood dovrebbero imparare qualcosa.
Certo,
parliamo pur sempre di un film leggero, una commedia senza pretese che
non svela nessuna sconvolgente verità sulla storia dell'umanità,
ma ha indubbiamente il merito di essere fedele a se stessa e di proporre
un testo che diverte, conquista e, nel suo piccolo, regala un istante
di riflessione. Come quando la voce di Gabe ci racconta con sarcasmo,
su immagini puntuali e significative, di come i suoi genitori abbiano
finito per non amarsi più pur continuando a vivere sotto lo stesso
tetto, per il suo bene, in attesa del divorzio, continuando nel frattempo
a tenere separati i cibi nel frigorifero e a frequentare forum per cuori
solitari (sempre per il suo bene). Le due persone che lo hanno messo
al mondo sono la prova tangibile che l'amore finisce, quindi a cosa
può valere soffrire così tanto? Gabe non lo sa, o forse
lo sa, o magari non lo vuole sapere. Perché in fondo, nonostante
tutto, in quei quindici giorni si è sentito incredibilmente felice.
Innamorato, a Manhattan.
Percorsi tematici
Love
Actually - di Richard Curtis; con Hugh Grant, Liam Neeson, Colin
Firth.
Titolo:
Innamorarsi a Manhattan (Little Manhattan)
Regia:
Mark Levin
Sceneggiatura:
Jennifer Flackett
Fotografia:
Tim Orr
Interpreti:
Josh Hutcherson, Charlie Ray, Bradley Whitford, Cynthia Nixon, Willie
Garson, Tonye Patano, J. Kyle Manzay, Josh Pais, John Dossett, Talia
Balsam, Jonah Meyerson, Brian W. Aguiar, Michael Bush, Nick Cubbler,
Anthony Laflamme, Neil Jay Shastri, Leigha Nicoloro, Juliette Nicoloro,
Doug Wright, Michael Chaturantabut, Loston Harris, Olga Pavlova
Nazionalità:
USA, 2006
Durata:
1h. 34'
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