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Tiziana
Cappellini, 29 Gennaio 2007: Discreto |
Dear
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Lolita
di Stanley Kubrick
Stati
Uniti, anni Cinquanta. Humbert Humbert, un maturo professore di letteratura
francese, giunge dall'Europa e prende in affitto una camera nella casa
di Charlotte Haze, una giovane vedova. La donna, che presto riuscirà
a sposare l'affascinante e colto professore, ha una figlia quattordicenne,
Lolita, che diventerà subito un'ossessione per l'uomo, fino a
cambiargli la vita...
Tratto
dall'omonimo romanzo di Vladimir Nabokov, "Lolita" è
stato realizzato da Stanley Kubrick nei primi anni Sessanta, periodo
in cui le regole e i vincoli della censura erano ancora strettissimi,
rivelandosi nel complesso penalizzanti per il film stesso. In realtà,
il solo fatto di essere riuscito a realizzare un simile progetto è
stata la vittoria di una sfida da parte di Kubrick, costretto a girare
il film in Gran Bretagna sia per motivi economici che morali. Infatti,
per quanto sia un capolavoro, il celebre romanzo di Nabokov tratta temi
scabrosi quali l'insana passione, che poi si trasforma in un profondo
amore, da parte di un uomo maturo nei confronti della dodicenne "ninfetta"
Lolita. Come Nabokov stesso ha incontrato diverse difficoltà
per trovare a Parigi un editore che fosse disposto a pubblicare il suo
romanzo, così Kubrick ha dovuto superarne altre e sempre a causa
di motivi di natura morale, convinto però che ne valesse la pena
perché il romanzo tratta sì la storia di un amore scabroso
e immorale, ma comunque profondo e sincero. Quest'opinione del regista
trova conferma nelle ultime pagine del romanzo, quando Humbert rivela
che per Lolita si era trattato di un amore "a prima vista, a ultima
vista, a eterna vista". Tutte queste premesse sono utili per poter
comprendere lo spirito e l'approccio coi quali Kubrick ha potuto realizzare
il film, nonostante risulti sacrificato dai limiti e dalle maglie imposte
dalla censura.
Sceneggiato
dalla stesso Nabokov - ma in realtà tanto modificato da Kubrick
da far affermare allo scrittore che il regista aveva visto il suo romanzo
in un modo e lui in un altro - il film inizia con l'epilogo, ossia con
l'uccisione da parte di Humbert del drammaturgo - ma anche trasformista
- Clare Quilty. La sequenza successiva è quella in cui Humbert
arriva a casa Haze e incontra Lolita per la prima volta, proprio mentre
la ragazzina è distesa in giardino e indossa gli occhiali a forma
di cuore, immagine diventata poi popolare. È questo il momento
in cui in Humbert scatta la scintilla dell'amore a prima vista, il momento
in cui il suo Destino è ormai segnato. Il personaggio di Charlotte
Haze (interpretato da Shelley Winters) è molto ben sviluppato
da Kubrick, che riesce a trasferirlo correttamente dalle pagine del
romanzo al grande schermo, insieme all'amore che la donna nutre ancora
per il defunto marito, alla venerazione per l'attuale e alla rivalità
con la figlia adolescente. Tuttavia, il modo in cui è stato sviluppato
il personaggio di Lolita è il grosso limite del film anche se,
come già anticipato, inevitabile per via delle maglie della censura
e non imputabile quindi al regista. Infatti, per quanto Sue Lyon incarni
molto bene quello che il personaggio di Lolita è nell'immaginario,
resta il fatto che non trasmetta l'impressione di essere ancora una
bambina, ma di essere già un'adolescente, ossia ha già
varcato la soglia oltre la quale Humbert non trova più interessanti
e attraenti le cosiddette "ninfette".
Nonostante
la prima parte del film rispetti l'ambiguità, l'allusività
e la maliziosa sensualità di Lolita, ciò che risulta è
tuttavia una Lolita non tanto bambina-seduttrice (molto poco) inconsapevole,
bensì un'adolescente consapevole del proprio fascino non poi
tanto acerbo, parecchio calcolatrice, algida e perfino un po' sofisticata,
tanto da indurre lo spettatore a pensare che Humbert sia stato conquistato
dalla sua effettiva bellezza anziché dal fascino ambiguo tipico
della vera "ninfetta".
Se il rapporto conflittuale tra Lolita e la madre viene molto bene focalizzato,
altrettanto lo è il personaggio di Quilty, che nel film trova
parecchio spazio e mette alla prova la versatilità di Peter Sellers,
all'altezza di questo ruolo. Per quanto riguarda, invece, il personaggio
di Humbert, James Mason non riesce sempre a trasferirgli quel logorante
e silenzioso dolore che lo consuma in silenzio fino a farlo ammalare
di cuore. Tuttavia, anche questo punto debole rientra nei limiti che
il regista ha dovuto rispettare e che avrebbero potuto essere valicati
se fosse stato possibile spingersi oltre in certe scene o aggiungerne
altre, invece omesse. È pur vero che la sua interpretazione resta
memorabile in due scene in particolare; la prima - quella che Nabokov,
secondo una sua affermazione, avrebbe voluto aver scritto lui - è
quella in cui Humbert si trova nella vasca da bagno subito dopo aver
appreso della morte di Charlotte. Si tratta di una scena giocata finemente
sull'ironia generata dall'equivoco e supportata dalla capacità
espressiva di Mason. La seconda - forse l'unica scena di vera e propria
impronta drammatica - è la scena intensa nella quale Humbert
scopre che Lolita è fuggita dall'ospedale con un altro. A questo
punto, il film omette parecchio del romanzo - la ricerca di Lolita durata
oltre un anno, la pseudo-relazione di Humbert con la trentenne Rita
- per passare direttamente alla lettera che Lolita, tre anni dopo, manda
al patrigno. Ora la ragazza è sposata e incinta, oltre che desiderosa
di costruirsi altrove un futuro e rinnegare il passato. È in
quest'ultimo incontro che Humbert prende coscienza del suo amore verso
non quella che era una "ninfetta", ma verso quella che è
la sua donna ideale, tanto da arrivare a uccidere per lei.
Nonostante
sia un film nel complesso riuscito, specialmente nella difficile e delicata
operazione di trasferimento del romanzo al grande schermo, "Lolita"
risulta purtroppo penalizzato dai limiti e dalle difficoltà inevitabili
per un progetto del genere, oltre che freddo in alcune sue parti o comunque
non abbastanza sofferto e intenso come un lettore del romanzo potrebbe
legittimamente aspettarsi. Infine, oltre al rimpianto del risultato
compromesso da queste restrizioni, resta anche quello di non aver visto
Laurence Olivier nei panni di Humbert, ruolo all'inizio subito accettato
dal grande attore ma in seguito costretto dai suoi agenti a rifiutare,
dal momento che ritenevano la tematica troppo scottante.
Una
curiosità: nonostante la sedicenne Sue Lyon sia stata la co-protagonista
del film, paradossalmente non ha potuto assistere alla proiezione dello
stesso in occasione del Festival di Venezia, dato il divieto ai minorenni
di entrare in sala.
Percorsi tematici
Lolita
- di Adrian Lyne; con Jeremy Irons, Dominique Swain, Melanie Griffith.
La
tematica dello sguardo nel cinema di Stanley Kubrick - a cura
di Tania Varroni.
Il
Dottor Stranamore
- di
Stanley Kubrick; con Peter Sellers, George C. Scott, Sterling Hayden,
Slim Pickens.
Eyes
Wide Shut -
di Stanley Kubrick; con Tom Cruise, Nicole Kidman.
Full Metal Jacket
- di
Stanley Kubrick; con Matthew Modine, R. Lee Ermey, Vincent D'Onofrio.
Titolo:
Lolita (Id.)
Regia:
Stanely Kubrick
Sceneggiatura:
Vladimir Nabokov
Fotografia:
Oswald Morris
Interpreti:
James Mason, Shelley Winters, Sue Lyon, Peter Sellers, Gary Cockrell,
Jerry Stovin, Diana Decker, Lois Maxwell, Cec Linder, Bill Greene, Shirley
Douglas, Marianne Stone, Marion Mathie, James Dyrenforth, Maxine Holden,
John Harrison, Colin Maitland, Terry Kilburn, C. Denier Warren, Roland
Brand, Irvin Allen, Beverly Bennett, Ed Bishop
Nazionalità:
USA - Regno Unito, 1962
Durata:
2h. 32'
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