Alberto Cassani, 18 Luglio 1998: Leggero

Lost in Space
Perduti nello spazio

di Stephen Hopkins


“Mi chiamo Mork, vengo da Ork”
     Robin Williams - “Mork e Mindy”.

Heather Graham, Mimi Rogers e Gary OldmanCome altri 60 milioni di italiani non ho mai avuto occasione di vedere la serie originale dalla quale questo film prende spunto. Era un telefilm di fantascienza durato solo 3 stagioni (1965-67), prodotto da Irwin Allen, il mago della cinema fanta-catastrofico degli anni ‘60-’70 (“Inferno di Cristallo”, “Viaggio in fondo al mare”). Non ho mai visto la serie, ma ho visto diversi speciali sulla carriera di Allen e ho letto diversi articoli al riguardo. La storia, in questo film, non è stata cambiata un gran che: la famiglia di uno scienziato, i Robinson (il nome non dev’essere casuale), viaggiano per dieci anni ibernati nello spazio per arrivare sul pianeta Alpha Prime, il primo pianeta abitato scoperto dalla razza umana. Qualcosa durante il viaggio va storto e la famigliola si ritrova chissà dove.

William HurtC’è un termine inglese che descrive benissimo le atmosfere della serie originale: campy. Vuol dire ingenuo, semplice, rustico. È una definizione che va benissimo anche per “Mork e Mindy”, con la differenza che quest’ultimo è ambientato sulla Terra, ma la qualità degli effetti speciali è uguale: zero. È una definizione che fa un po’ a pugni con questo film. Sì, perché l’espressione che meglio definisce questo film è special effects extravanza. Si comincia, infatti, con una battaglia spaziale olografica e si continua con un sacco di ambienti e personaggi creati al computer. Il problema? Il problema è che tutte le animazioni sembrano prese di peso da un videogioco qualunque, tanto sembrano finte. Ehi, è un’idea: fare un videogioco dal film, tanto è tutto già pronto... Tra l’altro sono in lavorazione un paio di film tratti da videogiochi, uno proprio di fantascienza, “Wing Commander”, che sicuramente avrà un’interazione migliore tra umani ed animazioni computerizzate. D’altronde gli effetti di “Lost in Space” sono a cura del “Jim Henson Workshop”, dove sono abituati a lavorare coi pupazzi (“Muppet Show” dice niente?) non coi computer.

Matt LeBlancLa serie di Allen riecheggia qua e là nel corso del film, ma sembra sempre che si tratti di un omaggio a qualcosa di diverso, di lontano (la forma dell'astronave, il modo di dirsi buonanotte della famiglia...). È la cosa tipica dei film basati su vecchie serie (e ce ne sono un sacco, di questi tempi, stanno persino cercando di farne uno su “Love Boat”!): presentano una situazione completamente diversa dal telefilm, di solito deludendo profondamente i fans. Alle volte gli autori sono da crocifiggere (“Mission: Impossible”), altre da compatire (“Mister Magoo”), ma alle volte si riesce persino a capire cosa volevano fare, come in questo caso. Il film non è diretto ai fans della serie originale, che non potrebbero esserne soddisfatti comunque, ma al corrispettivo odierno di chi guardava la serie negli anni ‘60: i teen-agers. Vistosi effetti speciali, dialoghi brillanti (oddio...), sequenze di lotta a più non posso... Peccato che tutto sembri un po’ asettico, studiato a tavolino. Forse perché lo è.

Lacey ChabertNella famiglia Robinson il personaggio più interessante sembra essere il bambino, un genio dell’elettronica capace di by-passare il sistema operativo di un robot da battaglia in modo da controllarlo vocalmente per poi utilizzare l’interfaccia olografica per “entrare” nel droide e comandarlo nella lotta contro dei ragnoni alieni. E trova anche il tempo di costruire una macchina del tempo. Funzionante! Il concetto dei viaggi nel tempo viene esposto in maniera abbastanza sintetica: “Viaggiare nel tempo è impossibile” - “No, solamente improbabile”. Qualcosa di più ci veniva detto all'inizio: “Per spostarsi nello spazio si utilizzano i tunnel spazio-temporali. Si può entrare ovunque, ma è preferibile farlo attraverso i cancelli, è l’unico modo per poter controllare il punto d'uscita. Il 98% dello spazio ci è ancora sconosciuto”. Ed è in questo 98% che la famigliola viaggia... per giungere dove nessun uomo è mai giunto prima!

Jack JohnsonIl cast è di prim’ordine e mischia attori navigati a star televisive proprio per attrarre più ragazzi possibile, cercando allo stesso tempo di convincere i genitori che il film lo possono vedere anche loro. William Hurt e Mimi Rogers sono i genitori; Gary Oldman, che strano!, fa il cattivo, costretto a viaggiare con la famiglia ed in buona parte responsabile del “naufragio”; Matt LeBlanc arriva da “Friends” per comandare la nave come “potrebbe fare una scimmia ammaestrata”, a dispetto degli 8 anni di scuola di guerra, che comunque gli serviranno; Lacey Chabert, di “Party of Five” (ma c’è un attore di questa serie che non diventerà una star?), interpreta la figlia minore, una ribelle che avrebbe dato tutto per rimanere sulla terra coi propri amici. Tutti molto bravi, a maggior ragione per il fatto di recitare praticamente nel nulla, in attesa delle elaborazioni dei computer.

Il Male riconosce il Male!


La locandinaTitolo: Lost in space - Perduti nello spazio (Lost in Space)
Regia: Stephen Hokins
Sceneggiatura: Akiva Goldsman
Fotografia: Peter Levy
Interpreti: William Hurt, Gary Oldman, Mimi Rogers, Lacey Chabert, Matt LeBlanc, Heather Graham, Jack Johnson, Jared Harris, Mark Goddard, Lennie James, Marta Kristen, June Lockhart, Edward Fox, Adam Sims, Angela Cartwright, John Sharian, Abigail Canton, Richard Saperstein, Dick Tufeld, Gary A. Hecker, William Todd Jones
Nazionalità: USA, 1998
Durata: 2h. 10'