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Fabrizio
Formenti, 23 Dicembre 2003: Piatto |
01
Distribution, 19 Dicembre 2003
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La
macchia umana
di Robert Benton
“D'accordo,
non è il mio primo amore. Riconosco che non è il mio più
grande amore. Ma so che sarà il mio ultimo amore.”
Anthony Hopkins - “La macchia umana”,
2003.
Coleman
Silk, preside dell'università di Athens, viene accusato di razzismo
per aver adoperato, nei riguardi di due studenti assenteisti, un epiteto
("zulu") che come primo significato ha quello di "incolto",
ma che nell'accezione più volgare del termine, nel gergo parlato,
tende ad assumerne uno molto vicino a quello - dispregiativo - di "negro".
Egli rassegna le proprie dimissioni senza riuscire a difendere la propria
posizione d'innanzi alla commissione universitaria. Poco dopo perde
la moglie, la cui salute non regge al dispiacere per la sorte toccata
al marito. In seguito, Silk trova rifugio dapprima nell'amicizia con
uno scrittore da lui stesso incaricato di scrivere delle sue recenti
vicissitudini, poi fra le braccia di una giovane donna dal passato tormentato.
Tormentato quanto quello di Coleman, che ha costruito la sua intera
esistenza attorno ad una menzogna.
L'intreccio
di tematiche presente in "The Human Stain" è, almeno
a priori, di considerevole interesse. Ritroviamo la sempiterna problematica
razziale, questa volta raccontata attraverso gli occhi tristi di un
anziano professore capace in passato di scardinare pregiudizi ma ormai
arresosi alla società degli anni Novanta. Vi è l'analisi
sociale che affonda le radici nella prima metà del secolo scorso,
laddove l'intolleranza e il pregiudizio erano parte integrante di usi
e costumi dell'America del tempo. Poi il parallelo e il confronto sociologico
con la situazione locale alla fine degli anni Novanta, avendo sempre
come filo conduttore del tutto la vita e le sorti di Coleman Silk (Anthony
Hopkins), il cui rapporto con Faunia (Nicole Kidman) è fonte
di ulteriore analisi socio-culturale, trattandosi di due figure che,
pur avendo background culturali diversi, devono convivere con le ombre
del loro passato, con il "non detto".
Ciò che riesce a far scadere l'interesse di cui si diceva sono
le scelte narrative adottate dal regista Robert Benton, peraltro a partire
da una sceneggiatura (di Nicholas Meyer) che pare non essere stata concepita
come meglio si potesse e che, in quanto trasposizione dell'omonima opera
letteraria di Philip Roth, dà l'impressione di non essere tale
da compendiare e quindi riprodurre adeguatamente lo spirito del libro.
Si
tratta di un film caratterizzato da un incedere lento e votato alla
riflessione, che porta in sé l'intento di consentire allo spettatore
di soppesare quanto i personaggi dicono. I dialoghi non sono tuttavia
all'altezza delle pur buone intenzioni, e anche i personaggi risentono
di una precaria caratterizzazione.
La regia non rimedia alle suddette carenze, ed è quanto di meno
coinvolgente ci si possa attendere anche da una pellicola che si protrae
lentamente come questa. Benton non riesce mai a trasportarci realmente
nella storia che ci racconta e, come aveva fatto nel suo ultimo lavoro
(il deludente "Twilight"), ripropone una messa in scena fin
troppo piatta, priva di quei sussulti registici che si sarebbero resi
necessari in talune occasioni per riuscire a comunicare efficacemente
la forte drammaticità di fondo del film. "La Macchia Umana"
è un'opera sorprendentemente priva di cambiamenti di tono, che
riesce solo a sfiorare, in qualche occasione, l'animo di chi vi assiste;
mai che riesca realmente a toccarlo come invece sarebbe stato sicuramente
possibile fare.
Incrociare,
anche solo tramite lo schermo cinematografico, lo sguardo ipnotico di
Anthony Hopkins fa sempre un bell'effetto, non c'è che dire;
certo è che l'attore gallese appare comunque piuttosto limitato,
nonché male impiegato dalla sceneggiatura. Il fatto è
che Sir Hopkins non convince affatto come "proiezione" di
Wentworth Miller, che intepreta il suo personaggio da giovane, rendendo
il protagonista di "Hannibal" per
nulla credibile nel ruolo.
Anche Nicole Kidman non brilla come potrebbe, ma anche qui le cause
sono probabilmente da ricercarsi in uno script che è riuscito
a rendere insignificanti due personaggi come quello di Lester (Ed Harris),
marito di Faunia, e di Nathan (Gary Sinise), lo scrittore compagno di
confidenze di Coleman, nonché narratore esterno dell'intera vicenda:
colui che riuscirà a chiarire i punti oscuri dell'esistenza di
Coleman Silk, sino a decidere di raccontarne la "macchia umana".
Esattamente ciò che l'amico non ha mai voluto - potuto - fare.
Titolo:
La macchia umana (The Human Stain)
Regia:
Robert Benton
Sceneggiatura:
Nicholas Meyer
Fotografia:
Jean Yves Escoffier
Interpreti:
Anthony Hopkins, Nicole Kidman, Ed Harris, Gary Sinise, Wentworth Miller,
Jacinda Barrett, Harry Lennix, Clark Gregg, Anna Deavere Smith, Lizan
Mitchell, Phyllis Newman, Kerry Washington, Margo Martindale, Ron Canada,
Mili Avital, Danny Blanco Hall, Kristen Blevins, Anne Dudek, Mimi Kuzyk,
John Finn, Vito DeFilippo, Robert Higden, Tom Rack
Nazionalità:
USA, 2003
Durata:
1h. 46'
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